Jurassic Park di Michael Crichton. Una riflessione sul catastrofismo della scienza

Recensione del bestseller mondiale “Jurassic Park”, scritto da Michael Crichton e pubblicato da Garzanti

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jurassic park michael Chricton

L’eugenetica mi ha sempre spaventato, ricordandomi un po’ gli ideali nazisti di perfezione fisica –  per semplificare: tutti alti e biondi con occhi azzurri. La stessa angoscia mi è venuta rispolverando le pagine di un bestseller mondiale intitolato Jurassic Park di Michael Crichton (Garzanti). L’autore americano, come anche i sassi sanno, immaginò nel 1990 un grande esperimento genetico messo in piedi da un’azienda di biogenetica, la InGen, per ricreare forme preistoriche di vita: i lucertoloni spietati e così affascinanti che tutti noi conosciamo col nome di dinosauri.

John Hammond, un miliardario senza scrupoli, vuole a tutti i costi realizzare un grandioso parco di divertimento, stile Disneyland, ma con più denti e un alto tasso di istinti omicidi da tenere confinato dentro a delle gabbie elettrificate. L’imprenditore decide così di comprarsi un’isola del Costa Rica, Isla Nublar, dove installa un laboratorio per la clonazione di dinosauri, dei recinti per contenerli e un sofisticatissimo computer per gestire tutte le strutture. Jon Hammond si sente dio: ha la seria convinzione che i soldi e la scienza possano piegare tutto e tutti, compresi i dinosauri e gli uomini. Le cose però, come previsto dal matematico Ian Malcolm con la sua affascinante “Teoria del Caos“, incominciano a prendere una piega inquietante a pochi mesi dall’apertura del parco più innovativo del mondo. Ed Regis, il responsabile della comunicazione di Jurassic Park, e l’avvocato Donald Gennaro, socio di Hammond, sono al corrente dei problemi della struttura, causati – tra le altre cose – dalla fuga di alcuni pericolosi dinosauri (i terribili Velociraptor), ma non si oppongono alle volontà del folle visionario.

Tirannosauro Spielberg

Invece il paleontologo Alan Grant e la sua collaboratrice biologa Ellie Sattler (super biondona di 25 anni) raggiungono l’isola con un elicottero, allettati da una proposta economica irresistibile di Hammond. Bellissime le pagine che raccontano lo stupore dello scienziato che scorge per la prima volta un dinosauro vivo. Come per uno storico rivedere Napoleone in azione. Visoni da infarto e difficilmente assimilabili dalla mente umana. A proposito di questo, Crichton ha immaginato con maestria il comportamento degli esseri preistorici, di cui ancora oggi si sa pochissimo. Indimenticabili le pagine in cui vengono descritti nei minimi particolari – compresi quelli più scabrosi – i due T-Rex e il gruppo di Raptor.

Jurassic Park è dunque un thrillerone ben strutturato. Ogni capitolo non è mai banale e scontato. La trama è poi altamente scorrevole e senza intoppi, con uno stile virante al colloquialismo e al tono specialistico laddove richiesto. Vale dunque la pena leggere questo romanzo di sopravvivenza che molti citano ma solamente per merito di Steven Spielberg.

Insisto nel dire che Crichton non è affatto un cretino. Anzi il libro, al di là del tema dei dinosauri, è una lucida analisi sulle potenzialità della scienza, che se usate erroneamente, senza un codice morale e con superiorità, potrebbero portare all’estinzione dell’uomo. A un lettore attento e preparato non sfuggiranno i riferimenti alle teorie di George Ritzer, Jean Baudrillard e Guy Debord.

Davvero persuasive poi le parole del matematico Malcolm nel capitolo Distruggere il mondo:

Voglio dire che la vita sulla terra riesce a badare a se stessa. Nel pensiero degli esseri umani, cento anni sono un periodo lungo. Un centinaio d’anni fa non avevamo automobili, aeroplani, computer e vaccini… Era un mondo totalmente diverso. Ma per la terra, cent’anni sono niente. Questo pianeta vive e respira su una scala molto più vasta. Non possiamo immaginare i suoi ritmi lenti e potenti e non abbiamo l’umiltà di provarci. Abitiamo qui solo da un batter d’occhio. Se domani non ci fossimo più, la terra non sentirebbe la nostra mancanza.

Riflessione evocativa se pensiamo all’infinito dibattito sul cambiamento del clima che è stato disconosciuto più volte dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La maggioranza delle religioni afferma infatti di rispettare la terra, perché dalla prepotenza umana – ricordiamo l’episodio della Torre di Babele – potrebbe generarsi l’apocalisse.

Sempre citando il nostro affezionato matematico:

Siamo chiari. Il pianeta non è in pericolo. Noi siamo in pericolo. Non abbiamo il potere di distruggere il pianeta: o di salvarlo. Ma abbiamo il potere di salvare noi stessi.

Perché ho deciso di leggere questo volumone di quasi 500 pagine? Senza dubbio per riscoprire il mio immaginario infantile legato ai dinosauri: un’età di cui ho molta nostalgia. Poi ci sarebbe un secondo motivo, legato però a un criterio di priorità di letture. Su Goodreads Jurassic Park è uno dei romanzi più votati. Ho dunque abbandonato momentaneamente la lista Dorfles per verificare sul campo la popolarità del libro.

 

 

È tutta un’altra musica sulla carta. Around The Clock di Franco Fabbri

Recensione del libro Around the Clock di Franco Fabbri, pubblicato da Utet

Around the clock fabbri copertina

Con la musica ho sempre avuto un rapporto strano, aptico ed emotivo direi. Non ho mai voluto approfondire a livello teorico la storia dei generi musicali per evitare di impantanarmi nelle paludi degli intellettualismi e delle polemiche riguardo all’arte del suono. Sono tutt’ora convinto che il linguaggio delle canzoni sia universale, dunque alla portata di tutti (colti e non esperti). Di conseguenza ho letto pochi manuali di musicologia, tranne quelli universitari: ahimè erano obbligatori. I testi studiati in precedenza non li consiglio a nessuno perché troppo complicati e ampollosi. Tranne uno, che invece ho trovato fresco, scorrevole e soddisfacente nel suo tentativo di raccontare l’evoluzione dell’industria musicale globale dalla metà dell’800 fino ai giorni nostri. Sto parlando di Around The Clock, una breve storia della popular music (Utet) di Franco Fabbri.

Nei suoi 33 capitoli, l’autore mette sotto la lente d’ingrandimento i più noti generi e influenze musicali degli ultimi 3 secoli: si parte dal monopolio discografico degli USA con gli artisti di Tin Pan Alley e poi si continua con l’esplosione della canzone melodica italiana negli anni ‘50 grazie al Festival di San Remo. Una visitina al Festival di Woodstock per approdare infine alle grande sfide della tecnologia dopo la nascita del formato MP3.

Secondo me, il libro è stra-utile per mettere un ordine cronologico ai numerosissimi brani che hanno formato la nostra coscienza musicale, consapevolmente o inconsapevolmente. È bello allora apprendere da Fabbri che la musica non conosce confini e non sottosta alle imposizioni più stringenti come quelle dei dittatori più violenti e sanguinari. Il canto è un sinonimo di libertà, prima ancora di essere considerato un elemento culturale che costituisce nel bene o nel male l’identità di un popolo. Se dunque si è interessati a comprendere le dinamiche della discografia odierna e a chiarire i perché di alcune scelte della radiofonia sulla popular music, che ha rappresentato negli anni d’oro una spinta ineguagliabile al progresso musicale – mentre ora sembra preferire uno standard a causa della forte concorrenza – allora il testo qui citato fornirà un’utilissima cartina da tornasole dell’ambito musicale.

Ho scritto questo post ascoltando Talking Heads (1977) dei Talking Heads

Riemersione letteraria ed esistenziale

Facciamo un riassunto dei libri letti in questi ultimi mesi

È da un po’ che non scrivo e con questo post volevo farvi sapere che sono ancora vivo. Perché non ho pubblicato nulla finora? Rispondo con molta franchezza: non ero ispirato. Questo non significa che abbia smesso di leggere — avrei troppi sensi di colpa. Tuttavia credo che sia meglio non pubblicare quando non ho molto da dire o non riesco a confezionare un articolo interessante e in grazia di Dio. Nel mio e nel vostro rispetto.

Quindi rieccomi qua con un breve aggiornamento sulle poche letture fatte in questi mesi. Alcuni titoli mi hanno lasciato senza parole, considerando la sovrapposizione tra vita reale e letteraria. Nello specifico parlo del personaggio Kitty, ragazza immatura e manipolatrice che illude un povero Cristo che le voleva bene, scegliendo un altro; della serie ti strappo il cuore, lo riduco in coriandoli e lo calpesto finché non diventa poltiglia. Vi assicuro che fatti analoghi sono all’ordine del giorno.

Infine anticipo che sono in piena sessione d’esami e potrei latitare ancora un pochettino. Ho inoltre accantonato per il momento i titoli della lista Dorfles che sono assai complessi da analizzare e necessitano di una quantità considerevole di tempo che ora non ho.

Il velo dipinto di W. Somerset Maugham

il velo dipinto di Maugham

Un romanzo ambientato nella Cina degli anni ‘20 in cui volteggiano i drammi sentimentali di una giovane coppia inglese, Kitty e Walter. #Maugham si sofferma sulla crisi matrimoniale dei due: un tragedia coniugale che ha distrutto anche il più piccolo atomo dell’infinito amore di Walter, dopo i ripetuti tradimenti di Kitty con un viceconsole inglese. #Ilvelodipinto è certamente un libro dedicato alle ferite d’amore che, ahinoi, certe volte non si rimarginano producendo sinistre inquietudini. Perché può capitare che gli uomini e le donne fingano di amarsi per inseguire un’insensata autodistruzione.

Book blogger di Giulia Ciarapica

book blogger, libro di Giulia CiarapicaPossedere un blog di libri non significa essere un critico letterario. Dico questo perché mi sembra che il volume sia indirizzato ai lettori appassionati e non agli addetti ai lavori. In più, i professionisti della critica hanno uno stipendio – spesso inadeguato alle loro competenze – che legittima in qualche modo la loro funzione. Scrivere di libri sul web è ormai un hobby, nobilissimo, ma attenzione a non prendersi troppo sul serio. Se qualcuno mi spiega cosa vuol dire poi “critica letteraria 2.0” è ben accetto.

Diecimila di Andrea Kerbakercopertina Kerbaker Diecimila

Durante una recentissima passeggiata notturna, si sono materializzati nel mio cervello alcuni passaggi di questo inedito e particolare libricino. Il tema che ha coinvolto maggiormente le mie sinapsi è stato quello legato all’elaborazione del rifiuto e dell’abbandono: condizioni subite dal volume #Diecimila, animato magistralmente dalla penna di Andrea #Kerbaker. In fondo, parlare di libri significa soprattutto parlare di uomini: in ogni epoca e tempo dilaniati dall’infinita battaglia tra istinto e logica. In più #Diecimila è anche un elogio della lettura che permette agli stolidi lettori di cogliere le gioie e le storture dell’umanità. Per quanto riguarda la qualità materiale e impaginazione del volumetto, posso solo dire che #Interlinea è sinonimo di alto valore editoriale.

Se vuoi essere contemporaneo: leggi i classici di Gabriele LaviaSe vuoi essere contemporaneo leggi i classici, libro di Gabriele Lavia

Il saggio parte dal presupposto che il futuro sia scritto nel passato e non nell’immaginazione di un possibile avvenire. Ecco allora che il Classico, ovvero un must di lettura, è quel testo che ci fa prendere coscienza del nostro “essere storico”. Classico è inoltre l’autore e non un singolo titolo. Secondo #GabrieleLavia, gli autori classici sono quelli che hanno affrontato con coraggio quel “mestiere di vivere” che noi moderni snobbiamo alla grande. Perché leggere allora Omero, Sofocle, Shakespeare, Molière, Kant, Goethe, Foscolo, Leopardi, Melville, Dostoevskij, Tolstòj, Nietzsche, Strindberg, Čechov, Pirandello, Kafka e Pasolini? Semplice: sono persone più acute, più percettive, più intelligenti e più avanti di noi.

 

“Il viaggio nel passato” di Stefan Zweig

Recensione del racconto “il viaggio nel passato” di Stefan Zweig, edito da Ibis

La copertina del libro dice già tutto: una coppia che si saluta prima che uno dei due salga sul treno e si diriga lontano dall’amante. Sembra di vedere le tipiche cartoline d’epoca, in bianco e nero, che sicuramente chiunque di noi conserva ancora in quei comò gravidi di ricordi famigliari. Viaggio nel passato (Ibis), scritto nel 1929, è sicuramente un lungo racconto sulla conquista e perdita dell’amore. Lo scrittore Stefan Zweig però non narra una banale vicenda sentimentale ma una passione che non riesce a trovare la sublimazione carnale, perdendosi in una promessa di unione e felicità che poi verrà dissipata dal tempo.

copertina il viaggio nel passato di Stafan ZweigE di quel passato, di quel fuoco della sua giovinezza in cui le notti e i giorni si erano consumati nei tormenti, non c’era più altro che una debole luce, una quieta, buona luce di amicizia che non pretendeva niente e non costituiva pericolo

La trama del racconto

Siamo a Francoforte, in un’industria chimica dove Ludwig, un ventenne di umili origini diplomato in chimica, svolge dell’attività di laboratorio. L’azienda appartiene al consigliere G. che è un ricco imprenditore, sposato con una donna splendida. Ludwig lavora molte ore al giorno e non si ferma mai: cerca di riscattarsi economicamente e di puntare a un ceto più alto. Ludwig è però un ragazzo coscienzioso e rispettabile, per nulla arrogante, qualità che piacciono al Consigliere G. cosicché il giovane chimico diventa presto il braccio destro dell’imprenditore.

Ludwig si trasferisce nella reggia del consigliere e lì conosce la moglie, per la quale Ludwig perde subito la testa. I giorni trascorrono e tra il protagonista e la donna si accende una passione amorosa che culminerà in un ardente bacio. All’improvviso Ludwig è costretto a volare in Messico per questioni lavorative. Egli allora strappa una promessa alla donna: al suo ritorno si dichiareranno al mondo intero, o almeno questo è quello che lui vorrebbe da lei. Nel frattempo scoppia la prima guerra mondiale, Ludwig non riesce a tornare in Germania e negli anni di esilio in Sud America decide di sposarsi, mettendo al mondo dei figli.

Finito il conflitto mondiale, il protagonista torna dalla sua antica amata, ma si rende conto che l’amore per lei ha preso una piega insolita. Il desiderio ormai non può essere soddisfatto perché l’età e i cambiamenti storici hanno stravolto il contesto in cui tanti anni prima era sbocciato.

foto dello scrittore Stefan Zweig
Stefan Zweig – scrittore

Non appartiene alla natura umana vivere soltanto di ricordi e così, come le piante e ogni altro prodotto della terra traggono nutrimento dalla terra stessa e dalla luce che proviene dal cielo che filtra continuamente affinché i colori non impallidiscano e la corolla non perda i petali, anche i sogni, apparentemente così poco terreni, hanno bisogno di alimentarsi, di un po’ di sensualità, di tenerezza e di immagini che li aiutino a mantenersi desti, altrimenti il sangue coagula e la loro luminosità impallidisce

Vortice e oblio temporale

Il volumetto ha una struttura narrativa molto interessante: le prime pagine sono dedicate alla riunione dei due amanti alla stazione di Francoforte. Da lettore, mi sono sentito disorientato. L’orientamento ritorna quando si sfoglia la digressione sul passato di Ludwig e sull’incontro, avvenuto tra i due prima della partenza per il Messico. Viaggio nel passato è basato sul tema dell’amore possibile; un termine che userei per tutte quelle scintille d’amore che promettevano grandi cose ma che si sono perse nella voragine del tempo. Quante volte si fantastica su una persona, sperando in una ventata di speranza e vitalità in grado di dare una scossa alle nostre aspettative sentimentali. Alcuni chiamano questo fenomeno “pensiero magico”, io lo definirei illusione.

Ludwig ha per anni pensato a una donna fantasma, idealizzandola, che poi ha perso nonostante il ricongiungimento tardivo. Il fatto è che l’avanzata dell’età ci trasforma e deforma i nostri ricordi. La persona che abbiamo amato in passato tende a scomparire, estinguendosi dalla realtà. Una metamorfosi con cui tutti, prima o poi, facciamo i conti.

Viaggio al centro di Tempo di Libri

In questo post voglio fare qualcosa di diverso. Non ci sarà la consueta recensione letteraria. Immagino che lo abbiate già capito dal titolo dell’articolo. Bene, allora facciamo un bilancio di Tempo di Libri, la fiera internazionale dell’editoria che si è tenuta dal 8 al 12 marzo presso il MiCo FieraMilanoCity. Premetto subito una cosa, ho partecipato alla fiera per ragioni lavorative. Nonostante il contrattempo professionale, ho avuto l’opportunità di girovagare per i due padiglioni in cerca di piccoli tesori da acquistare. Chi segue il mio profilo Instagram, sa bene che lo stand di cui mi sono innamorato a prima vista è stato quello di Adelphi. Il motivo non era legato alla modernità della struttura del punto vendita, bensì all’immenso e meraviglioso catalogo colorato adagiato in minimali librerie: un panorama da togliere il fiato.

Ritornando al punto, dicevo che ho girovagato per la fiera per tutto il weekend. Un fine settimana che si stava rivelando interessate anche da un punto di vista sentimentale, ma che poi non ha acquisito i favori di Cupido, peccato. Scusate il piccolo sfogo personale, ritorno istantaneamente alla cronaca libraria. Ho infatti notato che l’affluenza dei visitatori, molto bassa di venerdì, ha toccato il picco domenica: una marea di gambe accostate a piramidi di volumi. Ho provato a chiedere a qualche editore se la mia percezione fosse stata corretta, e mi hanno risposto di sì. Secondo loro, Milano non sarà mai all’altezza dei numeri esplosivi del Salone del Libro di Torino perché il capoluogo lombardo offre tantissime iniziative culturali tutto l’anno: viene dunque a mancare il concetto di “evento”, ovvero un avvenimento unico e irripetibile. Ricordo che Tempo di libri è almeno il terzo evento milanese dedicato ai libri degno di nota dopo Book Pride e Book City Milano. Ho inoltre domandato se il costo del biglietto fosse troppo alto: «Per i ragazzi ci sono molti sconti, e poi il prezzo si allinea a quello di altre fiere», ha replicato un anonimo e oscuro editore.

L’unico mio rammarico è quello di aver seguito poche presentazioni. Tra un articolo e l’altro, non sono riuscito a partecipare agli eventi più blasonati come quelli con Pippo Baudo, Massimo Recalcati, Gerry Scotti, Ivana Spagna, Silvio Muccino… Sono certo che, se conoscete i miei gusti e quello che scrivo in questo blog, troverete immediatamente gli intrusi nella precedente lista. Tuttavia, a dir la verità, ho partecipato a qualche incontro. Ne ho parlato in questo articolo Memoria e Shoah al centro di Tempo di libri che ho scritto per il magazine online Mosaico.

Chiaramente ho fatto alcuni acquisti. Curiosi? Ecco qui sotto le copertine delle mie compere:

copertina in ricordo del mio amato cane di Yoram Kaniuk PierreCercavo qualcosa di triste, o quantomeno di più tragico della mia vita amorosa, e ho scommesso tutto su questa copertina: un cane affranto e con le lacrimuccie batte senza dubbio, direi per 10 a 0, un cuore infranto. Che esistenza agra, la mia eh!, non quella della dolce bestiolina stilizzata

 

 

copertina il violino di Auschwitz

La storia che sta dietro all’ideazione di questo libro è molto commovente. Non ve la spoilero perché la trovate descritta nel libro per ragazzi. Il libro l’ho comprato per averne una copia personale, dato che un violino simile, come ho raccontato nell’articolo per Mosaico, rappresenta un pezzo fondamentale della storia della mia famiglia

 

 

copertina Kerbaker DiecimilaUn libro che parla di sé stesso. Serve altro per definire la mia scelta? Ho poi incontrato, più volte, Kerbaker durante i giorni di Tempo di Libri. Era inevitabile poiché quest’anno è stato il direttore della kermesse letteraria. In un incontro fugace, ho colto l’occasione per chiedere una sua dedica: con gentilezza mia ha donato una frase molto ironica, che tuttavia terrò privata

 

copertina book blogger ciarapicaHo voluto dare fiducia a questa giovane blogger. Spero di non pentirmene. Anche se, sfogliando velocemente le pagine del saggio, ho notato una concezione alquanto creativa del concetto di “critica letteraria”. Non voglio però nutrire i preconcetti. Vi farò sapere a lettura ultimata. Perché ho artigliato il roseo volume? Only for the topic

“Il taglio del bosco” di Carlo Cassola

Recensione del racconto “Il taglio del bosco” di Carlo Cassola, pubblicato da Einaudi

Ci sono tormenti che non cessano nemmeno con lo scorrere del tempo. Lo sa bene il boscaiolo Guglielmo, protagonista de Il taglio del bosco (Einaudi, la mia copia) di Carlo Cassola, scrittore noto ai più per il libro La ragazza di Bube. Il racconto lungo, pubblicato nel 1950 sulla rivista Paragone-Letteratura, si concentra sui 5 mesi di lavoro di un taglialegna toscano che ottiene un appalto per tagliare un bosco nei pressi di Massa Marittima. Non c’è una trama specifica: Cassola immerge il lettore nella piccola comunità di cinque boscaioli toscani che per mesi vivono insieme dentro a un capanno e che passano tutto il giorno, quando il meteo lo permette, a spaccare legna all’aperto.

copertina il Taglio del boscoGuglielmo, protagonista 38enne del racconto Il taglio del bosco, è un uomo spezzato e annichilito dalla morte prematura della moglie. L’uomo ha due figlie, Irma e Adriana, che sono accudite da Caterina, sorella di Guglielmo. Sin dalle prime pagine, leggiamo che il nostro boscaiolo pensa solamente ai conti di casa e non sembra incline a mostrare affetto nei confronti delle figlie. Per lui i sentimenti non sono importanti. Ciò che è importante sono i soldi che fortunatamente entrano nella casa di Guglielmo grazie alla sua abnegazione lavorativa.

Personaggi tormentati dalla vita

Perché Guglielmo ha un atteggiamento distaccato verso il mondo e la famiglia? Non bisogna giudicare troppo frettolosamente. La causa della condotta del boscaiolo viene rivelata poco a poco attraverso dei flash back che ci riportano alla tragica vicenda della moglie, morta per un male incurabile ai reni. Chiaramente Guglielmo soffre, è tormentato dal rimorso e dai fantasmi di un passato che non lo abbandonano mai, nemmeno quando intraprende un appalto del taglio di un bosco che lo terrà lontano da casa per circa 6 mesi. Guglielmo non è però il solo personaggio con un passato complesso e problematico. Nella compagine di boscaioli partiti per l’abbattimento degli alberi troviamo Fiore, Amedeo, Francesco e Germano. Amedeo è il cugino di Guglielmo, Fiore un maturo e scontroso boscaiolo, Francesco un cuoco ed ex-commerciante e infine Germano un taglialegna ventenne. Cassola delinea in modo davvero interessante e realistico la psicologia di questa comunità di lavoratori: è davvero sorprendente la maestria dello scrittore nel non cadere in facili stereotipi come quelli del boscaiolo che spacca legna e mette in mostra la propria virilità. Non dobbiamo però trascurare un altro fondamentale personaggio: il carbonaio. Una figura drammatica che ha perso tutto nella propria esistenza e che vive solo per la sepoltura.

Il messaggio di Carlo Cassola

Il racconto presenta inoltre un gioco di metafore: la forza fisica in contrasto con la debolezza della mente. Eccezionali sono anche le descrizioni paesaggistiche dell’autore che mi hanno lasciato senza fiato. Ne propongo una che si sofferma sugli effetti della luce lunare sulla foresta toscana:

«Il pendio erboso era madido di luce. Era come se una mano invisibile lo avesse inondato di un liquido prezioso. Le ombre sghembe della capanna e delle piante che il taglio aveva rispettato risaltavano nere come l’inchiostro. Nel crinale di fronte, ciascun albero spiccava isolato, sì che sarebbe stato possibile contarli, almeno fino a un certo punto, oltre il quale impiccolivano, venendo a formare una linea continua. In basso si snodava il nastro luccicante del fiume Sellate»

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Carlo Cassola – scrittore

Il lavoro per Guglielmo è una distrazione. Lo aiuta a non pensare alla propria tragedia esistenziale. Un po’ come facciamo tutti. Per esempio il sottoscritto, quando giunge qualche delusione d’amore, si applica compulsivamente alla scrittura per lenire le scottature sentimentali. Il dolore logora ma fa anche crescere. La scomparsa prematura della moglie ha infatti reso Guglielmo un lavoratore migliore: egli è destinato a diventare un imprenditore del legno, garantendo un futuro stabile alle figlie. Il prezzo della cognizione del dolore è molto alto. Il racconto poi riflette alcuni snodi importanti della vita di Carlo Cassola: il testo preso in esame fu scritto dopo la morte di sua moglie Rosa. La letteratura può dunque essere una terapia per interiorizzare e superare gli eventi drammatici delle nostre esistenze.

Se dovessi interpretare il principale messaggio de Il taglio del bosco, direi che secondo Cassola il dolore di una separazione va affrontato direttamente. Negarlo significa soffrire ancora di più.