“Caro Sign. M”. Dialogo tra lettore e scrittore

Recensione di “Caro Sign. M” dello scrittore Herman Koch edito da Neri Pozza

Annunci

Quando mi capita di acquistare un libro che non rientra tra le mie aspettative, e scopro in un secondo tempo quanto sia difficile da leggere, nasce in me un fuoco sacro: l’obiettivo di finirlo, di completarlo. Essenzialmente per due motivi:

  1. Ho pagato un prezzo. Ho investito sulla cultura e mi aspetto un ritorno “immateriale”. Vale la massima secondo cui è necessario rispettare il proprio patrimonio economico per non dilapidarlo.
  2. Trovo complicato il testo? Perché? Non ho una spiegazione da cavarmi dalle tasche? Leggendolo probabilmente scoprirò le mie debolezze o quelle dell’autore.

Ecco, durante l’ultima lettura estiva, prima di rituffarmi nello studio universitario, mi sono imbattuto in un libro complicato e il secondo punto  ha contribuito a trascinarmi verso l’ultima pagina.

Il romanzo scelto su consiglio di Giuseppe Culicchia (avevo letto un suo articolo su Tutto Libri) è Caro Signor. M dello scrittore Herman Koch.

Facendo una breve sintesi di una trama dalle molte sfaccettature (sembra le Mille e una Notte) posso svelare, senza cadere nello spoiler più becero, che il protagonista è uno scrittore che riceve di continuo delle mail da un suo lettore accanito. Questa è la situazione di partenza ma inaspettati salti di narrazione mettono a dura prova il lettore. S’incomincia a capire il disegno dell’autore intorno a pagina 200.

Una volta terminato il romanzo si prende coscienza dei molti temi attuali che Koch ha messo sul tavolo: una critica al mondo dell’editoria, al culto dei best-seller, alla insensibilità delle nuove generazioni infarcendo il tutto con alcuni ragionamenti sui metodi odierni d’informazione.

Tutti questi aspetti si depositano sul fondo dei nostri occhi fino a deflagrare nel nostro cervello grazie ad un finale esplosivo e spiazzante.

Per concludere, come afferma il Guardian, adeguato a tutti i romanzi di Koch, Caro Mister M. è basato su una trama che sottrae al lettore delle informazioni chiave: è un libro, come tutti i suoi libri, con un finale e un colpo di scena magnifici. Tuttavia ci si chiede sei i lettori possano attendere pazientemente il colpo di scena finale affrontando le piccole e frequenti deviazioni lungo il difficile percorso di lettura.

Vorrei dirvi altro ma potrei rovinarvi la lettura, quindi evito.

Herman Koch (1953) è noto come autore televisivo, giornalista e romanziere. All’esordio Red ons, Maria Montanelli (1989) sono seguiti Eten met Emma (2000) e Denken aan Bruce Kennedy (2005). Con La cena (Neri Pozza 2010, BEAT 2011) e Villetta con piscina (Neri Pozza 2011, BEAT 2013) ha ottenuto uno straordinario successo internazionale.

L’uso corretto dei social media? Ecco la guida

Se ho incominciato a scrivere costantemente e con un programma preciso il suddetto blog è anche merito di questo libro che mi ha dato i giusti stimoli per guadagnare una credibilità digitale. Nel volume ho trovato – come anticipato – alcuni consigli utili per valorizzarsi sui social network. I consigli presenti sono validi per Twitter, Facebook, Linkedin, Google+, blog vari etc.. etc… Continua a leggere “L’uso corretto dei social media? Ecco la guida”

Arte e Social Media. Rapporto complicato?

Possiamo utilizzare i social network per plasmare un’opera artistica? Mi spiego meglio. Una breve poesia ha lo stesso valore se veicolata attraverso Twitter? Sì o no?

La risposta per me è scontata. Un bel no secco. Sono convinto che i social siano strumenti per la condivisione di un’opera d’arte e non una sala parto dello scrittore di turno. I fattori sono molteplici.

Innanzitutto la creazione artistica necessita di attesa, riflessione e – perché no – anche di una sana solitudine. Il mio scrittore ideale dovrebbe abitare sopra un monte o vivere in una soffitta metropolitana senza uscire per giorni e giorni. Sto ovviamente esagerando. Mi va bene anche una via di mezzo.

Questi strani pensieri sono stati provocati da un interessante articolo di Roberto Cotroneo letto il 31 luglio sul magazine “Sette“. Il giornalista/scrittore sostiene che non sia possibile creare contenuti artistici mediante i social.

Si è inoltre chiesto se l’utilizzo di Twitter possa essere uno dei contenitori ideali per far poesia. La sua risposta argomentata? Cotroneo ritiene che ciò non avverrà dato che i meccanismi dell’arte e delle reti sociali sono molto diversi: sintesi vs improvvisazione, insomma compatibili come il giorno e la notte. Il primo meccanismo si acquisisce col tempo e il secondo in un istante.

Infondo sono anch’io d’accordo con lui. Per me è la differenza sostanziale tra un prodotto editoriale usa e getta e un contenuto di qualità si evince soprattutto dal contesto e dal tempo che concorrono a crearli.

E voi lettori? Credete che la poesia si possa sposare coi social?

Perdersi nei labirinti di Jorge Luis Borges

Ma poi il vortice di scalini che significa? Non lo so. Mi torna in mente solo l’espressione: “la vita è fatta a scale c’è chi scende c’è chi sale”.

image“Il giardino dei sentieri che si biforcano era il romanzo caotico; la frase ai futuri (non a tutti) mi suggerì l’immagine della biforcazione nel tempo, non nello spazio. La rilettura complessiva dell’opera confermò quella teoria. In tutte le finzioni, ogni volta che un uomo si trova di fronte a diverse alternative, opta per una di esse ed elimina le altre. […] Crea, così, diversi futuri, diversi tempi, che a loro volta proliferano e si biforcano. Di lì le contraddizioni del romanzo”.

Il dodicesimo libretto della collana “Racconti d’autore” de Il Sole 24 ORE ci porta nel mondo letterario di Jorge Luis Borges. La copertina rimanda all’onnipresente concetto che troviamo di continuo nelle opere dello scrittore argentino: “la vita come un labirinto”.

Personalmente ritengo che l’immagine non sia brutta ma senza dubbio è poco poetica. Mi sarebbe piaciuto il labirinto di siepi del film Shining diretto nel 1980 dal regista Stanley Kubrick. Pensate sia troppo macabro? Ma poi il vortice di scalini che significa? Non lo so. Mi torna in mente solo l’espressione: “la vita è fatta a scale c’è chi scende c’è chi sale”. Se il significato fosse questo siete invitati a segnalarmelo.

Veniamo alla sostanza. Di cosa parlano i due racconti?

La morte e la bussola è una sorta di poliziesco noir, un incrocio tra A. C. Doyle e A. Christie ma la storia è caratterizzata da un esasperato simbolismo teso alla riflessione delle conseguenze del passare del tempo e della concatenazione delle azioni umane. Ragione e sentimento se volessimo fare una perfetta sintesi.

Fate un respirone. Rilassatevi. Ora arriva il secondo.

Ne Il giardino dei sentieri che si biforcano le cose si complicano. Il protagonista è un militare tedesco. Siamo nel 1914 durante la prima guerra mondiale. Il soldato ha una missione da portare a termine ma solo nel finale si capirà quale essa sia. Anche qua tanto simbolismo a iosa.

Jorge Luis Borges [1899-1986] è stato un poeta e scrittore argentino. Ha fatto anche il critico cinematografico. Nella varietà di interessi, possiamo intravedere un filo comune, ovvero la continua ricerca del significato più profondo dell’esistenza: il suo obiettivo è “cogliere l’ambiguità e il fascino di situazioni e personaggi al di là delle apparenze” (Treccani docet).

copertina libro finzioni
Uno dei libri più famosi dello scrittore argentino

I due racconti mi sono piaciuti ma devo ancora capire il perché. Come avrete intuito, Borges non è uno scrittore che si comprende immediatamente ma di sicuro lo sottoporrò ad una attenta meditazione per decifrarlo.

La BBC nel 2016 chiese ad un gruppo di scrittori argentini di spiegare perché Borges sia considerato un grandissimo autore. Gli intellettuali hanno risposto che fu il migliore autore dello scorso secolo ma Luis Borges non ha mai vinto il premio Nobel per la letteratura. Borges fu famoso per la mescolanza di reale e fantastico. Siamo sicuri che i lavori dell’argentino abbiano superato l’ostacolo del tempo? La risposta è indubbiamente positiva.

31 anni dopo la sua morte, la BBC ha chiesto ai degli scrittori argentini di svelare le loro citazioni preferite di Borges e di spiegare perché bisognerebbe leggerlo al giorno d’oggi. Qua trovate il link della notizia.

E voi avete mai letto qualcosa di Borges?

 

Attacchiamoci al treno di Buzzati!

“Nessuno diceva niente. Nessuno voleva essere il primo a cedere. Ciascuno forse dubitava di sé, come facevo io, nell’incertezza se tutto quell’allarme fosse reale o semplicemente un’idea pazza, allucinazione, uno di quei pensieri assurdi che infatti nascono in treno quando si è un poco stanchi”.

Continua a leggere “Attacchiamoci al treno di Buzzati!”

Sebsatiano Vassalli. La solitudine dello scrittore

Alle superiori la mia professoressa d’italiano mi diede da leggere “Un infinito numero” di Sebastiano Vassalli. Non sapevo nulla dell’autore e ricordo inoltre che la copertina mi attirava e disgustava allo stesso tempo…

Alle superiori la mia professoressa d’italiano mi diede da leggere “Un infinito numero” di Sebastiano Vassalli. Non sapevo nulla dell’autore e ricordo inoltre che la copertina mi attirava e disgustava allo stesso tempo: quell’uccello giallo mi faceva pensare a qualcosa di vecchio. Costretto a leggerlo, fui sorpreso dallo stile di scrittura che mi costrinse a non fare altro che scorrere le parole di quel romanzo per una settimana. Fu davvero una bella scoperta. L’ambientazione storica e mistica in cui Virgilio era il vero protagonista del libro mi avvicinò ancora di più al mondo classico. Il 27 luglio 2015 Sebastiano Vassalli è morto all’età di 73 anni. E’ stato un duro colpo per tutto l’establishment culturale italiano. Molte pagine di giornale sono state dedicate allo scrittore novarese. Riporto un pensiero del critico teatrale Franco Cordelli apparso il 28 luglio sul “Corriere della Sera”. Vassalli 1vassalli 2 Il giornalista ci racconta che Vassalli aveva scelto la solitudine come stile di vita: scelta in controtendenza rispetto agli scrittori moderni che ucciderebbero per più visibilità. Forse l’autore novarese riteneva che l’autonomia intellettuale si manifestasse nell’emancipazione da ogni vincolo sociale. Infondo chi accetta alcune condizioni di condotta non si può esprimere liberamente: l’oppresso infatti non pronuncia né critiche né denunce. Sono mie congetture ma non tanto lontane dalla realtà. Ricordo dunque Vassalli come un grande scrittore e un pezzo del suo valore artistico resterà per sempre nella mia coscienza letteraria.