Viaggio al centro di Tempo di Libri

In questo post voglio fare qualcosa di diverso. Non ci sarà la consueta recensione letteraria. Immagino che lo abbiate già capito dal titolo dell’articolo. Bene, allora facciamo un bilancio di Tempo di Libri, la fiera internazionale dell’editoria che si è tenuta dal 8 al 12 marzo presso il MiCo FieraMilanoCity. Premetto subito una cosa, ho partecipato alla fiera per ragioni lavorative. Nonostante il contrattempo professionale, ho avuto l’opportunità di girovagare per i due padiglioni in cerca di piccoli tesori da acquistare. Chi segue il mio profilo Instagram, sa bene che lo stand di cui mi sono innamorato a prima vista è stato quello di Adelphi. Il motivo non era legato alla modernità della struttura del punto vendita, bensì all’immenso e meraviglioso catalogo colorato adagiato in minimali librerie: un panorama da togliere il fiato.

Ritornando al punto, dicevo che ho girovagato per la fiera per tutto il weekend. Un fine settimana che si stava rivelando interessate anche da un punto di vista sentimentale, ma che poi non ha acquisito i favori di Cupido, peccato. Scusate il piccolo sfogo personale, ritorno istantaneamente alla cronaca libraria. Ho infatti notato che l’affluenza dei visitatori, molto bassa di venerdì, ha toccato il picco domenica: una marea di gambe accostate a piramidi di volumi. Ho provato a chiedere a qualche editore se la mia percezione fosse stata corretta, e mi hanno risposto di sì. Secondo loro, Milano non sarà mai all’altezza dei numeri esplosivi del Salone del Libro di Torino perché il capoluogo lombardo offre tantissime iniziative culturali tutto l’anno: viene dunque a mancare il concetto di “evento”, ovvero un avvenimento unico e irripetibile. Ricordo che Tempo di libri è almeno il terzo evento milanese dedicato ai libri degno di nota dopo Book Pride e Book City Milano. Ho inoltre domandato se il costo del biglietto fosse troppo alto: «Per i ragazzi ci sono molti sconti, e poi il prezzo si allinea a quello di altre fiere», ha replicato un anonimo e oscuro editore.

L’unico mio rammarico è quello di aver seguito poche presentazioni. Tra un articolo e l’altro, non sono riuscito a partecipare agli eventi più blasonati come quelli con Pippo Baudo, Massimo Recalcati, Gerry Scotti, Ivana Spagna, Silvio Muccino… Sono certo che, se conoscete i miei gusti e quello che scrivo in questo blog, troverete immediatamente gli intrusi nella precedente lista. Tuttavia, a dir la verità, ho partecipato a qualche incontro. Ne ho parlato in questo articolo Memoria e Shoah al centro di Tempo di libri che ho scritto per il magazine online Mosaico.

Chiaramente ho fatto alcuni acquisti. Curiosi? Ecco qui sotto le copertine delle mie compere:

copertina in ricordo del mio amato cane di Yoram Kaniuk PierreCercavo qualcosa di triste, o quantomeno di più tragico della mia vita amorosa, e ho scommesso tutto su questa copertina: un cane affranto e con le lacrimuccie batte senza dubbio, direi per 10 a 0, un cuore infranto. Che esistenza agra, la mia eh!, non quella della dolce bestiolina stilizzata

 

 

copertina il violino di Auschwitz

La storia che sta dietro all’ideazione di questo libro è molto commovente. Non ve la spoilero perché la trovate descritta nel libro per ragazzi. Il libro l’ho comprato per averne una copia personale, dato che un violino simile, come ho raccontato nell’articolo per Mosaico, rappresenta un pezzo fondamentale della storia della mia famiglia

 

 

copertina Kerbaker DiecimilaUn libro che parla di sé stesso. Serve altro per definire la mia scelta? Ho poi incontrato, più volte, Kerbaker durante i giorni di Tempo di Libri. Era inevitabile poiché quest’anno è stato il direttore della kermesse letteraria. In un incontro fugace, ho colto l’occasione per chiedere una sua dedica: con gentilezza mia ha donato una frase molto ironica, che tuttavia terrò privata

 

copertina book blogger ciarapicaHo voluto dare fiducia a questa giovane blogger. Spero di non pentirmene. Anche se, sfogliando velocemente le pagine del saggio, ho notato una concezione alquanto creativa del concetto di “critica letteraria”. Non voglio però nutrire i preconcetti. Vi farò sapere a lettura ultimata. Perché ho artigliato il roseo volume? Only for the topic

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12 ebook gratis per chi ama i classici

12 ebook gratis per il tuo e-reader.

Ho notato che negli ultimi mesi molti lettori del blog hanno sfogliato un post sui libri gratis in metropolitana. In un primo momento non capivo il perché. L’iniziativa è infatti scaduta da tempo e riguardava solo Milano. Forse chi clicca su questo post è probabilmente alla ricerca di siti in cui poter ottenere degli ebook gratis, rispettando la legge italiana. Di certo, non scriverò una lista di siti da interrogare per trovare gli ebook gratis. Se ne trovano diversi in rete (non ho dunque voglia di fare un post clone). Tuttavia per venirvi incontro ve ne segnalo alcuni: Progetto Gutenberg, Liberliber, Mondadori Store, Archieve.org e Amazon.

Secondo me, è forse più utile elencare alcuni interessanti e noti titoli gratuiti che si possono pescare online – sottolineo – legalmente. Condivido allora una lista di ebook gratis con i visitatori di SfogliaLibri. Molti di questi titoli non li ho letti ma li ho selezionati in base al valore del contenuto e alle mie conoscenze di storia della letteratura. Spero di aver fatto una buona selezione. In futuro, mi piacerebbe recensirli sul blog per stabilire una sorta di classifica:

  1. De Profundis di Oscar Wilde
  2. L’innocente di Gabriele D’Annunzio
  3. Le tigri di Momparcen di Emilio Salgari
  4. Odissea di Omero
  5. Parigi di Lorenzo Viani
  6. I misteri delle soffitte di Carolina Invernizio
  7. La colonia felice di Carlo Dossi
  8. Olanda di De Amicis
  9. La visita meravigliosa di Herbert George Wlles
  10. Canne al Vento di Grazia Deledda
  11. Mimì Bluette fiore del mio giardino di Guido da Verona
  12. Del furor d’aver libri di Gaetano Volpi

12 libri singolari e intriganti. Alcuni hanno una lingua moderna, altri invece risentono del passare del tempo. Spuntare questa lista può allora essere una buona occasione per sperimentare nuove letture di autori oggi sconosciuti ma molto famosi e venduti in passato: Salgari e la Invernizio furono le due rockstar del romanzo italiano tra la fine e l’inizio del Novecento. Considerate allora questo elenco come una macchina del tempo. Potete essere passeggeri non paganti per questa volta! Mica poco.

 

“La Novità” un romanzo sull’editoria francese

In Italia arriva tutto troppo tardi. Un esempio di velocità tartarughesca italica sono le unioni civili, Starbucks e Netflix. Anche per alcuni libri è così. Però questa volta dobbiamo ringraziare la casa editrice Voland che ha tradotto – con il lavoro della traduttrice Federica Di Lella – un bel romanzo transalpino sull’editoria francese. Il libro di cui sto parlando è La novità di Paul Fournel.

Questo volume di neanche 200 pagine (ce l’ho in eBook quindi verificate voi) vale davvero la pena di essere letto perché riesce a mescolare uno stile letterario, quindi tutti i suoi meccanismi, con un tema, quello dell’editoria, più vicino alla saggistica. Quando cerco qualche scritto sul mondo editoriale il 99% delle volte lo trovo sotto forma di saggio o di manuale. La novità allora mi è apparsa davvero una novità di genere. Scusate il calembour.

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Paul Fournel

L’autore del romanzo è l’attempato Paul Fournel, uno scrittore, editore e intellettuale francese che ha collaborato con molte case editrici francesi come Hachette, Honoré Champion, Ramsay e Seghers.

Il narratore-protagonista, un certo Robert Dubois, sin dall’inizio parla chiaro al lettore: «Nel mondo editoriale sta avvenendo un cambiamento epocale». L’ho scritto io, lo hanno detto gli altri, e ora ce lo conferma anche questo veterano francese del libro: Il formato digitale della scrittura sta cambiando il nostro approccio coi testi. Il tema centrale del romanzo è dunque il rapporto di un anziano editore con un tablet dentro cui ha i manoscritti da controllare e da ripulire per una prossima pubblicazione.

«Lo metto sulla scrivania e ci poggio sopra la guancia. È fredda non produce nessun suono, non si stropiccia e non macchia. Niente lascia immaginare che contenga tanti libri».

Accanto alla descrizione dei mille modi con cui Dubois tenta di approcciarsi al nuovo device di lettura troviamo anche la narrazione dell’aspetto umano di questo editore; possiamo percepire dunque i suoi legami con i colleghi, con la moglie e con la giovane e talentuosa stagista Valentine.

Lasciando da parte l’aspetto romanzesco di questa pubblicazione, vorrei analizzare insieme a voi gli aspetti tecnici del mondo editoriale descritti in questo libro. Innanzitutto devo dire che mi è piaciuto molto l’approccio positivo alla novità (il tablet). Il protagonista accoglie il progresso con curiosità sperimentando i vari usi e le varie manipolazioni che un testo digitale consente. In un passo però l’editore Dubois riflette anche sulla praticità spaziale del tablet:

«E così ora il peso di tutta la letteratura mondiale è lì, nelle manacce rosse di René. 730 grammi. Hugo + Voltaire + Proust + Celine + Roubaud, 730 grammi. Ci mettiamo anche Rebelais? 730 grammi. Louise Labé? 730 grammi»

È indubbio il fatto che gli eBook abbiano degli aspetti positivi soprattutto per gli addetti ai lavori. Per un giornalista infatti è molto più facile recensire un libro quando questo arriva comodamente nella propria casella postale inviato da una casa editrice: c’è un risparmio di tempo e di denaro.

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La Novità – Voland editore

La novità insiste anche sui rapporti che un editore ha con i suoi autori. Gli scrittori sono esseri strani, vanno coccolati, seguiti, perché sanno essere molto vendicativi. Dubois spesso usa la carta del cibo per parlare con loro, seduto in qualche buon bistrot, ed è divertente ricordare questa sua frase: «In fin dei conti non posso dire di essermi arricchito con questo mestiere, ma almeno ho mangiato bene».

Veniamo ad un’ultima problematica. Che fine farà l’editoria? Dove sta andando? Intuiamo una risposta nello scambio di battute tra Dubois e Balmer, un celebre scrittore che si è dato all’editoria 2.0:

«Allora com’è la vita di uno scrittore 2.0? // Una meraviglia, ti assicuro. Mentre voi sprecate energie e soldi per trovare il modo di vendere online i vostri vecchi romanzi senza inimicarvi i librai, che comunque alla fine porterete al fallimento, noi creiamo qualcosa di totalmente nuovo, che si insinua da solo nei vari aggeggi e aggeggini della gente»

Non so oggi quanto sia realistica una nuova proposta editoriale quando in Italia il 57% della popolazione non legge. È vero che non bisogna rinunciare all’innovazione ma in tempo di crisi si tende a proporre prodotti editoriali simili e senza un’anima che scontentano lo zoccolo duro dei lettori ammiccando al mare magnum di non lettori.

Verso la fine del romanzo, quando il protagonista Dubois, vivendo una grande tragedia personale, decide di recarsi in libreria per trovare conforto nei vecchi libri di carta. Sceglie i 50 titoli che non è riuscito a leggere durante la sua vita. Al momento del pagamento alla cassa esprime questa considerazione:

«Quindi ho stabilito cinquanta. Avrei potuto decidere dieci o mille, ma ho optato per cinquanta. I cinquanta libri che il mio mestiere mi ha impedito di leggere e che finalmente leggerò […]

Perché al momento di pagare mi dico i libri costano troppo? Ho passato tutta la vita a dimostrare il contrario»

Dunque allora è lecito farsi alcune domande: la crisi del lettore è stata prodotta anche dalla politica dei prezzi di copertina? Il prodotto editoriale vale un investimento di 20 euro? Questioni che affronterò meglio in un nuovo post.

La nostra società e la bibliografia: il futuro è la reinterpretazione del passato

Ed eccoci all’ultimo capitolo di Bibliografia e sociologia dei testi di Donald McKenzie. È stato un percorso abbastanza impervio ma mi fa piacere che alcuni di voi abbiano apprezzato il mio sforzo nel raccontare questo fondamentale testo sulla storia dei libri.

Il terzo capitolo è intitolato Dialettica della bibliografia di oggi e a grandi linee parla della forma del testo e dei vari ambienti culturali a cui può essere applicata. McKenzie torna su un concetto che abbiamo già visto nei precedenti articoli (I testi ci parlano. I libri vanno interpretati e La bibliografia non dovrebbe occuparsi solo di libri): i testi non sono esclusivamente dei libri.

bibliografiaL’autore parla infatti di due concetti di testo: uno è suggellato dall’autore conchiuso in sé stesso e storicamente definibile; l’altro rimane sempre incompleto, aperto e sempre interpretabile. Nel primo caso c’è bisogno dello storico che cerca di riportare oggettivamente gli intenti dell’autore, le funzioni espressive del testo tenendo conto della sua ricezione.

«Il testo è da considerare un fatto bibliografico perché è localizzato, descritto, datato, attribuito a un autore e interpretato»

La bibliografia non fa altro che pescare questi testi dal passato e conservarli per le possibili future interpretazioni tenendo conto però di quelle precedenti.

McKenzie per avvalorare questa sua tesi cita due autori come John Locke e James Joyce. Locke diceva, nei suoi studi su San Paolo, che la veste tipografica di un testo può occultare il suo messaggio. Perciò la forma in cui un testo viene stampato influenza i possibili modi di lettura, inoltre può portare delle discordie sociali sulla sua corretta interpretazione: emblematico è il caso delle Bibbia.

Si può dunque affermare che la veste tipografica di un’opera dovrebbe essere concepita per esaltare e rendere fruibile il ragionamento dell’autore e non per stravolgerlo e strumentalizzarlo. Joyce infatti aveva concepito l’Ulisse in un modo tale che anche la veste tipografica aggiungesse un ulteriore significato al testo in sé per sé.

Lo storico del libro ritiene dunque che i libri possano essere forme espressive di qualche sottigliezza, e una pratica editoriale che ignora questo fatto probabilmente produrrà un testo carente per i parametri dell’autore.

Nessun testo di una qualche complessità può offrire un significato definitivo. Quando leggiamo o confrontiamo un testo, in pratica lo riscriviamo e gli diamo un significato in più. La bibliografia quindi deve occuparsi di tutti i testi registrati e può determinare il carattere unico e irripetibile di un singolo testo, di rilevare tutte le dimensioni intertestuali: in sintesi registrare e spiegare le forme materiali che mediano il significato. Come abbiamo già visto, la disciplina bibliografica accetta la costruzione di nuovi testi e delle loro forme interessandosi ai testi come prodotti sociali.

Ora però analizziamo quella apparente anomalia che conosciamo come sotto-categoria di testi non-libri. Possiamo utilizzare questa categoria per i testi orali, le immagini a stampa, o la fotografia che nella nostra società sono aspetti rilevanti per la comunicazione. La bibliografia si deve dunque occupare anche di questi testi non-scritti come dvd, siti web, videoclip, podcast, etc… Volendo i metodi bibliografici possono essere applicati anche al cinema.

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Bibliografia e sociologia dei testi

Quali possono essere i nostri archivi? Le biblioteche devono accogliere tutte le tipologie di “testi” in un ordine razionale, stabile, coerente e nello stesso tempo queste risorse devono essere socialmente accessibili.

Ormai nella società di oggi emerge il principio secondo cui si compra l’accesso e non l’oggetto: ormai non compriamo il libro in sé ma il tempo necessario per leggerlo.

Nell’ultima parte di questo capitolo McKenzie si chiede se ci sia un declino del libro: «No. Perché il testo sta prendendo altre forme. Il principio della registrazione e dell’accesso al catalogo e al possesso non è cambiato ma si è affinato».

Questi tre capitoletti offrono dunque un modello culturale che dovrebbe essere adottato da un’istituzione statale perché la prospettiva commerciale non ha interesse a occuparsi del passato. Però ci sono ancora molti ostacoli da superare per raggiungere i traguardi di McKenzie e i principali punti di discussione sono il copyright, l’archiviazione e l’accessibilità dei materiali.

Le biblioteche che non ricercano il profitto mantengono vivo l’interesse pubblico per la conservazione di questi testi: ne garantiranno l’autenticità e assicureranno la loro accessibilità.

Il messaggio principale di questo testo è che i libri non sono sempre sufficienti e proprio per questo c’è la necessità di plasmare un nuovo pensiero bibliografico al passo coi tempi.

 

Il futuro dei libri. Cosa si diceva nel 2010

Recensione di “Che fine faranno i libri?” Un breve saggio scritto da Francesco M. Cataluccio e pubblicato da Nottetempo

In questo ultimo post vorrei parlare dell’editoria dei nostri tempi. Mi stacco momentaneamente dai soliti discorsi accademici per immergermi nell’attualità. L’oggetto di questa breve discussione sarà il “futuro del libro”. Partiamo subito con una provocazione: le previsioni di qualche anno fa sull’industria editoriale si sono rivelate fondate o infondate di fronte alle drammatiche statistiche di lettura che abbiamo oggi?

La settimana scorsa sono stato alla fiera libraria degli editori indipendenti di Milano. Il Book Pride di quest’anno si è allargato e ha ospitato molte case editrici di cui ignoravo l’esistenza. Ovviamente, durante il mio girovagare, ho spulciato i volumi di quegli editori che già conoscevo, per poter andare a colpo sicuro nell’acquisto di qualche titolo interessante.

Così è stato per Che fine faranno i libri? di Francesco Cataluccio, un piccolo libretto di 60 pagine inserito nella collana “gransasso” di Nottetempo. La pubblicazione è un po’ datata, infatti risale al 2010, ma non obsoleta, e in essa Cataluccio, in qualità di ex-direttore delle case editrici Bruno Mondadori e Bollati Boringhieri, s’interroga sul destino del libro e in particolare sul futuro dei libri digitali.

copertina che fine faranno i libri Cataluccio«Ci sarà ovviamente un periodo intermedio in cui i due sistemi librari (analogico e digitale) conviveranno. A coloro che hanno oggi più di 15 anni piacerà continuare a maneggiare anche i libri cartacei. Noi più anziani ci ostineremo addirittura nella ricerca di vecchi libri (che saranno quelli della nostra gioventù sui quali ci siamo divertiti ed educati)»

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Francesco Cataluccio – editore e scrittore

 

Considerando le parole di Cataluccio, possiamo dire senza problemi che in questi 7 anni la sua profezia editoriale non si sia verificata.

La diffusione dei device atti a leggere gli eBook non hanno per nulla scalfito le obbrobriose statistiche di lettura della penisola italiana. D’altro canto, c’è un fondo di verità nell’opinione di Cataluccio. Le nuove generazioni tendono a leggere testi e generi nati e cresciuti sul web. Mi riferisco a siti come Wattpad, che macinano visite consistenti perché ospitano sulle loro piattaforme manoscritti (di dubbia o comunque di scarsa qualità) prodotti da giovani ragazzi o da grafomani. Due categorie che non accosterei a quelle riservate agli scrittori o autori.

L’utenza di Wattpad è però anche la generazione di lettori che spende per acquistare gli illeggibili libri-cartacei-volantini degli youtubers. Su questo fenomeno ho scritto un articolo che descrive i meccanismi che stanno dietro ai “libroidi” delle star di Youtube.

Quindi né io e né Cataluccio siamo in grado di dirvi se ci sia una luce in fondo al tunnel o almeno una generosa confezione di fazzoletti in questa valle di lacrime.

Riporto allora una passaggio un interessante elenco delle professioni che secondo Cataluccio spariranno o si rafforzeranno con lo sviluppo digitale:

  • Gli editori saranno sempre necessari, anche in assenza di libri di carta.
  • Gli autori renderanno i libri elettronici aperti a infiniti percorsi narrativi e di approfondimento.
  • I traduttori rimarranno figure centrali dell’industria libraria.
  • Ci sarà sempre bisogno dei redattori e degli impaginatori.
  • I grafici prenderanno il controllo sulle copertine.
  • Gli stampatori purtroppo spariranno.
  • Spariranno anche i promotori.
  • I distributori e i magazzini diverranno totalmente virtuali, con grandi risparmi di spazio e tempi di movimentazione dei volumi.
  • Gli uffici stampa dovranno affrontare la sfida della promozione del libro elettronico.
  • Le librerie sopravviveranno per qualche tempo.

Cataluccio infine termina il suo scritto di previsioni sostenendo che, qualsiasi forma acquisirà il libro, gli editori dovranno essere responsabili e favorire la conoscenza come bene comune”.

Arrivano gli eBook gratis in metropolitana

Qualità e generosità degli editori per incentivare la lettura in metropolitana

Chi lavora nell’editoria prima o poi si fa questa domanda: “E oggi cosa ci inventiamo per promuovere la lettura?”

Ci sono stati molti esperimenti in tutto il mondo e non esistono ancora studi che abbiano comprovato l’efficacia della varietà delle manovre culturali sperimentate.

milano_da_leggereTutti voi ricorderete l’iniziativa IoLeggoPerché. Abbiamo assistito a un fallimento totale. La pretenziosa manifestazione culturale fu molto criticata dai lettori e dalle stesse case editrici per aver utilizzato delle forme di comunicazione obsolete e autoreferenziali.

Il mondo continua a girare e ultimamente a Milano è nato un nuovo progetto di promozione della lettura chiamato Milano da leggere. L’iniziativa è sorta grazie alla collaborazione delle case editrici Bollati Boringhieri, Garzanti, Guanda, Marcos y Marcos, Meravigli, Mondadori e Mursia. Hanno partecipato inoltre al progetto l’agenzia letteraria Santachiara e le biblioteche milanesi che hanno messo a disposizione di tutti gli utenti della metropolitana di Milano 10 gialli in versione ebook nel formato Mobi ed ePub, che potranno essere scaricati gratuitamente.

Fino al 31 maggio i viaggiatori milanesi, con l’utilizzo di un device connesso ad internet e provvisto di un lettore di QR Code, potranno fare il download dei libri digitali sui loro smartphone, tablet e non solo. Ottenere i romanzi è davvero facilissimo: per prima cosa si sceglie la copertina e il titolo che ci affascina di più – anche l’autore eh! – e poi si fotografa il codice di download stampato sul manifesto affisso ai muri della metropolitana.

Nel 2016 sono stati scaricati 4mila ebook e questa iniziativa comunale si è ispirata alle varie strategie di promozione letteraria in Sud Corea e in Francia.

Esistono dei siti che permettono lo scaricamento legale degli eBook in forma gratuita. Ne ho parlato in questo post dedicato ai libri digitali gratis.