letteratura italiana

Podcast | Tommaso e il fotografo cieco | Gesualdo Bufalino

9788845254932_0_0_300_80Continuano le mie sperimentazioni nel mondo del podcasting. Ecco a voi la nuova puntata sul complesso “iper-romanzo” di Gesualdo Bufalino Tommaso e il fotografo cieco (Bompiani). Non è stato facile produrre questa audio-recensione perché il romanzo di Bufalino è una pubblicazione zeppa di riferimenti letterari, costruita con un lessico ricercato e questi elementi sono impastati in una trama (apparentemente) confusionaria e a tratti indecifrabile.

Ricordo inoltre che potete trovare altre audio-recensioni di questo genere cliccando alla voce “Podcast” nel menu di navigazione (oppure clicca qui).

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“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” ma è entrato nella mia libreria

È stato l’ultimo libro che ho letto nel 2016. Volevo arrivare a tutti i costi al trentesimo libro e allora ho deciso di leggere il romanzo più celebre di Enrico Brizzi Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un volume super-consigliato quando si frequentano le medie o le superiori.

Perché allora ho deciso di leggerlo a 25 anni?

Per il voto medio degli utenti su Goodreads. Sono stato incastrato dal popolo della rete fidandomi del loro giudizio e francamente, a lettura terminata, sono rimasto molto deluso.

Il romanzo di formazione è stato pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore nel 1997 (se non mi inganna il frontespizio dell’edizione del 2008) e nel corso degli anni è stato tradotto in 24 lingue. Il libro fa parte della nostra letteratura contemporanea e fu scritto da un giovanissimo Brizzi, aveva solo 20 anni, che grazie a quest’opera vinse nel 1994 il prestigioso Premio Campiello.

La storia contenuta in questa pubblicazione ha un carattere marcatamente adolescenziale. Il protagonista bolognese è il giovane Alex, uno studente liceale della fine degli anni ‘80, che ci racconta la propria storia d’amore e la propria maturazione attraverso episodi di vita quotidiana. La trama è costruita in modo tale che Alex, a poco a poco, esca dal mondo di plastica post-adolescenziale (da qui il paragone con il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers) e si lanci nell’ambiente adulto costituito da delusioni, sofferenze e difficoltà di ogni genere.

L’aspetto più curioso del libro di Brizzi è sicuramente lo stile: un frequente uso di neologismi adolescenziali che negli anni Novanta si sviluppavano solo tra i banchi di scuola, mentre nel 2017 si diffondono con facilità grazie ai social network.

Per il resto, ho trovato questo romanzo abbastanza piatto e senza grandi colpi di scena. Sarò diventato vecchio, sarò diventato cinico, ma le storie d’amore tra adolescenti non le posso più tollerare. Con me l’ex ventenne Brizzi ha sbagliato target.

Giovanni Pascoli | La vita

 

Come ho già fatto per altri autori, in questo post ci dedichiamo all’imponente figura di uno dei poeti più autorevoli della nostra storia letteraria recente. Faccio questo mero esercizio di stile per introdurre e ricordare a me stesso cose che nel tempo ho dimenticato.

Giovanni Pascoli è nato in Romagna nel 1855 e trascorre la sua infanzia a stretto contatto con la natura. Egli infatti viveva in campagna e col tempo aveva imparato a nominare tutti i generi di piante e le specie animali con cui aveva a che fare.

102077037-portrait-of-italian-poet-and-university-gettyimagesLa sua famiglia era agiata e di stampo patriarcale. Pascoli la considerava il suo nido ben protetto dalla figura decisionista del padre. La buona condizione economica famigliare gli ha permesso di intraprendere i primi studi senza alcun tipo di problemi. Il giovane Pascoli sin da subito si dimostrò molto attratto dallo studio e dai libri.

Nel 1867 però la vita del dodicenne venne sconvolta da un tragico fatto di sangue che influenzò nel bene e nel male il suo futuro. Il padre fu barbaramente ucciso a bruciapelo con un colpo di fucile. Non si riuscì mai a scoprire chi fosse l’assassino (si pensa però ad un omicidio su commissione).

Questa è solo una delle numerose morti che colpirono la famiglia Pascoli. Qualche tempo dopo morì infatti anche la madre e questo avvenimento gettò il nucleo famigliare in un caos emotivo ed economico: i figli si trovano sprovvisti di una guida genitoriale e non hanno più tutele nello studio.

poppi_1_672-458_resizeGiacomo, il fratello maggiore, riuscì a tenere a galla la barca e così risollevò le sorti della propria famiglia che decise di trasferire nei pressi di Rimini. In quegli anni Giovanni ebbe la possibilità di finire gli studi e si iscrisse alla facoltà di Lettere presso l’università di Bologna grazie ad una borsa di studio.

Come in passato, nei primi anni di università Pascoli si dimostrò un zelante studente. Poi nella sua vita entrò la politica. Diede inizio ad una serie di contatti con i circoli socialisti. Egli era infatti favorevole all’incremento dei diritti dei lavoratori e alla giustizia sociale. Tale attivismo politico gli precluse il rinnovo della borsa di studio e così si trovò costretto a sospendere la propria carriera universitaria.

Nel 1976 un altro lutto si manifestò in casa Pascoli: Giacomo morì e la famiglia fu sprovvista di un appoggio economico. Furono obbligati a vendere l’amata casa di San Mauro per costituire un piccolo gruzzolo per sostentarsi.

175818026-view-of-the-living-room-in-the-giovanni-gettyimagesNel frattempo Giovanni intensifica la sua militanza politica e riesce addirittura a conoscere Andrea Costa, pioniere del movimento operaio italiano. Sull’onda dell’entusiasmo, Pascoli fece un’attiva ed intensa propaganda per la Prima Internazionale. A causa della sua attività politica viene arrestato e detenuto nel carcere di Bologna.

Crescendo, riesce a calmare il proprio fervore politico e sviluppa una concezione idealistica legata all’umanitarismo interclassista di stampo contadino. Rispetto agli anni della gioventù si convinse che lo scontro sociale non fosse affatto necessario. Dopo tali cambiamenti riuscì ad ottenere di nuovo il sussidio universitario fino al termine degli studi.

Finti gli studi, incomincia la sua carriera da professore itinerante. Dico questo perché dovette cambiare molte scuole prima di diventare professore ordinario. Infatti insegnò prima a Matera, poi a Massa ed infine a Livorno. Negli anni di questo girovagare scrisse due antologie di poesia latina e due di letteratura italiana.

Dopo queste esperienze lavorative, Pascoli incominciò la carriera accademica: a Bologna insegna grammatica latina e greca. Grazie al suo talento divenne un famosissimo latinista e riuscì a vincere il prestigioso premio internazionale di Amsterdam per la poesia latina.

In questi anni pubblicò le sue raccolte poetiche: nel 1891 le Myricae e nel 1897 i Poemetti e nel 1903 I canti di Castelvecchio.

famiglia-colibriNegli ultimi anni della sua vita, il poeta italiano cercò di ricomporre il nido famigliare; decise di andare a vivere con le due sorelle nubili. Il rapporto che aveva con loro era abbastanza morboso e infatti Pascoli non si sposò mai.

Nel 1895 si trasferisce nella Garfagnana, a Castelvecchio di Braga, dove affitta in un primo momento la casa che poi acquisterà in un momento successivo.

In questi ultimi anni diventa promotore e poeta ufficiale del patriottismo italiano: la produzione letteraria coeva esalta e celebra la virtù della patria. Fanno parte di questa tendenza Gli inni, i poemi italici, poemi di Risorgimento e Le canzoni di re Enzio. Il componimento La grande proletaria s’è mossa celebra la guerra in Libia.

Nel 1912 gli viene assegnata un’altra medaglia d’oro dall’accademia olandese ma lo stesso anno morì a causa di un tumore.


In breve voglio riassumere le costanti letterarie del Pascoli. Non tutti lo sanno, ma in casa egli aveva tre tavoli da lavoro: uno dedicato alla poesia italiana, il secondo alla poesia latina e il terzo alla critica dantesca. Questo ci fa comprendere quale fosse l’impronta unitaria dell’ingegno versatile del poeta; infatti sperimentò vari generi come lo stile lirico, elegiaco, bucolico, epico, fiabesco, allegorico, celebrativo e didascalico.

La poetica pascoliana trova la sua genesi nella enorme ferita psicologica derivata dall’assassinio del padre. Negli anni egli ha utilizzato la poesia proprio in funzione di riabilitazione e di elaborazione del lutto. Tutto ciò è avvenuto attraverso un meccanismo regressivo: il suo immaginario poetico retrocede nel passato che rappresenta il contenitore di sentimenti positivi e propositivi. I critici letterari hanno individuato tre tipi di regressione: anagrafica, sociale e storico-culturale.

 

 

 

 

Gadda e il gomitolo linguistico

C’è una pratica già estinta – o quasi– che si chiama “organizzazione della corrispondenza”. Nel 2016 riceviamo lettere di carta solo dagli amici delle società elettriche o dall’amministrazione comunale che ci sollecita a pagare una multa.  Si è persa la magia dell’attesa. Ora ci affidiamo all’immediatezza delle chat e allora ecco che fioccano whatsapp, telegram e snapchat.

È quindi un atto eroico mettersi a leggere un complicato scambio di missive tra due intellettuali che dibattono su temi editoriali ed esistenziali.

Il 22 marzo ho terminato la lettura di Un gomitolo di concause che raccoglie le lettere che Carlo Emilio Gadda inviò tra i ’50 e i ’60 ad un giovane Piero Citati.

814c05dbb934e927750cfe8c73b40cac_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyConfidando che voi abbiate compreso il mio stile ellittico, non è un libro facilmente interpretabile senza la lettura dell’organizzato apparato di note.

Gadda mi ha stupito. Da un grande della letteratura mi sarei aspettato un tono laconico e cattedratico e invece nulla di tutto questo.

Ho notato un grande sperimentalismo linguistico: una sorta di ibridazione tra il latino, il dialetto e l’italiano corrente.

Di sicuro non è un libro fondamentale ma sicuramente può aiutarci a conoscere più da vicino un grande scrittore che non ricorre molto spesso nei discorsi degli intellettuali.

Cassola tra politica e realtà

carlo_cassola-211x300L’uomo che vedete in fotografia, con una splendente camicia bianca, non è un nuovo ministro del governo Renzi. Se lo avesse incontrato probabilmente non gli sarebbe dispiaciuto conoscerlo per capire quanto la politica italiana sia mutata così lentamente.

Da quello che ho letto su di lui, intuisco che in passato debba esser stato uno scrittore molto tollerante. Fu amico nei ’30 dei figli di Mussolini ma poi decise di arruolarsi nella Resistenza.

Cassola è sempre stato un anticonformista: convinto delle proprie idee si è persino permesso di criticare quel fenomeno di opposizione armata che negli anni ’60 gli causò numerosi gratta capi.

claudia-300x300 Molte critiche fioccarono anche in occasione della pubblicazione de La ragazza di Bube avvenuta da parte di Einaudi nel 1960 e il romanzo nello stesso anno vinse il Premio Strega (nella foto lo scrittore è affiancato da una bellissima Claudia Cardinale – che invidia).

Parlo di questo libro perché è l’ultimo che ho letto. Anche l’unico per dire la verità.

Mi è piaciuto a metà. La nota più positiva è rappresentata dal linguaggio e dallo stile. Per amor del cielo, se dovete acquisire un canone di scrittura, vi prego, incominciate dalla produzione letteraria di quest’uomo. E la nota più negativa? La trama. Non la sopportavo; era davvero troppo semplice. Per non parlare dell’amore eterno di Mara nei confronti di quel (inconsapevole) delinquente di Bube. Una storia troppo piatta, e infatti piace a mia madre. Non c’è nessun colpo di scena, nel senso che le cose vanno come devono andare.

Con questo pippone critico non voglio dire che il libro non si presti a letture più profonde. C’è il tema della Resistenza. Argomento molto strumentalizzato politicamente, anche nel nostro presente. Questo è ed era un tasto dolente. La pubblicazione del libro ottenne molto successo di pubblico ma le critiche degli intellettuali di sinistra furono spietate. Due in particolare;

libro_244Italo Calvino disse: “I romanzi di Cassola sono sbiaditi come l’acqua della rigovernatura dei piatti, in cui nuota l’unto dei sentimenti ricuci nati’’. Pesante?

Togliatti non fu meno duro, definì lo scrittore romano come “un diffamatore della resistenza”.

Devo dirvi la verità, queste cattiverie mi hanno reso Cassola ancora più simpatico.

Giovanni Verga | La vita

 Come abbiamo fatto per altri autori della storia della letteratura italiana, in questo post mi concentro sulla vita di un altro noto  scrittore italiano. Tutti noi conosciamo Giovanni Verga, un intellettuale con il pallino del verismo (più avanti spiegherò cosa sia). I suoi libri più famosi sono certamente I Malavoglia Mastro don-Gesualdo. 

Verga compì un percorso alquanto emblematico per affermare la propria figura d’intellettuale. Dalla Sicilia infatti decide di trasferirsi a Firenze e poi a Milano. Perché? Le due città erano i centri della mondanità e delle élite culturali.

Lo scrittore può essere definito un vero e proprio figlio del Risorgimento (il nonno paterno era stato il capo della Carboneria). Verga frequentò la scuola di Antonino Abate, un fervente patriota e grazie al suo influsso si devono i primi tre romanzi a sfondo patriottico in cui sono presenti forti ideali patriottici. Anche lui come numerosi altri intellettuali si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza ma non conseguì mai la laurea. Con altri studiosi fondò un settimanale politico legato all’ideologia garibaldina che s’intitolava Roma degli italiani.

82153uIn seguito Verga decide di trasferirsi come abbiamo già detto a Firenze. Nel 1865 era diventata capitale d’Italia e all’interno di essa c’era un gran fermento culturale. Diciamo che il poeta decise di lasciare Catania anche per causa di una violenta epidemia di colera che aveva colpito la Sicilia.

A Firenze, il giovane scrittore incontra il professore e intellettuale Francesco Dall’Ongaro che lo aiutò molto nel conoscere i salotti buoni fiorentini. In questi anni pubblica il romanzo epistolare Storia di una capinera. Frequentando gli ambienti alti della società, Verga viene a conoscenza dell’eleganza, delle frivolezze, degli svaghi e dei drammi della mondanità.

Incomincia così la sua seconda stagione narrativa a cominciare da Una peccatrice. Nella città di Firenze Verga incontrò il conterraneo Luigi Capuana e con lui ci fu un forte legame affettivo ed intellettuale.

Dopo Firenze, lo scrittore si trasferisce a Milano che era la capitale letteraria della penisola dove l’industria editoriale era ormai decollata. Nella città meneghina Verga entra in contatto con le avanguardie culturali in particolare con il gruppo degli scapigliati.

Grazie alla sua fama entrò nei salotti più prestigiosi e quindi frequentò l’ambiente culturale milanese più alto che come base aveva il caffè Cova, noto ritrovo di scrittori e artisti.

coverIl suo status di scrittore di storie galanti tormentate venne scalfito dalla pubblicazione di Nedda, un bozzetto siciliano (un breve racconto che mette in risalto le scene di vita quotidiana) incentrato sulla triste realtà di sfruttamento e di povertà delle campagne della sua terra.

Poco dopo si mise a scrivere un altro bozzetto intitolato Padron’ Ntoni che rappresenta il primo nucleo dei futuri Malavoglia.

Nel 1878 con la novella di Rosso Malpelo, si entra definitivamente nella terza stagione della narrativa verghiana ovvero quella verista. In questi anni vengono pubblicati Vita dei campi, I Malavoglia, le Novelle rusticane Per le vie. 

Verga però fu amareggiato per il poco gradimento ottenuto dai Malavoglia, questo lo si può spiegare dato che era un’opera a forte carattere sperimentale.

Tornato a Catania nel 1880, dà inizio ad una relazione con Giselda Fojanesi. Lo scrittore ebbe una fama di grande seduttore anche perché egli si era sempre detto contrario ad ogni vincolo matrimoniale.

Nel 1885 Verga presentò al teatro Manzoni di Milano un dramma intitolato In portineria ma la rappresentazione non piacque. Questo fatto determinò i primi insuccessi e le prime difficoltà per lo scrittore di origini siciliane. Nel 1888 vide la luce Mastro Don-Gesualdo secondo pannello dei Ciclo dei Vinti.

Con il successo della Cavalleria Rusticana Verga ricevette una cospicua somma di denaro che gli garantì una solida situazione economica. Ritornò allora in Sicilia dove visse fino alla morte 1922 dopo essere stato nominato senatore del Regno.