scrittori

I Robot sostituiranno gli scrittori?

Si dice che scrivere un romanzo sia un po’ come dare alla luce un figlio. Ed è verissimo. Siamo sempre stati abituati – giustamente – ad analizzare le opere narrative in base anche alla biografie degli autori che sono fatti di carne, di sentimenti e che vivono con noi su questo grande luogo chiamato pianeta Terra.

Tali certezze però non sono più così solide. Il 16 dicembre ho letto un articolo interessante sul Corriere della Sera, Storia di un computer scrittore, in cui vengono elencati alcuni progetti informatici dedicati alla scrittura di romanzi.

La tecnologia a mano a mano che si sviluppa tende a rimpiazzare l’attività umana. Ad esempio nel campo giornalistico esistono degli algoritmi che sono in grado di scrivere semplici notizie o di sbobinare in diretta i discorsi pubblici pronunciati durante eventi o conferenze. Uno di questi software si chiama “Quill” creato dal Chicago Narrative Science. Questo ente inoltre è convinto che nei prossimi anni il 90% degli articoli sarà scritto dai robot.

Leggendo questa notizia, la mia mente mi ha proiettato in un ambiente cinematografico come Blade Runner o Ex-machina, due pellicole che approfondiscono il divario intellettivo tra mente umana e cervello artificiale. Come facciamo a capire se un computer pensi come noi? Facile, bisogna applicare il Test di Turing.

Lasciando da parte le rievocazioni cinematografiche, il romanzo artificiale fa già parte della nostra realtà. Nel 2008 una casa editrice russa, la Astrel-Spb ha pubblicato il romanzo-bot Amore vero scritto in 72 ore da un sistema informatico. Come spiegano gli esperti, il computer è in grado di creare il 60% di un romanzo, ovvero la trama, ma è poi il programmatore a rappresentare ed aggregare i dati. Tale “creatività computazionale” può funzionare con un buon database di romanzi selezionati e tecniche più o meno complesse di elaborazione di linguaggio naturale.

Il tema che ho presentato qui è molto affascinante e complesso e ha bisogno senza dubbio di approfondimenti. Il primo saggio che ha sollevato questo problema fu Will robots ever have Literature? dello studioso Jerry Hobbs pubblicato nel 1990. Da quel momento si sono sviluppate diverse considerazioni, una delle più recenti è questa della BBC Could a robot write a novel?

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Sette suggerimenti per evitare le tecniche sbagliate quando promuoviamo un libro

Vagando per la rete e leggendo alcuni siti inglesi dedicati ai libri, mi è capitato di imbattermi in questo articolo scritto da Penny Sansevieri sul sito The Verbs. Il suo post è dedicato agli autori che decidono di pubblicare in modo indipendente le proprie opere. La fatidica domanda che uno scrittore si fa dopo aver pubblicato un libro è la seguente: “E ora come lo vendo? Come posso promuoverlo in maniera efficace su internet?”.

 

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Penny Sansevieri

Il 24 settembre la Sansevieri ha scritto in proposito una breve lista delle 7 cose da non fare quando si vuole pubblicizzare un libro. Qui sotto trovate la traduzione del suo articolo:

«Una delle più grandi certezze riguardo le tendenze marketing, incluso il marketing culturale dei libri, è che queste sono sempre in perenne cambiamento. Questo ha molto a che fare con il mutamento della tecnologia. Ogni giorno ci accorgiamo che c’è sempre qualcuno che ci sta vendendo (facendo marketing) qualcosa. Sin da quando sono nel circuito commerciale dei libri, ho sempre cercato di essere molto aggiornata sulle tendenze più in voga e sulle migliori pratiche di promozione da poter elencare così delle concrete raccomandazioni agli scrittori.

Ultimamente, ci sono delle pratiche comuni che gli autori farebbero bene ad abbandonare. Ho identificato infatti 7 metodi poco efficaci che gli autori faranno bene ad evitare per concentrare i loro sforzi in altri ambiti del marketing.

1. EVITA LE COSE GENERICHE

Nel mondo di oggi, ogni giorno ci vengono sbattuti in faccia migliaia di messaggi e pubblicità impersonali. Siamo saturati oltre i limiti da messaggi che non ci interessano. Le nostre caselle postali sono gonfie di email che non vogliamo e che ci invitano a dare subito una risposta. Ma noi non rispondiamo. L’attenzione è dunque la nuova moneta e l’obiettivo primario è quello di crearla e di mantenerla facendo cose più personali.

Anzi, personalizziamo tutto. La personalizzazione della propria promozione richiede più tempo e considerevoli sforzi ma generalmente dà molto valore al nostro lavoro. Tutti noi abbiamo ricevuto almeno una volta nella vita delle mail in cui c’era scritto “Gentile Signore”, ecco questi messaggi sono arrivati anche a delle donne, e in alcuni casi è accaduto il contrario. Ciò succede perché queste mail vengono mandate a casaccio ed essendo spesso parecchio trascurate catturano molto raramente la nostra attenzione. Tuttavia, sono da preferire le email personalizzate (“Caro Paolo”) o anche i messaggi che spieghino il motivo del loro arrivo.

Per esempio, le mail potrebbero dire qualcosa riguardo al post di un blog che voi avete scritto e a cui il destinatario ha espresso un gradimento. Oppure far riferimento ad un contenuto di Facebook che hanno amato come ad esempio le foto delle vostre vacanze. Ma qualunque cosa creiate e qualunque cosa voi facciate, non siate generici. Funziona anche l’esporre brevemente la propria idea specialmente se state informando i lettori del vostro lavoro con i blog o con i media. Fate un commento su un post recente che i vostri probabili lettori hanno scritto, oppure nel blog che hanno aggiornato. Solo un piccolo pensiero gentile e ragionato insieme ad un like può davvero creare notorietà in mezzo ai moltissimi messaggi promozionali che si ricevono ogni settimana.

2. PUBBLICITÀ STAMPATA

Un autore mi ha recentemente detto che ignorando ogni altra forma di pubblicità, preferiva ricorrere al New York Times. Egli ha comprato 5 mila dollari di pubblicità nella sezione libri e desiderava vedere se funzionasse. È finita che quei 5mila dollari sono stati un cattivo investimento. Gli annunci sui giornali, senza che si abbia una piattaforma consolidata, è meglio evitarli. E anche se doveste averne una, cercate di essere sobri e non creare annunci troppo elaborati.

stilograficaAnzi, provate con le pubblicità degli ebook. Le inserzioni, come il tipo che si comprano per promuovere il proprio ebook, funzionano bene, ma sinceramente, sto incominciando a vedere un effetto in calo; ora per ottenere la stessa quantità di rimbalzo bisogna acquistare molte inserzioni. Fortunatamente le inserzioni degli ebook sono economiche e così se ne possono fare ancora molte spendendo molto meno rispetto ai costi del cartaceo.

3. I BLOG TOUR GENERICI

Questo punto si riallaccia alle cose generiche. Solitamente siete in grado di ospitare un blog tour e di vedere immediatamente gli effetti sulla promozione del libro. Questo però non si fa quasi più.

Allora organizzate un blog tour su un tema specifico. I blog tour che sono incentrati su un argomento specifico del libro, sono di gran lunga più utili e non sono una perdita di soldi e di tempo. Questi tour tendono a caricarvi di lavoro, ma sono assolutamente un valore nel tempo. Indipendentemente da quante collaborazioni avete con i blog; focalizzatevi sui blog di nicchia. Ciò non solo perché volete stare lontani da argomenti generici, ma perché volete un pubblico più specifico.

 

4. COMUNICATI STAMPA

Se non siete così conosciuti o non avete qualcosa di grandioso da annunciare, per diffondere il vostro messaggio è meglio usare il tempo e i soldi a disposizione per sfruttare i social media e per creare una mailing list. Detto questo, prima che vi buttiate giù, non è molto furbo rilasciare un comunicato stampa del vostro nuovo libro perché agli altri potrebbe non interessare. Sebbene la scrittura di un libro sia un gran traguardo, nessuno, forse la vostra famiglia o amici eccitati dalla novità, sarà colpito da questo tipo di promozione per cliccare e comprare la vostra opera.

Anzi, provate a creare una newsletter. Secondo Experian, “le email che vengono inviate con questo meccanismo hanno 8 volte di più la possibilità di essere aperte e di avere click rispetto ad ogni altro tipo di email, e il reddito può moltiplicarsi per 6 volte”. Le newsletter possono realmente aiutarvi a coprire il frastuono sui social media e mettervi di fronte ai vostri lettori con contenuti inediti, promozioni, o una nuova informazione sulla tua produzione. Inoltre può rappresentare una facile via per invogliare gli utenti ad iscriversi al vostro sito web per avere altri aggiornamenti.

5. UTILIZZARE I SOCIAL MEDIA PER VENDERE I LIBRI

Una volta voi avreste potuto vendere molti libri su Facebook senza essere obbligati a comprare un’inserzione. Come avete scoperto con dispiacere questo non è più il caso. Infatti, questa tendenza non è adatta per nessun social, compreso Pinterest, che ha fama di essere il paradiso del commercio virtuale.

instagram-1183715_1280Anzi, usate i social media per incrementare la visibilità. Guardate al social media come una vetrina e non un mercato. Ma poi fate anche attenzione a come impiegate il tempo nel vostro social media preferito perché non tutta l’esposizione va organizzate in modo uguale. Mi è sempre piaciuto dire che non bisogna essere ovunque – m solo ovunque conti. Essenzialmente, voi non avete bisogno di essere su ogni social network esistente, ma dovreste sfruttarne uno che ha un forte seguito nel vostro campo e usarlo per creare delle relazioni personali. Ancora una cosa: evitate di essere generici. Riuscirete a far conoscere il vostro libro senza inserzioni personalizzando i social network e cementando le vostre relazioni.

6. SCRIVERE MALE IL PROPRIO BLOG

Scrivere un blog è importante, e molti di noi dovrebbero scrivere per amor di scrivere. Detto questo, ci sono molti contenuti là fuori, molti di essi non valgono il nostro tempo. A causa di un overload d’informazioni che sommergono le nostre vite quotidiane, il vostro blog deve essere veramente buono affinché qualcuno lo legga.

Anzi, sviluppate le competenze per fare del buon blogging. Pubblicate contenuti solidi anche se ciò significa ridurre le pubblicazioni mensili del vostro blog. Invece di scrivere ogni giorno, valutate di pubblicare una volta a settimana  un contenuto di alta qualità. Questo è il caso in cui meno è meglio. I lettori apprezzeranno lo sforzo, ma almeno vi presteranno più attenzione, e così farà anche Google. Vi potrete accorgere che un solo magnifico pezzo può generare buon traffico più che 5 post mediocri che hanno solo l’obiettivo di mantenere l’audience più vicino a voi.

7. PROMUOVERE ESPLICITAMENTE IL TUO LIBRO

È facile provare attrazione per questa pratica. Ma realisticamente a poche persone interessa che voi abbiate scritto un libro.

Allora promuovete il contenuto del vostro libro. In questo caso bisogna ridefinire la vostra comunicazione. Concentratevi sul miglior libro che potete scrivere per i vostri lettori. Per anni ho detto agli autori di specificare il motivo per cui i lettori dovrebbero leggere la loro opera e questo è vero ora più che prima. Le persone prestano più attenzione quando parlate di qualcosa che fa per loro. Promuovete i benefici, promuovete le emozioni che il libro può suscitare e che cosa si può imparare da esso o di che tipo di intrattenimento si parla. Questa è la chiave giusta quando cominciate a pianificare una promozione di vendita  di un libro che vorrai commercializzare.

384375ad-66ac-42b9-bb14-a871b839ca97Per ultima cosa, questi 7 trend di marketing non necessariamente danneggiano gli autori (eccetto nel caso di spendere 5mila dollari in pubblicità sul “Times”) ma non saranno il massimo per il vostro tempo. Con i vostri impegni, è meglio focalizzare gli sforzi sull’obiettivo e sulla ricompensa del tempo investito. Siate flessibili, siate preparati per quello che sta cambiando e analizzate i meccanismi per rendere più efficiente il vostro marketing in base al tempo e al budget».

 

Cos’è per me un Salone del libro?

Ormai è tutto praticamente deciso. Tra aprile e maggio 2017 ci saranno due grandi fiere del libro: una a Milano e l’altra a Torino. Una follia? Proviamo a capirlo per poterci orientare meglio in questa infuocata settimana di polemiche.

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Ministro Franceschini

I contendenti sono due: il Ministero dei beni culturali e l’AIE (associazione italiana editori). Il primo soggetto, incarnato dai ministri Franceschini-Giannini e il sindaco di Torino Chiara Appendino, chiede che ci sia un progetto comune e che le due kermesse possano essere le due facce di uno stesso evento come accade per il festival musicale MiTo. Anche il popolare giornalista Severgnini, in un suo recente editoriale,  ha appoggiato questo progetto, avanzando anche una proposta per il nome: ToMi, una parola evocativa in capo editoriale.

Il secondo soggetto, come detto, rappresentato dall’AIE preme affinché Milano possa organizzare una fiera più legata ad un contesto commerciale. Si pensa a Francoforte, un appuntamento internazionale dove s’incontrano editori di mezzo mondo per scambiarsi i diritti di copyright.aie_logo

7169590712_d0c1b1e3ed_zTutte queste polemiche però non considerano un elemento: il lettore. Gli amanti del libro hanno davvero bisogno di due fiere dell’editoria? E questo è il modo giusto per promuovere la lettura sempre meno praticata dai cittadini italiani?

Personalmente auspico un’inversione di tendenza. Le strategie di sensibilizzazione devono rimanere indipendenti da un contesto commerciale per poter attirare nuovi lettori togliendo immediatamente il dubbio che tutto ciò  sia legato ad un imponente e manipolatorio progetto di marketing.

Libera lettura in libero stato.

Giovanni Pascoli | La vita

 

Come ho già fatto per altri autori, in questo post ci dedichiamo all’imponente figura di uno dei poeti più autorevoli della nostra storia letteraria recente. Faccio questo mero esercizio di stile per introdurre e ricordare a me stesso cose che nel tempo ho dimenticato.

Giovanni Pascoli è nato in Romagna nel 1855 e trascorre la sua infanzia a stretto contatto con la natura. Egli infatti viveva in campagna e col tempo aveva imparato a nominare tutti i generi di piante e le specie animali con cui aveva a che fare.

102077037-portrait-of-italian-poet-and-university-gettyimagesLa sua famiglia era agiata e di stampo patriarcale. Pascoli la considerava il suo nido ben protetto dalla figura decisionista del padre. La buona condizione economica famigliare gli ha permesso di intraprendere i primi studi senza alcun tipo di problemi. Il giovane Pascoli sin da subito si dimostrò molto attratto dallo studio e dai libri.

Nel 1867 però la vita del dodicenne venne sconvolta da un tragico fatto di sangue che influenzò nel bene e nel male il suo futuro. Il padre fu barbaramente ucciso a bruciapelo con un colpo di fucile. Non si riuscì mai a scoprire chi fosse l’assassino (si pensa però ad un omicidio su commissione).

Questa è solo una delle numerose morti che colpirono la famiglia Pascoli. Qualche tempo dopo morì infatti anche la madre e questo avvenimento gettò il nucleo famigliare in un caos emotivo ed economico: i figli si trovano sprovvisti di una guida genitoriale e non hanno più tutele nello studio.

poppi_1_672-458_resizeGiacomo, il fratello maggiore, riuscì a tenere a galla la barca e così risollevò le sorti della propria famiglia che decise di trasferire nei pressi di Rimini. In quegli anni Giovanni ebbe la possibilità di finire gli studi e si iscrisse alla facoltà di Lettere presso l’università di Bologna grazie ad una borsa di studio.

Come in passato, nei primi anni di università Pascoli si dimostrò un zelante studente. Poi nella sua vita entrò la politica. Diede inizio ad una serie di contatti con i circoli socialisti. Egli era infatti favorevole all’incremento dei diritti dei lavoratori e alla giustizia sociale. Tale attivismo politico gli precluse il rinnovo della borsa di studio e così si trovò costretto a sospendere la propria carriera universitaria.

Nel 1976 un altro lutto si manifestò in casa Pascoli: Giacomo morì e la famiglia fu sprovvista di un appoggio economico. Furono obbligati a vendere l’amata casa di San Mauro per costituire un piccolo gruzzolo per sostentarsi.

175818026-view-of-the-living-room-in-the-giovanni-gettyimagesNel frattempo Giovanni intensifica la sua militanza politica e riesce addirittura a conoscere Andrea Costa, pioniere del movimento operaio italiano. Sull’onda dell’entusiasmo, Pascoli fece un’attiva ed intensa propaganda per la Prima Internazionale. A causa della sua attività politica viene arrestato e detenuto nel carcere di Bologna.

Crescendo, riesce a calmare il proprio fervore politico e sviluppa una concezione idealistica legata all’umanitarismo interclassista di stampo contadino. Rispetto agli anni della gioventù si convinse che lo scontro sociale non fosse affatto necessario. Dopo tali cambiamenti riuscì ad ottenere di nuovo il sussidio universitario fino al termine degli studi.

Finti gli studi, incomincia la sua carriera da professore itinerante. Dico questo perché dovette cambiare molte scuole prima di diventare professore ordinario. Infatti insegnò prima a Matera, poi a Massa ed infine a Livorno. Negli anni di questo girovagare scrisse due antologie di poesia latina e due di letteratura italiana.

Dopo queste esperienze lavorative, Pascoli incominciò la carriera accademica: a Bologna insegna grammatica latina e greca. Grazie al suo talento divenne un famosissimo latinista e riuscì a vincere il prestigioso premio internazionale di Amsterdam per la poesia latina.

In questi anni pubblicò le sue raccolte poetiche: nel 1891 le Myricae e nel 1897 i Poemetti e nel 1903 I canti di Castelvecchio.

famiglia-colibriNegli ultimi anni della sua vita, il poeta italiano cercò di ricomporre il nido famigliare; decise di andare a vivere con le due sorelle nubili. Il rapporto che aveva con loro era abbastanza morboso e infatti Pascoli non si sposò mai.

Nel 1895 si trasferisce nella Garfagnana, a Castelvecchio di Braga, dove affitta in un primo momento la casa che poi acquisterà in un momento successivo.

In questi ultimi anni diventa promotore e poeta ufficiale del patriottismo italiano: la produzione letteraria coeva esalta e celebra la virtù della patria. Fanno parte di questa tendenza Gli inni, i poemi italici, poemi di Risorgimento e Le canzoni di re Enzio. Il componimento La grande proletaria s’è mossa celebra la guerra in Libia.

Nel 1912 gli viene assegnata un’altra medaglia d’oro dall’accademia olandese ma lo stesso anno morì a causa di un tumore.


In breve voglio riassumere le costanti letterarie del Pascoli. Non tutti lo sanno, ma in casa egli aveva tre tavoli da lavoro: uno dedicato alla poesia italiana, il secondo alla poesia latina e il terzo alla critica dantesca. Questo ci fa comprendere quale fosse l’impronta unitaria dell’ingegno versatile del poeta; infatti sperimentò vari generi come lo stile lirico, elegiaco, bucolico, epico, fiabesco, allegorico, celebrativo e didascalico.

La poetica pascoliana trova la sua genesi nella enorme ferita psicologica derivata dall’assassinio del padre. Negli anni egli ha utilizzato la poesia proprio in funzione di riabilitazione e di elaborazione del lutto. Tutto ciò è avvenuto attraverso un meccanismo regressivo: il suo immaginario poetico retrocede nel passato che rappresenta il contenitore di sentimenti positivi e propositivi. I critici letterari hanno individuato tre tipi di regressione: anagrafica, sociale e storico-culturale.

 

 

 

 

La lingua dell’amore non sa di limone.

 

Scrivere della cosa denominata “amore” non è affatto semplice. Infatti lo hanno fatto in molti da Virgilio a Moccia. Omnia amor vincit, scrisse uno dei due scrittori ma ora non ricordo quale fosse.

Il punto è che scrivere storie d’amore può risultare pericoloso se si decide di rivolgersi a lettori con un minimo di facoltà intellettive e non a quelle torbe di ragazzine in piena fase ormonale che fanno la felicità di tanti editori distorcendo i canoni, piegandosi ad una strategia di incasso facile.

Sulle leggi della sopravvivenza però non si può discutere e allora ognuno faccia come vuole.

Arriviamo alla scena in cui entro in una libreria e vedo che sotto al libro “Intestino felice” c’è l’ultimo e primo romanzo di Guido Catalano.

3508590-9788817072502La copertina è davvero orrenda: caratteri rossi e neri sembrano disegnati con la vernice e poi a piè di copertina un gallo che insegue una gallina, almeno così mi sembra riguardandolo meglio.

Non vorrei dilungarmi troppo su questo aspetto ma credo davvero che quella scelta grafica rovini il contenuto del volume. Sorvolando su questo aspetto, il libro mi è piaciuto molto. Ed è stata veramente una sorpresa perché Catalano è riuscito a fondere con una magia o un’abilità da fabbro medievale, i patemi amorosi con le risate no sense.

E’ una scelta coraggiosa. E’ una scelta d’avanguardia. Perché concentrarsi ancora sulle storie strappa lacrime? Meglio farlo su quelle strappa risate o sorrisi.

Il protagonista è un poeta scombinato che si innamorerà di Agata – identità femminile memorabile dato che il cane della mia vicina ha lo stesso nome.

Il post che state leggendo non vuole essere una recensione ma solo un puro resoconto delle sensazione che mi sono rimaste ad un mese e mezzo dalla lettura.

0343592_guido-catalanoIl mio consiglio è di non studiare inglese perché il linguaggio internazionale e più utile è senz’altro quello d’amore e Guido Catalano lo padroneggia encomiabilmente.

Gadda e il gomitolo linguistico

C’è una pratica già estinta – o quasi– che si chiama “organizzazione della corrispondenza”. Nel 2016 riceviamo lettere di carta solo dagli amici delle società elettriche o dall’amministrazione comunale che ci sollecita a pagare una multa.  Si è persa la magia dell’attesa. Ora ci affidiamo all’immediatezza delle chat e allora ecco che fioccano whatsapp, telegram e snapchat.

È quindi un atto eroico mettersi a leggere un complicato scambio di missive tra due intellettuali che dibattono su temi editoriali ed esistenziali.

Il 22 marzo ho terminato la lettura di Un gomitolo di concause che raccoglie le lettere che Carlo Emilio Gadda inviò tra i ’50 e i ’60 ad un giovane Piero Citati.

814c05dbb934e927750cfe8c73b40cac_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyConfidando che voi abbiate compreso il mio stile ellittico, non è un libro facilmente interpretabile senza la lettura dell’organizzato apparato di note.

Gadda mi ha stupito. Da un grande della letteratura mi sarei aspettato un tono laconico e cattedratico e invece nulla di tutto questo.

Ho notato un grande sperimentalismo linguistico: una sorta di ibridazione tra il latino, il dialetto e l’italiano corrente.

Di sicuro non è un libro fondamentale ma sicuramente può aiutarci a conoscere più da vicino un grande scrittore che non ricorre molto spesso nei discorsi degli intellettuali.