Norme per la redazione di un testo radiofonico di Carlo Emilio Gadda

Come si fa radio? I consigli di uno dei più celebri scrittori del Novecento italiano

Ogni mestiere ha le sue regole. Ciò vale anche per chi aspira a far radio o podcast, veicolando il proprio pensiero attraverso un affascinante strumento chiamato microfono. Personalmente, sbirciando nel Web, non ho trovato soddisfacenti informazioni sui basilari principi del fare radio. Tuttavia, mi è venuto in soccorso un piccolo ma denso libricino giallo, pubblicato nel 2018 da Adelphi e intitolato Norme per la redazione di un testo radiofonico del letterato Carlo Emilio Gadda.

Il grande scrittore italiano – autore del popolarissimo romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana – qui abbandona momentaneamente la sua vena narrativa e si dedica a una sorta di “tavola della legge” riguardante il fare radio.

Gadda parla infatti di regole e cautele da adottare per non mettere a disagio l’ascoltatore che si collega al nostro canale o trasmissione radiofonica.

Per il radioascolto i termini sono: accessibilità fisica, cioè acustica, e intellettiva della radiotrasmissione, chiarezza, limpidità del dettato, gradevole ritmo.

Insomma, per farla breve, il conduttore radiofonico deve usare un ottimo microfono, parlare bene senza mangiarsi le parole e spiegarsi ottimamente, senza digressioni inutili o autorefenziali.

Scorrendo le pagine, a mano a mano Gadda diventa sempre più esplicito e ci consegna liste di regole da stampare e ripetere come un mantra prima di andare in onda.

Il giusto atteggiamento per fare radio secondo Carlo Emilio Gadda

Ripeterlo non è un peccato: fare cultura in radio è una faccenda complicata. Non soltanto negli anni Cinquanta – quando è stato scritto questo trattatello per i redattori del Terzo Programma di Radio Rai – ma anche nelle trasmissioni del Duemila.

Il decalogo di Gadda dà immediate e precise indicazioni sull’atteggiamento da adottare davanti al microfono:

  • Informare. Il conduttore non deve fare il maestro ma dare delle informazioni senza salire in cattedra. Provocare un complesso di inferiorità culturale nell’ascoltatore è controproducente. Inoltre è vietatissimo millantare competenze. Come dice il Gadda, “nessuno è un enciclopedia”.
  • Rispettare le regole del parlato radiofonico. Quando un conduttore prende parola la sua voce deve essere chiara e il ragionamento intellegibile. Conta molto anche un ritmo gradevole, fatto di velocità differenti e opportune pause.
  • In medias res. Il conduttore non divaghi. È meglio incominciare il discorso dalle parti più interessanti senza perdersi in preamboli.
  • Durata del parlato. Gadda sostiene che l’intervento di una sola voce debba durare 15 minuti. Diverso il parlato di due o più voci. In questo caso si può arrivare ai 30/40 minuti, a patto che i conduttori organizzino un dialogo tra loro con parti ben definite. Tuttavia, lo scrittore suggerisce un trucchetto per aumentare il minutaggio: l’inserimento di citazioni. La citazione deve però essere fatta da una voce terza per sottolineare la diversità concettuale del segmento radiofonico.
  • L’ascolto in solitudine. Nel suo trattatello Gadda sostiene che nella maggior parte delle situazioni l’utente ascolti in solitudine. Ciò influenza l’atteggiamento del conduttore che deve evitare la particella “io” e preferire “noi”. Da evitare poi le autocitazioni.
  • Termini in radio. Attenzione agli stranierismi. Esiste la parola in italiano? Usiamo quella.
  • Elenchi. Vietatissime le liste di nomi e altre cose. Sono difficilissime da tenere a memoria. Meglio evitare.
  • Date. Da utilizzare soltanto se funzionali al discorso. Possono essere molto utili nel giusto dosaggio.

Le regole assolute per qualsiasi testo radiofonico

Gadda ha ancora una carta da giocare e spiega al lettore/collaboratore gli errori da evitare ASSOLUTAMENTE in qualsiasi testo radiofonico.

Innanzitutto, lo scrittore riconferma la brevità dei periodi. Devono essere lunghi massimo due righe e se si riesce a farne di più corti, allora potrebbe arrivare per posta una bella medaglia scintillante.

Poi, un conduttore radiofonico ha l’obbligo di scegliere la paratassi rispetto all’ipotassi. Spiegato per le persone normali: evitiamo le subordinate ma preferiamo coordinate o soggiuntive (legare i periodi tra loro).

Per ciò che riguarda il contenuto, l’autore radiofonico si deve impegnare a mettere ordine tra le idee che vuole esporre. Dovranno trovare una consecuzione, evitando l’affollamento. Gli assembramenti di idee sono pericolosi perché portano al vuoto radiofonico. A questo proposito, non bisogna cadere nel tranello delle parentesi. Le parentesi sono un espediente grafico e non si percepiscono nel parlato. Vogliamo fare delle considerazioni? Utilizziamo allora delle congiunzioni temporali, modali o avversative (dunque, pertanto, in tal caso, per tal modo, per altro, ma, tuttavia). Secondo Gadda, questo approccio porta buoni risultati.

Come già sottolineato, evitare l’affollamento delle idee è possibile soltanto con la cura del passaggio di pensiero. Se non si presta attenzione a comunicare all’ascoltatore quando si cambia argomento, si corre il pericolo di rendere tutto uguale, disorientando chi si mette in ascolto. Il pubblico non ha doti profetiche.

Per altro, Gadda sgancia una bombetta: la litote. Figura retorica che consiste nella negazione di un contrario quando si esprime un giudizio. In parole povere: criticare gentilmente. Il nostro scrittore non ha nulla in contrario alla litote ma ci avverte che “l’uso a catena” è da sconsigliare. Tenersi lontano dalla giungla dei non.

E ora spazio ai pronomi. Da evitare l’uso dei pronomi determinativi, disgiuntivi, numerali, indefiniti e altri derivati. Cosa fare allora? Ripetere semplicemente il nome che il pronome sostituirebbe.

Alcune volte accade che si formino delle rime involontarie. Nello scritto sono obbrobriose, mentre nel parlato creano alcuni problemi. Quindi al rogo allitterazioni (vocaliche e consonantiche) e ripetizioni di un singolo suono perché provocano fatica e papere durante il discorso radiofonico.

Infine, Gadda consiglia di non utilizzare nuovi termini che non sono ancora entrati nel vocabolario italiano e di affrancarsi dalle flessioni verbali poco usate.


Il Far West dell’editoria italiana. Fare libri non è un lavoro di serie b

Durante una delle varie sessioni esplorative su Youtube sono inciampato in un’intervista radiofonica fatta allo scrittore Paolo Di Paolo a proposito di un suo reportage comparso qualche giorno fa su la Repubblica intitolato Il Far West dell’editoria.

Di Paolo spiega di aver fatto un’inchiesta sulla condizione dei lavoratori dell’editoria dopo lo scandalo della Grafica Veneta, importante stamperia dei grandi editori, accusata di aver appaltato il confezionamento dei libri a una ditta che utilizzava il caporalato, calpestando i diritti degli operai. Sulla vicenda sta ancora indagando la magistratura.

Partendo da una vicenda di attualità, Di Paolo sostiene che opacità lavorative siano presenti anche nei compiti redazionali affidati molto spesso a dei service da parte dei grandi editori. Questi service fanno un ampio uso di lavoratori freelance e con partita IVA che non hanno nessuna garanzia lavorativa. Per non parlare poi dei pagamenti che arrivano anche a 120 giorni. A ciò si aggiunge persino un “autosfruttamento”, ovvero il superamento del monte ore accettando simili squilibri per paura di perdere la collaborazione.

Insomma, gravi problemi segnalati anche dall’ADEI che ha sottolineato come in questi anni gli editori abbiano iniziato una corsa al ribasso consistente nello stampare libri in Cina, abbassando la qualità delle pubblicazioni e sollevando problemi etici nel delocalizzare. Paolo Di Paolo si chiede come un lettore possa fidarsi di una casa editrice quando mette in vendita dei prodotti scadenti a 20 euro.

Lo scrittore propone un certificato di qualità – come avviene per gli alimenti – che garantisca il corretto rispetto di coloro che lavorano nell’ambito editoriale. Infondo – spiega Di Paolo – l’editoria non ha subito un tracollo durante la pandemia e quindi sarebbe l’ora di cambiare le cose. Tuttavia, i lavoratori sfruttati dovrebbero alzare la voce, come hanno fatto in passato i traduttori che chiedevano più rispetto per il loro contributo. Dopo le proteste, gli editori hanno cambiato le loro politiche nei confronti di questi professionisti e ciò lo si può notare leggendo il nome dei traduttori che ora appare sulla cover dei volumi.

Dunque cosa si dovrebbe fare? Cambiare l’autopercezione dei lavoratori delle case editrici. Un primo passo verso il cambiamento affinché il lavoro culturale non sia considerato una professione di serie b.

Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari

Non sarà Philip K. Dick, ma lo scrittore italiano è stato un pioniere della fantascienza.

Risvegliarsi nel 2003 dopo aver dormito 100 anni in stato d’ibernazione. Vi ricorda qualcosa? Se la risposta è affermativa, vi anticipo subito che non si tratta della serie TV animata Futurama.

Sto bensì parlando de Le meraviglie del Duemila (Crescere edizioni) un testo minore del celebre e famoso narratore italiano Emilio Salgari. Come è ben noto, questo scrittore ha scritto moltissimo nella sua vita – 200 opere tra romanzi e racconti – ed è divenuto celebre per aver dato alle stampe molti testi di avventura – io Salgari l’ho amato per il Corsaro Nero.

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Racconti scelti di Rainer Maria Rilke

10 racconti per gli amanti del grande poeta tedesco

Rainer Maria Rilke. Un gigante della poesia tedesca. Un profondo e tormentato scrittore che produsse capolavori poetici come la raccolta Leben und lieder (1894). Tuttavia, in questo post mi occuperò del Rilke narratore, del Rilke che scrisse diversi racconti nel corso della sua vita. La buona occasione per addentrarmi nella prosa del poeta tedesco è stata la lettura di un volumetto del 2016 pubblicato da Il Sole 24 Ore e intitolato Racconti scelti.

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Roberto Calasso. Quando l’editoria è passione

Un breve video per raccontare l’opera editoriale di un grande uomo di cultura

Volevo condividere con voi alcune riflessioni personali su Roberto Calasso, editore di Adelphi, che è recentemente scomparso dopo una lunga malattia.

Calasso ci lascia in eredità un modo unico e coraggioso di stampare libri.

Dato che sto per partire, ho pensato che fosse più veloce spiegarvi – in breve – la sua storia con un video.

In video Paolo Castellano di SfogliaLibri

L’articolo citato è questo Cosa succederà ai libri? Dialogo sul passato e il presente della lettura.

Ho realizzato un quiz sulla vita di Roberto Calasso e su Adelphi. Lo trovate a questo link.

Bonjour tristesse di Françoise Sagan

È possibile combattere per la parità di genere scrivendo un romanzo? Risponderei affermativamente, soprattutto dopo aver terminato di leggere Bonjour tristesse (Salani) della scrittrice francese Françoise Sagan. Benché la trama non sia da Nobel per la letteratura, questo romanzo ha acquisito un’eccezionale potenza deflagrante nel periodo in cui è stato scritto: gli anni ’50 con i suoi rigidi codici morali, particolarmente inflessibili per il mondo femminile.

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