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Podcast| Ayelet Gundar-Goshen| Svegliare i leoni

9788880576679_0_0_1628_80Ecco a voi il podcast dedicato al romanzo Svegliare i leoni dell’autrice israeliana Ayelet Gundar -Goshen pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Giuntina. Il libro tutto sommato mi è piaciuto soprattutto per i temi trattati come l’immigrazione e la deontologia medica. Qui sotto trovate il podcast in cui cerco di fare il punto della mia ultima lettura. Buon ascolto! Potete iscrivervi alla pagina di Itunes per rimanere sempre aggiornati sulle nuove puntate.

“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” ma è entrato nella mia libreria

È stato l’ultimo libro che ho letto nel 2016. Volevo arrivare a tutti i costi al trentesimo libro e allora ho deciso di leggere il romanzo più celebre di Enrico Brizzi Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un volume super-consigliato quando si frequentano le medie o le superiori.

Perché allora ho deciso di leggerlo a 25 anni?

Per il voto medio degli utenti su Goodreads. Sono stato incastrato dal popolo della rete fidandomi del loro giudizio e francamente, a lettura terminata, sono rimasto molto deluso.

Il romanzo di formazione è stato pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore nel 1997 (se non mi inganna il frontespizio dell’edizione del 2008) e nel corso degli anni è stato tradotto in 24 lingue. Il libro fa parte della nostra letteratura contemporanea e fu scritto da un giovanissimo Brizzi, aveva solo 20 anni, che grazie a quest’opera vinse nel 1994 il prestigioso Premio Campiello.

La storia contenuta in questa pubblicazione ha un carattere marcatamente adolescenziale. Il protagonista bolognese è il giovane Alex, uno studente liceale della fine degli anni ‘80, che ci racconta la propria storia d’amore e la propria maturazione attraverso episodi di vita quotidiana. La trama è costruita in modo tale che Alex, a poco a poco, esca dal mondo di plastica post-adolescenziale (da qui il paragone con il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers) e si lanci nell’ambiente adulto costituito da delusioni, sofferenze e difficoltà di ogni genere.

L’aspetto più curioso del libro di Brizzi è sicuramente lo stile: un frequente uso di neologismi adolescenziali che negli anni Novanta si sviluppavano solo tra i banchi di scuola, mentre nel 2017 si diffondono con facilità grazie ai social network.

Per il resto, ho trovato questo romanzo abbastanza piatto e senza grandi colpi di scena. Sarò diventato vecchio, sarò diventato cinico, ma le storie d’amore tra adolescenti non le posso più tollerare. Con me l’ex ventenne Brizzi ha sbagliato target.

I Robot sostituiranno gli scrittori?

Si dice che scrivere un romanzo sia un po’ come dare alla luce un figlio. Ed è verissimo. Siamo sempre stati abituati – giustamente – ad analizzare le opere narrative in base anche alla biografie degli autori che sono fatti di carne, di sentimenti e che vivono con noi su questo grande luogo chiamato pianeta Terra.

Tali certezze però non sono più così solide. Il 16 dicembre ho letto un articolo interessante sul Corriere della Sera, Storia di un computer scrittore, in cui vengono elencati alcuni progetti informatici dedicati alla scrittura di romanzi.

La tecnologia a mano a mano che si sviluppa tende a rimpiazzare l’attività umana. Ad esempio nel campo giornalistico esistono degli algoritmi che sono in grado di scrivere semplici notizie o di sbobinare in diretta i discorsi pubblici pronunciati durante eventi o conferenze. Uno di questi software si chiama “Quill” creato dal Chicago Narrative Science. Questo ente inoltre è convinto che nei prossimi anni il 90% degli articoli sarà scritto dai robot.

Leggendo questa notizia, la mia mente mi ha proiettato in un ambiente cinematografico come Blade Runner o Ex-machina, due pellicole che approfondiscono il divario intellettivo tra mente umana e cervello artificiale. Come facciamo a capire se un computer pensi come noi? Facile, bisogna applicare il Test di Turing.

Lasciando da parte le rievocazioni cinematografiche, il romanzo artificiale fa già parte della nostra realtà. Nel 2008 una casa editrice russa, la Astrel-Spb ha pubblicato il romanzo-bot Amore vero scritto in 72 ore da un sistema informatico. Come spiegano gli esperti, il computer è in grado di creare il 60% di un romanzo, ovvero la trama, ma è poi il programmatore a rappresentare ed aggregare i dati. Tale “creatività computazionale” può funzionare con un buon database di romanzi selezionati e tecniche più o meno complesse di elaborazione di linguaggio naturale.

Il tema che ho presentato qui è molto affascinante e complesso e ha bisogno senza dubbio di approfondimenti. Il primo saggio che ha sollevato questo problema fu Will robots ever have Literature? dello studioso Jerry Hobbs pubblicato nel 1990. Da quel momento si sono sviluppate diverse considerazioni, una delle più recenti è questa della BBC Could a robot write a novel?

Inaugurazione Bookcity. Elif Shafak e la democrazia perduta in terra turca

Come avrete notato da una massa di ripetitivi articoli, BookCity è iniziato. Ieri sera ho presenziato, presso il teatro Dal Verme di Milano, all’evento di apertura che ha avuto come protagonista la scrittrice turca Elif Shafak.

La romanziera è stata infatti intervistata – non a caso – dalla giornalista Rula Jebreal. Infatti dico questo perché durante la conversazione si è parlato – inevitabilmente – più di politica che di letteratura. Questo non è un male ma nemmeno un bene, dal mio punto di vista.

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Tralasciando queste mie considerazioni (altro…)

La lingua dell’amore non sa di limone.

 

Scrivere della cosa denominata “amore” non è affatto semplice. Infatti lo hanno fatto in molti da Virgilio a Moccia. Omnia amor vincit, scrisse uno dei due scrittori ma ora non ricordo quale fosse.

Il punto è che scrivere storie d’amore può risultare pericoloso se si decide di rivolgersi a lettori con un minimo di facoltà intellettive e non a quelle torbe di ragazzine in piena fase ormonale che fanno la felicità di tanti editori distorcendo i canoni, piegandosi ad una strategia di incasso facile.

Sulle leggi della sopravvivenza però non si può discutere e allora ognuno faccia come vuole.

Arriviamo alla scena in cui entro in una libreria e vedo che sotto al libro “Intestino felice” c’è l’ultimo e primo romanzo di Guido Catalano.

3508590-9788817072502La copertina è davvero orrenda: caratteri rossi e neri sembrano disegnati con la vernice e poi a piè di copertina un gallo che insegue una gallina, almeno così mi sembra riguardandolo meglio.

Non vorrei dilungarmi troppo su questo aspetto ma credo davvero che quella scelta grafica rovini il contenuto del volume. Sorvolando su questo aspetto, il libro mi è piaciuto molto. Ed è stata veramente una sorpresa perché Catalano è riuscito a fondere con una magia o un’abilità da fabbro medievale, i patemi amorosi con le risate no sense.

E’ una scelta coraggiosa. E’ una scelta d’avanguardia. Perché concentrarsi ancora sulle storie strappa lacrime? Meglio farlo su quelle strappa risate o sorrisi.

Il protagonista è un poeta scombinato che si innamorerà di Agata – identità femminile memorabile dato che il cane della mia vicina ha lo stesso nome.

Il post che state leggendo non vuole essere una recensione ma solo un puro resoconto delle sensazione che mi sono rimaste ad un mese e mezzo dalla lettura.

0343592_guido-catalanoIl mio consiglio è di non studiare inglese perché il linguaggio internazionale e più utile è senz’altro quello d’amore e Guido Catalano lo padroneggia encomiabilmente.

Cassola tra politica e realtà

carlo_cassola-211x300L’uomo che vedete in fotografia, con una splendente camicia bianca, non è un nuovo ministro del governo Renzi. Se lo avesse incontrato probabilmente non gli sarebbe dispiaciuto conoscerlo per capire quanto la politica italiana sia mutata così lentamente.

Da quello che ho letto su di lui, intuisco che in passato debba esser stato uno scrittore molto tollerante. Fu amico nei ’30 dei figli di Mussolini ma poi decise di arruolarsi nella Resistenza.

Cassola è sempre stato un anticonformista: convinto delle proprie idee si è persino permesso di criticare quel fenomeno di opposizione armata che negli anni ’60 gli causò numerosi gratta capi.

claudia-300x300 Molte critiche fioccarono anche in occasione della pubblicazione de La ragazza di Bube avvenuta da parte di Einaudi nel 1960 e il romanzo nello stesso anno vinse il Premio Strega (nella foto lo scrittore è affiancato da una bellissima Claudia Cardinale – che invidia).

Parlo di questo libro perché è l’ultimo che ho letto. Anche l’unico per dire la verità.

Mi è piaciuto a metà. La nota più positiva è rappresentata dal linguaggio e dallo stile. Per amor del cielo, se dovete acquisire un canone di scrittura, vi prego, incominciate dalla produzione letteraria di quest’uomo. E la nota più negativa? La trama. Non la sopportavo; era davvero troppo semplice. Per non parlare dell’amore eterno di Mara nei confronti di quel (inconsapevole) delinquente di Bube. Una storia troppo piatta, e infatti piace a mia madre. Non c’è nessun colpo di scena, nel senso che le cose vanno come devono andare.

Con questo pippone critico non voglio dire che il libro non si presti a letture più profonde. C’è il tema della Resistenza. Argomento molto strumentalizzato politicamente, anche nel nostro presente. Questo è ed era un tasto dolente. La pubblicazione del libro ottenne molto successo di pubblico ma le critiche degli intellettuali di sinistra furono spietate. Due in particolare;

libro_244Italo Calvino disse: “I romanzi di Cassola sono sbiaditi come l’acqua della rigovernatura dei piatti, in cui nuota l’unto dei sentimenti ricuci nati’’. Pesante?

Togliatti non fu meno duro, definì lo scrittore romano come “un diffamatore della resistenza”.

Devo dirvi la verità, queste cattiverie mi hanno reso Cassola ancora più simpatico.