scrittura

La scrittura secondo Raymond Carver

Secondo me la colpa è dei film e delle serie tv, se tutti desiderano una volta nella vita pubblicare un libro. La maggior parte delle persone crede che chiunque possa diventare uno scrittore dimenticandosi del talento e della costruzione di una solida base culturale. Lo scrittore nell’immaginario video-ludico è un essere eccezionale, arguto e amato dagli dei. Ci credo che poi lo spettatore nutre un po’ di invidia nei suoi confronti.

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Raymond Carver

In Italia, secondo le stime ufficiali, vengono pubblicati ogni giorno 215 libri e meno della metà dei cittadini Italiani (41%) legge almeno un libro all’anno. Poi potrei parlare anche del fenomeno degli youtubers scrittori ma per il momento lascerei stare.

Che cosa bisogna fare per diventare un bravo scrittore? Sicuramente leggere ottimi libri e scrivere molto, ogni giorno, come se avessimo i compiti a casa. Non scoraggiatevi però se vi dico che questo non potrebbe bastare.

Come afferma l’autore americano, Raymond Carver, nel volume che raccoglie i suoi saggi e i suoi articoli, Il mestiere di scrivere (Einaudi), «La buona narrativa consiste nel portare notizie da un mondo all’altro».

Carver è stato uno dei più importanti scrittori americani della seconda metà del Novecento e si specializzò nella creazione di racconti e poesie. Egli fu inoltre un amato professore universitario di scrittura creativa.

41fcmar939lIl libro sotto esame non è un manuale, ma raccoglie alcune riflessioni sulla scrittura che possono aiutarci a comprendere meglio il complesso meccanismo del processo creativo che ogni scrittore deve affrontare di fronte alla pagina bianca di Word o di WordPress.

Scrivere bene non significa solo edificare grandiose trame e personaggi avvincenti. Scrivere bene significa soprattutto usare correttamente le parole e la grammatica. Carver insiste sulla leggerezza della narrazione, come Italo Calvino, afferma che “la scrittura estremamente elaborata e chic o quella chiaramente stupida fa venire veramente sonno”.

Un altro aspetto rilevante della scrittura è la revisione. Carver amava correggere i propri testi e anche quelli dei suoi studenti. Credeva profondamente “nell’efficacia della revisione senza fine; era una cosa che gli stava molto a cuore e che, ne era convinto, era importantissima per gli scrittori, in qualsiasi fase di sviluppo si trovassero”.

Come avrete capito, essere un professionista delle lettere non è una cosa facile, ma se il vostro sogno è di campare pubblicando libri, vi consiglio di scrivere un po’ ogni giorno, senza speranza e senza disperazione.

Un ultima cosa. Vi segnalo la mia radio-recensione del libro, che potete scaricare o ascoltare collegandovi al mio profilo di Soundcloud. Per risparmiare tempo, qui sotto trovate il player con il contenuto.

Piccole divagazioni sulla solitudine

Vedete, trovare un argomento interessante da sviscerare, da sezionare e da analizzare per il blog non è semplice. Alcuni amici e conoscenti propongono cose troppo banali: “Parla degli animali!”. “Ma che animali, Paolo, devi scrivere di Trump. Lo dicono i trend di Google”. Tali suggerimenti non mi stimolano. Accrescono solo la mia insoddisfazione che si materializza nella mia solitudine.

Solo con i miei pensieri mi rivolgo allo schermo in cerca di ispirazione. Forse è arrivata. Perché al tempo dei social network non si parla mai di solitudine? E poi, la solitudine ci rende persone peggiori o migliori?

Prima di rispondere però dobbiamo chiarire che cosa sia questa solitudine. E chi meglio di uno scrittore come Albert Camus potrebbe farlo. Ecco allora una sua poesia pescata da At sixies and sevens :

1097050201745La solitudine, si, la solitudine!La conosci tu la solitudine?si, quella dei poeti e degli impotenti.
La solitudine? Quale solitudine?
Ma lo sai che non si è mai soli?
e che dovunque ci portiamo addosso il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro?
tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi.
e fossero solo loro, poco male.
ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che abbiamo amato e che ci hanno amato.
il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei!…..
La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti…..se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata dai fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi

Solitudo (inis), deriva a sua volta dal latino solus, uno solo. Ci hanno sempre detto che ognuno di noi è unico. Sbagliano? Non credo. Ogni individuo ha una propria coscienza e non esiste in circolazione un clone che ci assomigli al 100%. Quando infatti ci accusano di omologarci o di essere banali, in verità ci stanno dicendo che siamo troppo simili agli altri e poco interessanti. Inoltre oggi viviamo nella retorica della “creatività”. Oggi ho sentito dire dal mio sindaco che “la città che amministro è un esempio di creatività”.

Chi sono i creativi? Non esiste un identikit preciso. Un creativo è sicuramente un bravo scrittore, un brillante scultore o un fotografo visionario. Ogni arte è collegata alla solitudine. Fateci caso. Quando esprimiamo un’idea originale corriamo il rischio di non essere capiti. Rischiamo di attirarci antipatie perché il prossimo non intuisce il nostro potenziale. Perché cercare l’approvazione degli altri quando gli altri non ci accettano. In questo dilemma interviene la solitudine.

Recentemente mi sono imbattuto in un affascinante e spiazzante video. La clip fa parte del progetto School of Life, che raccoglie una serie di animazioni-video di Alain de Botton “su come la cultura e la storia ci aiutino nella nostra vita quotidiana”, come riporta Internazionale.

Secondo questo video la solitudine ci rende più sensibili e intelligenti perché ci permette di non scendere a compromessi e di esprimerci senza limitazioni. Questo non significa che vivremo soli per sempre. La compagnia che ci rende felici non è semplice da trovare. Bisogna essere molto fortunati. Ma quando la si trova diventa qualcosa di estremo valore.

I sottotitoli in italiano di Internazionale sono davvero fatti bene e li trovate QUA.

Veniamo ai social che di sociale hanno solo il nome. Ritengo che, se utilizzati male, contribuiscano ad alienarci dalla società reale. Facebook non può diventare il nostro mondo, Twitter, Instagram e Snapchat, lo stesso. Sono ambienti artificiali che esistono solo in quanto copie del mondo vivo e vero in cui abitiamo.

La solitudine dunque può essere qualcosa di positivo come la canzone di Brandon Flowers, Lonely Town, in cui una ragazza si gode la propria tranquillità. Potrei dire che Cremonini poi abbia copiato l’idea, ma oggi no:

Ci sarebbe davvero tanto da elaborare sulla solitudine. Se avete qualche suggerimento, scrivetemelo in breve nei commenti.

9 consigli per scrivere meglio su Facebook

Non capita spesso che scriva un post sul libro che stia leggendo, ma oggi lo farò.

Da circa una settimana sto sfogliando Scrivere per il web (Hoepli) di Michael Miller, un autore americano molto popolare che ha scritto numerosi best-seller sulla musica, sulla tecnologia e sul marketing.

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Michael Miller

Il volume in questione tratta la scrittura sul web e gli accorgimenti da adottare per diventare un buon copywriter.

Come sapete, nella vita mi occupo principalmente di giornalismo e a questo argomento ho anche dedicato la mia tesi di laurea. Dunque drizzo sempre le mie antenne verso tutte le pubblicazioni che si occupano del rapporto tra innovazione tecnologica e scrittura.

L’ho scritto molte volte: il futuro del giornalismo sarà online. I giornali di carta saranno solo prodotti culturali di lusso per una cerchia ristretta di lettori.

Se oggi parliamo di prodotti culturali, dobbiamo per forza parlare anche di social network e Facebook è quello più utilizzato in Italia.

Il social di Zuckerberg non mi piace molto perché fatico ad utilizzarlo. La mia bacheca è invasa da post banali e informazioni superficiali che mi fanno perdere tempo. Esistono le eccezioni, ma sono rare. Facebook punta all’intrattenimento e non all’informazione: le pagine di bufale ne sono una prova.

418drcojasl-_sy346_D’altro canto, sono obbligato a utilizzare Facebook se voglio espandere il mio pubblico di lettori. Per fare questo, ho appreso alcuni trucchetti da Scrivere per il web.

  1. Bisogna esercitarsi nel creare un proprio stile. Gli utenti devono percepire una differenza sostanziale rispetto alle altre migliaia di post pubblicati nel feed news.
  2. Lo stile che adottiamo su altri social, non dovrebbe essere applicato a Facebook.
  3. È preferibile scrivere post brevi perché la soglia di attenzione degli utenti è molto bassa su internet.
  4. Ogni post deve contenere un solo pensiero o un solo argomento. Non creiamo testi troppo ricchi di informazioni. I social non amano la complessità.
  5. Facciamo attenzione alle parole e alla grammatica. Eliminiamo le parole superflue come i modificatori inutili, frasi inopportune come quelle introduttive e le ridondanze. Il linguaggio deve essere semplice, composto da termini e frasi brevi.
  6. Il tono dei nostri post non deve essere troppo professionale ma tendere alla colloquialità.
  7. Dobbiamo saper coinvolgere i nostri amici. Condividiamo le nostre esperienze personali, facciamo domande, rendiamoci utili per il lettore e cerchiamo di incuriosirlo.
  8. Aggiorniamo una volta al giorno la nostra pagina o profilo. Facciamolo però solo se abbiamo davvero qualcosa da dire.
  9. Per legittimare ciò che scriviamo, si può incollare il link della nostra fonte. Questo piace molto ai lettori.

Il filtro di Facebook ci toglie la libertà di pensiero?

In questo ultimo periodo sono ossessionato da Facebook. Voglio sapere, con tutto il mio cuore, se mi stia fregando oppure no. Per me la chiarezza è molto importante, anche se l’entità con cui mi relaziono è rappresentata da una massa di dati e di sistemi matematici.

d3bvf21Il social network inventato da Mark Zuckerberg, che si veste sempre uguale, ha distrutto le nostre vite e ha incatenato con furbizia anche il sistema editoriale nazionale e internazionale. Dunque non c’è da scandalizzarsi nel (altro…)

Blog, che medium sto usando?

Prima o poi doveva avvenire. È ormai un annetto buono che aggiorno regolarmente il mio spazio di scrittura definito blog (altri potrebbero chiamarlo bleahg con una chiara sfumatura negativa). Come sapranno alcuni miei lettori, in questo periodo sono in piena crisi a causa dalla redazione della tesi universitaria.

Dunque sto approfondendo molto il macro-argomento del giornalismo. E’ accaduto però che durante le mie letture mi sia imbattuto in un capitolo molto interessante dedicato ai blog. Il mio testo di riferimento è questo manuale di giornalismo digitale.

dribbble-apple-flat-devices-episode2-psd-by-pierre-borodinIl manuale è (altro…)

Inaugurazione Bookcity. Elif Shafak e la democrazia perduta in terra turca

Come avrete notato da una massa di ripetitivi articoli, BookCity è iniziato. Ieri sera ho presenziato, presso il teatro Dal Verme di Milano, all’evento di apertura che ha avuto come protagonista la scrittrice turca Elif Shafak.

La romanziera è stata infatti intervistata – non a caso – dalla giornalista Rula Jebreal. Infatti dico questo perché durante la conversazione si è parlato – inevitabilmente – più di politica che di letteratura. Questo non è un male ma nemmeno un bene, dal mio punto di vista.

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Liberiamo credits

Tralasciando queste mie considerazioni (altro…)