Mondadori

Il mondo digitale tra opportunità e nevrosi

L’amore digitale dei registi di Hollywood

poster lei filmRiflettendo sull’amore digitale è normale passare in rassegna alcuni film che hanno sviscerato questo tema di recente. Tra le varie pellicole ci sono stati due lungometraggi che hanno parlato di amore virtuale. Mi riferisco a “Lei” di Spike Jonze e “Ex-Machina” di Alex Garland. I titoli sopracitati analizzano l’empatia che può esserci tra uomo e macchina. In “Lei” il protagonista viene sedotto da una voce femminile artificiale, invece in “Ex-Machina” un robot dalle fattezze femminili conquista il cuore di un ingegnere con diverse tecniche di seduzione. È chiaro dunque che questi due lavori artistici tendano ad avvisarci sul prossimo pericolo della nostra civiltà: la sovrapposizione delle due dimensioni di realtà e virtualità. Questi mondi dovrebbero restare ben distinti e anzi la tecnologia in teoria dovrebbe rendere più ricca la nostra esistenza senza la pretesa di sostituirla. Oggi però è così? La rivoluzione digitale ci ha migliorati o peggiorati? Lo psichiatra Paolo Crepet nel suo saggio edito da Mondadori Baciami senza rete esprime il suo parere sugli effetti della Rete sulle nuove e vecchie generazioni.

Facebook come metanfetamina. Iperconnessi e drogati

copertina baciami senza reteIn un capitolo di Baciami senza rete Crepet accosta l’utilizzo dello smartphone a una droga. Come esempio utilizza il caso di un suo paziente adolescente che ha smesso di parlare e di uscire preferendo le chiacchiere digitali e i videogiochi nelle ore notturne della giornata. Il ragazzino ha confessato a Crepet di giocare fino alle 5 di mattino. Questa abitudine ha indebolito il suo carattere e inevitabilmente ha danneggiato anche i suoi voti scolastici. «Secondo le statistiche più recenti, il tempo medio di utilizzo quotidiano di una tecnologia digitale da parte di un adolescente supera le 7 ore extrascolastiche (con picchi che superano anche le 13 ore), addirittura più di quelle dedicate al sonno». Chiaramente l’esempio riportato è un caso limite. Ma personalmente posso confessarvi che anch’io mi sono accorto di avere una certa dipendenza da smartphone. Un esempio banale è il navigatore. In vacanza lo uso sempre e sono obbligato ad avere una connessione affidabile. Senza internet vado in panico. Una volta al supermercato stavo cercando degli evidenziatori e mi si avvicinò una signora che mi chiese se tra le matite ci fosse uno “scovolino”. Per non sbagliare ho tirato fuori il telefono e ho cercato una foto del prodotto. Dopo averle fatto vedere la foto, la signora tutta contenta si è congedata da me per recarsi nel reparto casalinghi per poterlo prelevare dagli scaffali. È davvero una droga. Siamo internet-dipendenti.

Speranza o condanna?

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Paolo Crepet – psichiatra

Non lo sappiamo. Crepet dice che è difficile quantificare gli effetti della tecnologia perché il suo sviluppo è talmente veloce da non darci nemmeno il tempo per riflettere. Viviamo cambiamenti lampo che per il momento possiamo solo subire passivamente. «La tecnologia digitale è, e deve rimanere, uno strumento, non un fine». Per i magnati dei social network però non è affatto così. Mark Zuckerberg, papà di Facebook, ha più volte dichiarato apertamente di volere coinvolgere emotivamente i propri iscritti. Gli utenti di Facebook saranno probabilmente coinvolti in una realtà virtuale a cui potranno accedere con i loro visori 3D. Mi preme però sottolineare una frase di Crepet: “la Rete sta attuando un cambiamento antropologico”. È assolutamente vero. Come è stato con la radio e la televisione, il nuovo mezzo di comunicazione ci sta cambiando. Il cambiamento risulta pericoloso soprattutto per chi non ha una buona base culturale – gli adolescenti per esempio – perché in rete troviamo molti contenuti che spesso non sono plausibili. Insomma internet può certamente essere una formidabile arma manipolatoria se s’ignorano i meccanismi su cui è stato creato. Da lettore di libri sto incominciando a percepire il divario di mentalità tra la dimensione digitale e quella più umanistica fatta di conversazioni e relazioni umane. Gli stupidi saranno dunque più stupidi se non si attuerà un’educazione per l’utilizzo dei nuovi media.

 

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“Favij non è Gadda”. Come nascono i libri degli youtubers

Ero convintissimo di aver già scritto un post sui libri degli youtubers, e invece non l’ho mai scritto.

È allora un’ottima notizia sia per me che per voi.

L’8 novembre, presso il Laboratorio Formentini per l’editoria di Milano, si è svolto l’incontro intitolato Libri nati altrove incentrato sui casi editoriali “scritti” dalle web-star.

L’incontro è stato piacevole e ho gradito molto le puntuali risposte di Rino Parlapiano, editor della Varia di Mondadori, intervistato senza sosta dal suo omologo Giorgio Pinotti che lavora invece per Adelphi.

yt_1200-vfl4c3t0kFino a ieri odiavo i libri degli youtubers, ma sbagliavo. Dentro la mia testa albergava una falsa idea che è stata confutata dalle riflessioni emerse durante l’evento al Formentini.

Pinotti ha introdotto l’incontro specificando che il dibattito verteva sulla produzione di “Varia” della casa editrice Mondadori. Il giornalista ha fatto notare che negli ultimi tempi i libri degli youtubers hanno ottenuto un portentoso successo scalando le classifiche di vendita. I libri delle web-star battono i bestseller che parlano di cibo, di diete, di riordino e delle vite di star o di famosi allenatori.

Gli youtubers sono pubblicati principalmente da Mondadori e da Rizzoli.

Gli youtubers si sono mangiati la “Varia”?

Su questo punto, ha prontamente risposto Parlapiano, editor da 10 anni alla Mondadori; secondo lui il fenomeno si è avviato nel 2014, quando la sua casa editrice ha deciso di confezionare questo genere di prodotto editoriale.

«Bisogna subito dire che la “Varia” non ha catalogo – la tiratura di un libro ha un limite temporale – e in questi anni il settore ha avuto degli alti e bassi. Bisogna specificare che spesso in un anno circa 8 titoli cannibalizzano il mercato. Negli ultimi anni i casi editoriali della Varia sono stati senza dubbio L’intestino felice e Il magico potere del riordino. Posso inoltre aggiungere che gli youtubers non si sono mangiati affatto la Varia ma hanno aggiunto un compartimento in più», ha spiegato Parlapiano.

Gli youtubers e youtube dunque alimentano la varia ma non l’hanno per nulla fagocitata.

«Il lettore-fan della web-star è un lettore che prima non esisteva. Spesso si dice che i libri siano come l’eroina: quando ne provi uno, poi non riesci più a smettere. Non è questo il caso però.

I fan degli youtubers solitamente non si trasformano in lettori abituali ma sono solo lettori occasionali. Tantoché alcune volte ci chiedono dove si possano comprare i libri dei loro beniamini. Il successo di questi volumi rappresentano delle fiammate. I ragazzi che acquistano questo prodotto editoriale lo fanno perché amano i loro idoli e non perché amano la lettura», ha specificato l’editor.

Quali sono i settori della varia che funzionano di più?

«Le pubblicazioni dedicate al cibo sono in calo da 2 anni e hanno perso una fetta di mercato pari al 30%, compresi i romanzi, questo perché il mercato si è saturato.

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Le interminabili code durante i firma-copie

Perché la popolarità degli youtubers produce dei libri?

«Gli youtubers sono frutto di una frattura generazionale e i loro libri sono dedicati alla loro community. Queste giovani web-star hanno consolidato un forte legame col proprio pubblico che si rinforza ancora di più dato che i fan non trovano ostacoli nell’interagire con i loro idoli. Basta un breve commento sotto un video per ottenere una risposta.

Il rapporto youtuber e spettatore è estremamente diretto. Queste forti community sono composte in prevalenza da ragazzini con un’età compresa tra gli 8 e i 16 anni».

Quali sono i canali di vendita? Dove troviamo questi volumetti?

«Nel 60% dei casi i libri vengono venduti in libreria, nel rimanente 40% invece sono acquistati durante gli eventi firma-copie. Questi eventi sono caratterizzati dalla vendita dei volumi abbinati ad un pass che dà l’opportunità di incontrare per l’autografo la propria web-star preferita.

Gian Arturo Ferrari ha definito “libroidi” queste pubblicazioni ma quali sono allora le caratteristiche di un libroide?

160049183-58ca1108-ba1a-417e-ade0-fbdab974ef60«I libri sono essenzialmente dei memoir, proprio come quelli degli attori, ma altri invece sono dei romanzi o delle fiction ispirate alla propria biografia: la trama solitamente riguarda un personaggio con scarsa istruzione, che fa fatica a proseguire gli studi, con uno stile di vita complicato. Il finale però rappresenta un momento di riscatto – la fama da youtuber appunto – ottenuto attraverso una granitica caparbietà.

Questo però è un fenomeno editoriale tutto italiano. Non proviene da un altro Paese. È vero che altri youtuber stranieri abbiano pubblicato dei libri ma la serialità di questo genere la troviamo solo in Italia. All’estero, per esempio in Francia, non troviamo in classifica questo genere di testi».

Perché gli youtubers sono famosi solo in Italia?

«Perché i loro contenuti sono spesso gag che possono esistere solo in stretto legame alla linguaggio parlato e poi italiana è inoltre la lingua della loro community. I fan spesso non conoscono una lingua straniera. La barriera è appunto la lingua che caratterizza il gruppo di followers.

cv9fli5wcaacgwhL’errore di fondo però è che queste opere non possono essere considerate dei libri ma sono oggetti simili a dei gadget. Non possiamo accostare il libro di Greta Menchi a Gadda, non ha un valore letterario.

Queste pubblicazioni hanno la forma di libro ma non sono un libro, la forma è casuale, potevano essere delle magliette. L’editoria ha intuito tardi le opportunità che gli youtubers offrono. Lo hanno però capito subito altre aziende commerciali come quelle di videogiochi, di bibite, di ghiaccioli etc…

Gli youtubers rappresentano un enorme indotto e sono un fenomeno globale e la globalizzazione in fondo è questo: fai globale e pensa locale. Uno dei principi della “Varia” è che l’autore o il personaggio protagonista della pubblicazione sia conosciuto in Italia».

 Uno youtubers quando e come decide di scrivere un libro?

«Solitamente si hanno prima dei contatti con i loro agenti; prima che emergesse il fenomeno, sarebbe stato quasi impossibile proporre in casa editrice tali progetti.

La redazione allora come primo passo fa un tour dei social e individua le web star con molto seguito, ci sono dei precisi parametri, per le varie piattaforme. Una volta scelto lo youtubers, lo si contatta, solitamente risponde l’agente che lo segue, e ci si accorda su un anticipo dato che questi sono libri su commissione.

L’agente durante la contrattazione espone i talent del suo cliente. Queste figure professionali prendono una percentuale su tutti gli eventi degli youtubers e ne curano la crescita professionale; la pubblicazione del libro rientra appunto in un piano di sviluppo.

L’autore dunque non è coinvolto: l’agente può proporre un proprio direttore creativo oppure si ingaggia un ghostwriter che si occupa della stesura del libro partendo da alcuni spunti offerti dalla web-star.

La casa editrice si occupa poi del progetto grafico, spesso si crea un fan-book dando risalto alla sfera privata dell’autore. Poi c’è l’impaginazione e la stampa.

L’aspetto grafico ovviamente è collegato ai colori e ai temi del canale dello youtubers: c’è chi preferisce un stile alla manga, oppure c’è chi opta per le immagini dei videogames preferiti.

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La youtuber Sofia Viscardi con una fan

L’ultimo step riguarda la promozione che viene organizzata attraverso l’ufficio eventi della casa editrice. Viene creato un vero e proprio tour in-store oppure nei centri commerciali e questi tour sono molto apprezzati al sud. Bisogna dire che l’organizzazione di questi eventi è molto impegnativa perché ci si trova a gestire una marea di fan.

Solitamente si programmano 10 eventi che toccano le principali città. In questo modo si riescono a vendere complessivamente 20/25mila copie, un numero mostruoso se si pensa ai dati della narrativa. La fascia di prezzo è abbastanza alta, parliamo di 14,90 euro. Dobbiamo però specificare che al lettore fan non importa risparmiare, chi risparmia solitamente è il lettore forte.

Normalmente gli youtubers non scrivono un secondo libro ma data la loro popolarità l’anno prossimo usciranno altre pubblicazioni di questo genere. Vedremo se avranno lo stesso successo».

Le donne salveranno l’umanità?

La verità è che non so come iniziare questo post. Voglio evitare un attacco troppo retorico e voglio dribblare le banalità nazionalpopolari. Quindi liquiderò l’argomento come “la questione delle donne”.

Lo so, la definizione non è molto chiara ma deriva da un recente saggio che ho letto in questi giorni. Il libro si chiama Le donne erediteranno la terra edito da Mondadori e l’autore è Aldo Cazzullo, un giornalista che ora lavora al Corriere della Sera e che per molti anni ha scritto per La Stampa.

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Il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo

Come avranno capito tutti, il saggio nasce dalla riflessione sul mondo di oggi e sul ruolo che la donna attualmente ricopre nella società. Cazzullo vi spiegherà per quale motivo le donne erediteranno la terra: sono più sensibili degli uomini, hanno un senso più alto della comunità e sanno vedere lontano.

Come riporta il giornalista Alessandro Litta Modignani nel suo articolo per il Foglio, secondo Platone le donne erano una copia inferiore dell’uomo, Aristotele le paragonava invece a degli uomini menomati, e ancora, sant’Agostino affermava che dovevano essere trattate come delle serve e delle prostitute.

Ovviamente tutte queste concezioni equivalgono a delle follie. Ci sono in ballo i più elementari diritti umani. Il passato è passato e per certi aspetti possiamo anche esserne contenti.

Il sesso femminile non è più sinonimo di debolezza ma sta acquisendo sempre più autorevolezza grazie alle proprie qualità. L’autore infatti cita nomi celebri come Margaret Thatcher, Angela Merkel, Giovanna D’Arco, Santa Caterina da Siena e altre che non elencherò per non rovinarvi la lettura.

women-paintings-paul-meijering-1416268480Si potrebbe dire dunque che gli esempi femminili presenti nel volume attraversino tutta la storia e tutte le culture.

Mi sono inoltre piaciuti quei capitoli che hanno approfondito la psicologia femminile di personaggi a noi ben noti. I miei due capitoli preferiti sono stati quelli dedicati alla storia di Valeria Solesin e Maria Callas. La prima è stata una vittima dell’attacco terroristico al locale parigino Bataclan insieme ad altri 130 ragazzi – per la cronaca il locale riaprirà tra poco con un concerto di Sting. Mi ha infatti commosso leggere i ricordi di sua madre, le rievocazioni dei suoi studi e desideri.

La seconda invece è stata un’immensa artista denigrata e bistrattata ingiustamente: è l’esempio di come le donne forti siano in realtà nel proprio intimo soggette ad indicibili fragilità.

7234732_1841784Come ho già scritto su altri spazi, il libro di Cazzullo mi è sembrato a tratti troppo retorico e politicamente corretto. Dico questo perché ritengo che uomini e donne siano individui indipendenti e trovo manicheo cercare di etichettare come tipici di un sesso comportamenti che forse nella realtà appartengono ad entrambi i generi. È chiaro che non contesto affatto il passato di soprusi che il genere femminile ha subito, in primis il divieto di votare.

Nonostante questa tendenza occulta, Cazzullo da serio giornalista ha anche elaborato una lucida analisi sulle differenze di genere e mi ha fatto molto piacere leggere le seguenti parole:

«Il maschio non ha certo il monopolio del male. Anche la donna è capace di raptus violenti o delitti premeditati. Perché non è un angelo; è un essere umano, che può essere tentato dall’abisso invocato dall’abisso. Ha diritto a essere giudicata, punita, premiata non in quanto donna, ma in quanto essere umano. Senza dimenticare che la grande maggioranza degli assassini sono uomini».

maxiart-fernado-botero-uomo-e-donnaMa queste riflessioni da dove provengono? Ce lo spiega Marcello Adriano Mazzola, autore de Il Fatto Quotidiano:

«Gli studi di genere o gender studies, così denominati nel mondo anglosassone, costituiscono un approccio multidisciplinare e interdisciplinare allo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere. Caratterizzati in origine da un’impronta politica ed emancipativa, strettamente connessi alla condizione femminile e alle minoranze, finalizzati a realizzare cambiamenti di mentalità e della società, questi studi nascono in Nord America tra gli anni ’70 e ’80, diffondendosi in Europa Occidentale negli anni ’80, investendo il pensiero femminista e trovando radici nel post strutturalismo e decostruzionismo francese (Michel Focault e Jacques Derrida) e negli studi che uniscono psicologia e linguaggio (Jacques Lacan e Julia Kristeva). Importanti per tali teorie anche gli studi gay, lesbici e il postmodernismo. Si ritiene che una lettura gender sensitive, attenta agli aspetti di genere, sia applicabile a ogni scienza umana, sociale, psicologica, letteraria».