Sebsatiano Vassalli. La solitudine dello scrittore

Alle superiori la mia professoressa d’italiano mi diede da leggere “Un infinito numero” di Sebastiano Vassalli. Non sapevo nulla dell’autore e ricordo inoltre che la copertina mi attirava e disgustava allo stesso tempo…

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Alle superiori la mia professoressa d’italiano mi diede da leggere “Un infinito numero” di Sebastiano Vassalli. Non sapevo nulla dell’autore e ricordo inoltre che la copertina mi attirava e disgustava allo stesso tempo: quell’uccello giallo mi faceva pensare a qualcosa di vecchio. Costretto a leggerlo, fui sorpreso dallo stile di scrittura che mi costrinse a non fare altro che scorrere le parole di quel romanzo per una settimana. Fu davvero una bella scoperta. L’ambientazione storica e mistica in cui Virgilio era il vero protagonista del libro mi avvicinò ancora di più al mondo classico. Il 27 luglio 2015 Sebastiano Vassalli è morto all’età di 73 anni. E’ stato un duro colpo per tutto l’establishment culturale italiano. Molte pagine di giornale sono state dedicate allo scrittore novarese. Riporto un pensiero del critico teatrale Franco Cordelli apparso il 28 luglio sul “Corriere della Sera”. Vassalli 1vassalli 2 Il giornalista ci racconta che Vassalli aveva scelto la solitudine come stile di vita: scelta in controtendenza rispetto agli scrittori moderni che ucciderebbero per più visibilità. Forse l’autore novarese riteneva che l’autonomia intellettuale si manifestasse nell’emancipazione da ogni vincolo sociale. Infondo chi accetta alcune condizioni di condotta non si può esprimere liberamente: l’oppresso infatti non pronuncia né critiche né denunce. Sono mie congetture ma non tanto lontane dalla realtà. Ricordo dunque Vassalli come un grande scrittore e un pezzo del suo valore artistico resterà per sempre nella mia coscienza letteraria.