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La scuola dell’obbligo è in crisi?

Riforma della scuola

E’ esagerato affermare che la scuola pubblica italiana abbia generato una società scombinata e protesa ai vizi? E gli atteggiamenti discutibili che ogni giorno vengo attribuiti alla classe politica e dirigente di questo Paese non sono frutto di questa educazione?

L’Italia è all’ultimo posto tra i paesi europei per numero di laureati. Come mai? È colpa della scuola dell’obbligo che non stimola come si deve le giovani leve? 

Sarebbe bello approfondire e comprendere i meccanismi di questa decadenza. 

Passiamo agli universitari.

In queste ore ha fatto discutere la dichiarazione del Ministro Poletti che ha dichiarato: «laurearsi con 110 e lode a 28 anni non serve a un fico».  

 Non penso che abbia detto una stupidata. Sono d’accordo in parte con lui. Mi spiego meglio. Sono convinto che valgano più l’esperienza e i risultati concreti. I voti alti testimoniano il tuo potenziale ma non la tua ineccepibile bravura. Alcuni considerano i voti di laurea come un dogma. Non è così. Le persone cambiano col tempo, con l’esperienza sviluppano nuovi talenti, cosa che una laurea non può testimoniare. Poi vogliamo parlare del sistema accademico italiano?

  
Meglio di no, oggi gradirei risparmiarmi un malox. 

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Studiare per voti alti. Ecco il segreto!

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Qual è il segreto per diventare degli ottimi studiosi? Molti intellettuali e ricercatori sostengono che la qualità primaria dello studente debba essere la costanza e la continuità.

Non posso di certo smentire queste conclusioni ribadite recentemente da un articolo del “Corriere della Sera” di luglio (lo trovate qua). Il docente di pedagogia intervistato dal giornalista ha affermato che per essere uno studente provetto è necessario studiare tre ore tutti i giorni, compresi il sabato e la domenica. Questo metodo assicurerebbe una vita sociale alla cavia.

Infatti ogni volta che incontro un universitario con un libretto zeppo di 30 e lode mi chiedo come faccia ad avere un legame con la realtà oltre al mondo virtuale dell’apprendimento. Difficile definire allora tale condizione: passione o nevrosi? Credo che lo studente mosso dalla passione salti subito all’occhio per la sua brillantezza. Il nevrotico si distingue invece per l’ombrosità che scompare non appena conquistata la laurea.

I veri intellettuali dunque sono coloro che rielaborano e contestualizzano quello che leggono e studiano; i pappagalli invece sono gli abili ripetitori che non portano nessun beneficio alla collettività. Insomma quest’ultimi lasciano il tempo che trovano.

E voi a che tipologia appartenete?

Scienza vs Cultura Classica. Chi la spunta?

C’è un quesito che un adolescente si pone  a settembre quando  deve decidere quale scuola superiore frequentare: “Cosa scelgo? Una formazione scientifica o umanistica?”.

E’ una domanda che mi sono fatto anche io qualche anno fa. La mia risposta è stata: “Seguo la mia passione“. Come insegna Occam, ho messo da parte tutte le elucubrazioni inutili.

Ma ascoltando i discorsi della gente comune si percepisce il fatto che ormai la cultura classica non serva più a nulla e che si debba puntare in primis sulla scienza.

Grande sciocchezza.

Le innovazioni del nostro tempo nascono dal connubio tra scienza e cultura umanistica. Tesi sostenuta anche dal giornalista Walter Isaacson, ex-direttore del Time nonché noto scrittore e biografo: tra le sue opere più famose c’è la biografia di Steve Jobs.

In un’intervista al “Corriere della Sera” ha sostenuto che il vero valore creativo non viene dagli ingegneri ma da chi sa connettere le discipline umanistiche alla tecnologia, le arti alla scienza.

Il caso più significativo è rappresentato da Jobs che ha avuto la geniale idea di unire un raffinato design e l’innovazione informatica in un unico prodotto. Un luminare? Non proprio. Si era circondato di professionisti con diverse formazioni: dallo scambio di idee è nato il progresso.

Isaacson è inoltre un ammiratore di Leonardo da Vinci (l’opera intellettuale dell’artista italiano  racchiude i concetti espressi sopra) il quale ebbe la capacità di esplorare e costruire nuovi mondi con passione, fantasia e creatività.Leonardo da Vinci

Stimolato da una domanda dell’intervistatore, Isaacson si è detto convinto che Milano possa inaugurare un nuovo Rinascimento puntando sull’innovazione tecnologica e sulla formazione scolastica delle giovani generazioni.