Il delitto di Lord Arthur Savile e altri racconti di Oscar Wilde

Belle donne, mendicanti milionari e delitti progettati dal destino

È un piccolo librettino quello che vi presenterò in questo articolo. Si tratta di un volumetto pubblicato da Il Sole 24 ORE intitolato Il milionario modello e altri racconti. L’autore è il mitologico scrittore irlandese Oscar Wilde, che chiunque di noi abbia una formazione scolastica regolare avrà sentito nominare durante le lezioni di letteratura inglese in epoca vittoriana. In particolare dell’estetismo diffuso da Wilde con i suoi atteggiamenti eccentrici e da conversatore brillante. Insomma un vero e proprio dandy.

Nel volumetto ci sono tre racconti: Il delitto di Lord Arthur Savile, La sfinge senza enigmi e Il milionario modello. Questo terzetto in prosa è accomunato da due elementi: il mistero e il paradosso. Secondo Wilde, il mondo è imprevedibile e le sorprese possono materializzarsi improvvisamente nella vita di un uomo. Chiaramente da buon dandy, altro aspetto comune è l’ambiente sociale dei personaggi legato alla nobiltà e alla alta borghesia inglese.

Vorrei soffermarmi sul racconto più famoso di questa raccolta che venne pubblicato nel 1987: Il delitto di Lord Arthur Savile. Dal titolo ci aspetteremmo una storia alla Sherlock Holmes e invece no, c’è qualcosa di più profondo nella narrazione. Il protagonista è infatti Lord Arthur Savile che è un gentiluomo dell’alta società londinese che sta per sposare Sybil Merton, una ragazza di cui è molto innamorato.

Una giorno Lord Arthur Savile partecipa a una festa nella proprietà di una nobildonna inglese chiamata Lady Windermere. Durante il ricevimento, l’organizzatrice presenta agli ospiti il suo chiromante di fiducia, Septimus Podgers, che su invito della padrona di casa sottopone gli invitati alla lettura della mano per prevederne il futuro.

Dopo qualche minuto di attesa, il chiromante analizza il palmo del protagonista. Ed ecco che accade qualcosa di strano: Podgers impallidisce e si allontana in fretta da Lord Arthur Savile, dopo avergli dato poche informazioni sull’avvenire. Insospettito dall’atteggiamento, Lord Arthur Savile convince il chiromante a riceverlo nel suo studio per una seduta più approfondita. Sulle prime Podgers rifiuta, è troppo a disagio. Poi, di fronte a una generosa offerta in denaro, accetta di ricevere il gentiluomo pervaso dal desiderio di conoscere il suo destino.

Durante l’incontro con il chiromante, Lord Arthur Savile apprende una terribile notizia: compirà un omicidio. Chi ucciderà? Quando lo farà? Beh, questo non lo può sapere nessuno. Il protagonista impazzisce, gira per Londra chiedendosi se il futuro assassinio manderà a monte le sue nozze con Sybil. Preoccupato per i possibili imprevisti, Lord Arthur Savile prende il toro per le corna e progetta un omicidio.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Non è semplice fare gli assassini quando non lo si è, e soprattutto quando la miglior dote è proprio il buonsenso. Dunque il protagonista, decide di prendere di mira uno dei membri della propria famiglia. In prima battuta, cerca di uccidere la cugina Lady Clementina Beauchamp, ma dopo un fallimento opta per lo zio decano. Gli va male anche il secondo tentativo. Allora, in preda all’amarezza, Lord Arthur Savile inizia a vagare per Londra in cerca di una soluzione. È notte profonda, quando nota Podgers seduto su un parapetto che si affaccia sul Tamigi.

Ecco la tessera mancante del puzzle. Il protagonista afferra le gambe del chiromante e lo spinge nel fiume, uccidendolo. Finalmente Lord Arthur Savile ha guadagnato la sua patente da criminale. L’omicidio rimarrà impunito poiché la polizia lo derubricherà a semplice suicidio.

A questo punto, passano gli anni. Il racconto si sposta nuovamente su Lady Windermere che va a trovare i coniugi Savile. Scherzando con Sybil, la nobildonna ricorda la tragedia del suo chiromante e fa ironia sulle sue doti di veggente. Ma, improvvisamente interviene Lord Arthur Savile. Non è ammesso denigrare il signor Podgers perché è grazie a lui se il protagonista ha ottenuto la felicità e due bellissimi figli. Benedetta sia la chiromanzia.

Che idea mi sono fatto di questi racconti? Sinceramente mi sono piaciuti. Ritengo che Wilde sia uno dei migliori scrittori presenti nella mia libreria. Ha uno stile ricco ma leggero, forse troppo complesso sul fronte delle relazioni tra i personaggi. Personalmente mi affascina la tendenza dell’autore irlandese a fare sottile umorismo sulla condizione umana, giocando col paradosso e l’inconoscibile nella vita degli uomini. Chi si ferma al primo livello di realtà si perde probabilmente la ricchezza di un mondo tutto da scoprire. 

Utz di Bruce Chatwin

La storia di un collezionista di Praga che lottò contro il comunismo e il nazismo per difendere la sue porcellane.

Gli oggetti. Le cose. Pura materia o catalizzatori dello spirito umano? Non so voi, ma io sono affezionato agli oggetti che possiedo. Alcune volte mi capita di parlare col mio scooter, raccontandogli la strada che faremo. L’anima delle case. Anche le abitazioni sono oggetti, oggetti molto grandi che hanno un’indubbia capacità di trasmetterci emozioni per gli eventi che hanno ospitato o per la loro architettura: una casetta di campagna stimola un senso di solitudine, mentre il grattacielo di una metropoli ci mette in contatto con un incessante progresso.

Come avrete capito, non ho fatto fatica a empatizzare con Kaspar Utz, il protagonista del romanzo dello scrittore inglese Bruce Chatwin intitolato Utz (Adelphi). Un “libro smilzo” che narra la vicenda di un collezionista di porcellane che dedicò la sua vita alla protezione dei suoi preziosissimi oggetti.

Ognuno degli oggetti scelti da Utz doveva riflettere gli umori e le sfaccettature del «secolo della porcellana»: l’arguzia, il fascino, la galanteria, l’amore per l’esotico, la cinica indifferenza e la spensierata gaiezza – prima che tutto fosse spazzato via dalla rivoluzione e dal calpestio degli eserciti.

Utz vive nel quartiere ebraico di Praga, in uno squallido appartamento popolato da mille porcellane. Quando si entra a casa di Kaspar bisogna fare attenzione a non calpestare gli animaletti disseminati sul pavimento. La vicenda del protagonista ci viene narrata da un giornalista che sta raccogliendo del materiale per scrivere un’inchiesta sulle porcellane di Meissen: esotici manufatti di alto valore storico che furono l’ossessione dell’imperatore Rodolfo II.

Ebbene, il narratore ci racconta l’impresa di Utz che con intelligenza e furbizia è riuscito a salvare la sua collezione dalle manacce di due regimi: il nazismo e il comunismo. Secondo quanto ci viene descritto, a un certo punto della sua vita, il protagonista cade in una profonda incertezza, domandandosi se sia necessario rinunciare alla libertà e alla felicità per un esercito di porcellane. Fuggire, perché no? Per questo motivo, Utz sceglie di fare un breve viaggio in Francia, a Vichy, per trovare il modo di far espatriare la sua collezione. Un piano troppo difficile da elaborare, considerato l’atteggiamento aggressivo del comunismo cecoslovacco che ha già messo gli occhi sulle adorate creature inanimate.

Le cose, riflettei, sono meno fragili delle persone. Le cose sono lo specchio immutabile in cui osserviamo la nostra disgregazione. Nulla ci invecchia di più di una collezione di opere d’arte.

Purtroppo non c’è scelta, Utz deve rimanere a Praga, vicino alle sue porcellane per salvaguardarle dall’ignoranza e dall’avidità dell’uomo. Ciononostante gli anni passano e Kaspar invecchia, consolidando l’intesa con la fedelissima domestica/amica Marta. Qui s’interrompe la narrazione del giornalista e si comincia a parlare dell’eredità di Utz. Nel 1974 il collezionista muore e con lui scompaiono anche le porcellane. Dove sono finite? Che le abbia distrutte per non consegnarle nelle mani sbagliate? Sfortunatamente questo non lo sappiamo ma il giornalista incuriosito dalla strana vicenda, dà inizio a un’investigazione che purtroppo ha il suo principio proprio nel finale del romanzo.

Rileggendo le pagine di Utz di Bruce Chatwin mi sono domandato se il romanzo abbia un messaggio di fondo. Certamente, dalla lettura emerge il rapporto tra storia e cultura, ed è presente anche la simbologia dell’uomo illuminato, una sorta di Prometeo, che ha come missione la difesa di un tesoro dal valore incalcolabile, anche a costo di sacrificare la propria felicità e affettività. In fin dei conti, il solitario Utz è convinto che le sue porcellane possiedano un’anima, un ghost in the shell, che si ricolleghi persino ai racconti biblici della Genesi: come la porcellana, anche Adamo, ovvero noi, siamo stati generati da un impasto di argilla. Siamo davanti a una visione mistica della realtà che non può certamente lasciare indifferente il lettore di questo breve romanzo.

VOTO

Classificazione: 4 su 5.

La classifica degli editori indipendenti su Instagram | 2021

292 case editrici analizzate su Instagram per una classifica degli account indipendenti più seguiti dai lettori

Nuovo anno, nuovo elenco.

Ho deciso di analizzare i dati delle case editrici indipendenti su Instagram per fare la classifica delle più seguite. Ho scelto questo social perché dà molto spazio ai libri. Certe immagini e video postati dagli account delle case editrici sono dei veri e propri gioiellini! Rispetto alla precedente classifica 2020, per stilare la nuova mi sono basato sulla lista attuale e precedente dei soci ADEI (Associazione degli Editori Indipendenti), sulle segnalazioni dei lettori del blog e sul numero di follower dei singoli editori. La lista comprende 292 (+22%) case editrici indipendenti.

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Conformisti di Gillo Dorfles

Seguire la massa o contrapporsi alle mode del momento?

Come avrete intuito leggendo questo blog, l’obiettivo dei contenuti di SfogliaLibri non è quello di raggiungere notorietà a tutti i costi – faticando dietro a strategie social, notti insonni per i mancati like e ansia da followers – ma è quello di darvi autenticità (sperando anche nella qualità). Quindi, no alle manie da influencer. Questa non è la vita che fa per me. Con ciò, so di essere un anti-conformista in un mondo digitale popolato da conformismo. Ormai la maggior parte degli utenti della Rete insegue la fama e la riconoscibilità: vogliamo sentirci parte di quella élite di soggetti che ogni ora e ogni minuto è corteggiata dagli ammiratori.

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Come si legge un libro

Ognuno ha il suo metodo, ma come si legge un libro? Ci sono delle istruzioni da seguire? Ecco tutto quello che avete bisogno per diventare degli ottimi lettori

Ogni volta che termino un libro mi domando se abbia avuto una buona esperienza e sia pronto a scrivere una nuova recensione sul blog. Una perplessità che mi manda in crisi nonostante abbia un’esperienza pluridecennale da lettore di saggi e romanzi. Fuori dalle pagine siamo in battaglia con il prossimo. Chi cerca di criticare – nel senso buono – un testo si trova difronte ad altre intelligenze che pretendono di essere persuase sul valore o l’inconsistenza di un’opera. Dunque non capisco se questa incertezza sia il frutto di un’educazione sbagliata alla lettura. Come fare a comprenderlo? Una soluzione è leggere libri che parlano di metodi di lettura. Agendo in questa direzione, ho scovato nella biblioteca vicino casa un volumetto intitolato Leggere: come capire, apprezzare e studiare un testo (Il Mulino) di Serena FornasieroSilvana Tamiozzo Goldmann, che ha stimolato una serie di riflessioni sulla fruizione delle opere scritte.

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Una rosa per Emily di William Faulkner

Chi non ha mai sentito parlare di William Faulkner? Sapete, come ogni cosa, lo scrittore americano non piace a tutti. Compreso il sottoscritto, che qualche primavera fa ha tentato di leggere – senza successo – Luce d’agosto. Però le pulsioni dei lettori non conoscono una regola, alcuni dicono che sono i libri a scegliere noi, e non viceversa. È dunque accaduto che abbia recentemente letto tre racconti di Faulkner raccolti in un piccolo volumetto pubblicato da Adelphi col titolo Una rosa per Emily. Cosa ho trovato dentro? Tre storie di donne, di diversa estrazione, cultura ed età, però con un aspetto in comune: vivere nel profondo Sud degli Stati Uniti del tardo Ottocento.

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