letteratura

Podcast| Ayelet Gundar-Goshen| Svegliare i leoni

9788880576679_0_0_1628_80Ecco a voi il podcast dedicato al romanzo Svegliare i leoni dell’autrice israeliana Ayelet Gundar -Goshen pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Giuntina. Il libro tutto sommato mi è piaciuto soprattutto per i temi trattati come l’immigrazione e la deontologia medica. Qui sotto trovate il podcast in cui cerco di fare il punto della mia ultima lettura. Buon ascolto! Potete iscrivervi alla pagina di Itunes per rimanere sempre aggiornati sulle nuove puntate.

Podcast | Tommaso e il fotografo cieco | Gesualdo Bufalino

9788845254932_0_0_300_80Continuano le mie sperimentazioni nel mondo del podcasting. Ecco a voi la nuova puntata sul complesso “iper-romanzo” di Gesualdo Bufalino Tommaso e il fotografo cieco (Bompiani). Non è stato facile produrre questa audio-recensione perché il romanzo di Bufalino è una pubblicazione zeppa di riferimenti letterari, costruita con un lessico ricercato e questi elementi sono impastati in una trama (apparentemente) confusionaria e a tratti indecifrabile.

Ricordo inoltre che potete trovare altre audio-recensioni di questo genere cliccando alla voce “Podcast” nel menu di navigazione (oppure clicca qui).

Cos’è per me un Salone del libro?

Ormai è tutto praticamente deciso. Tra aprile e maggio 2017 ci saranno due grandi fiere del libro: una a Milano e l’altra a Torino. Una follia? Proviamo a capirlo per poterci orientare meglio in questa infuocata settimana di polemiche.

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Ministro Franceschini

I contendenti sono due: il Ministero dei beni culturali e l’AIE (associazione italiana editori). Il primo soggetto, incarnato dai ministri Franceschini-Giannini e il sindaco di Torino Chiara Appendino, chiede che ci sia un progetto comune e che le due kermesse possano essere le due facce di uno stesso evento come accade per il festival musicale MiTo. Anche il popolare giornalista Severgnini, in un suo recente editoriale,  ha appoggiato questo progetto, avanzando anche una proposta per il nome: ToMi, una parola evocativa in capo editoriale.

Il secondo soggetto, come detto, rappresentato dall’AIE preme affinché Milano possa organizzare una fiera più legata ad un contesto commerciale. Si pensa a Francoforte, un appuntamento internazionale dove s’incontrano editori di mezzo mondo per scambiarsi i diritti di copyright.aie_logo

7169590712_d0c1b1e3ed_zTutte queste polemiche però non considerano un elemento: il lettore. Gli amanti del libro hanno davvero bisogno di due fiere dell’editoria? E questo è il modo giusto per promuovere la lettura sempre meno praticata dai cittadini italiani?

Personalmente auspico un’inversione di tendenza. Le strategie di sensibilizzazione devono rimanere indipendenti da un contesto commerciale per poter attirare nuovi lettori togliendo immediatamente il dubbio che tutto ciò  sia legato ad un imponente e manipolatorio progetto di marketing.

Libera lettura in libero stato.

Giacomo Leopardi | La vita

Parlare di Leopardi non è una cosa facile per me. Esistono infatti numerosi siti e testi che ne raccontano l’esistenza e la poetica, e quindi voglio solamente con queste mie parole dare un’idea di chi fosse e di cosa abbia fatto.

Incominciamo dalla sua vita allora. Possiamo dire che Leopardi portò avanti una condizione di emarginazione, ovvero la sua era una vita antiromantica del tutto diversa alla vita avventurosa di un Foscolo per esempio.

Alcuni sostengono che fosse lo stesso luogo di nascita a favorire questa emarginazione: il letterato viveva a Recanati: una cittadina tranquilla all’interno dello Stato della Chiesa.

Per diventare un grande intellettuale Leopardi non frequentò scuole prestigiose ma si affidò ad una formazione da autodidatta, resa possibile dalla ricca biblioteca del padre. Le opere in libreria si legavano al pensiero degli illuministi francesi. Le prime composizioni di Leopardi sono dunque delle copie o imitazioni poetiche di vario tipo come la tragedia o di opere storico-erudite.

Durante l’adolescenza Leopardi incominciò ad avere problemi di salute e da quel momento il poeta ancora diciassettenne visse un rapporto continuo e travagliato con il dolore; maturò la coscienza del limite che guiderà la sua poesia e il suo pensiero.

Il 1816 è l’anno in cui Leopardi passò dall’erudizione al bello. Cosa significa? Il poeta scelse di dedicarsi alla poesia avviando una personale conversione letteraria che lo porterà ad abbandonare gli studi eruditi nel 1819 e a intraprendere una via poetica fatta di sentimenti e passioni individuali. In questi anni partecipò anche al dibattito culturale relativo alla polemica classico-romantica. Leopardi dimostrava di essere fermamente convinto del suo rifiuto polemico del presente, forma di pensiero che si manifestò con il pessimismo storico secondo cui il male del mondo e dell’uomo è attribuibile all’uomo stesso e alla civiltà, non alla natura.

Dedicandosi alla poesia Leopardi scoprì nuove sfaccettature della realtà. Gli si aprì il mondo soprattutto stringendo un’importante amicizia con il letterato Pietro Giordani.

Inoltre dal 1817 Leopardi incominciò a tenere un diario che più tardi chiamerà Zibaldone di pensieri. Si allontanò anche dalle posizioni politiche reazionarie del padre componendo delle canzoni politico-civili dedicata a Vincenzo Monti.

Qualche anno dopo, per la precisione nel 1819, decise di scappare da Recanati dopo aver compiuto 21 anni, ma venne scoperto dal padre e il tentativo fallì. Questa fuga mancata gli causò un esaurimento psicofisico che gli colpì la vista. Da questo momento allora iniziò una nuova conversione: quella dal bello alla ragione e al vero. La cosiddetta conversione filosofica. Abbandonò la religione cattolica e passò ad una posizione atea a partire da un’elaborazione della filosofia greca e del sensismo settecentesco.

Leopardi incominciò allora ad elaborare un modello poetico basato sulle illusioni che per lui sono l’unico rifugio all’infelicità umana. Secondo il poeta, la gioventù, l’amore e l’immaginazione rendono tranquillo l’essere umano velando l’arido vero che lo circonda.

Questo pensiero è ben rappresentato dai sei idilli scritti tra il 1819 e il 1821: L’infinito, La ricordanza, Lo spavento notturno, La sera del dì di festa, Il sogno e La vita solitaria. Nelle canzoni il letterato italiano tematizza il dominio del vero che comporta la perdita di tutte le illusioni e la consapevolezza dell’infelicità dell’uomo nella storia. Per ora la natura è da lui concepita come qualcosa di positivo.

Nel 1822 Leopardi ottenne il permesso di recarsi a Roma ma venne deluso dalla cultura mediocre e arretrata della élite culturale della città.

Ritornato a Recanati, Leopardi pubblicò 9 canzoni e dopo di esse s’impegnò in un lavoro filosofico. Dalla prosa infatti passò alla meditazione filosofica e nel 1824 scrisse le sue prime 20 Operette Morali: brevi testi, talvolta in forma di dialogo con uno stile chiaro ed ironico.

Le operette morali rappresentano il passaggio dal pessimismo storico al pessimismo cosmico ovvero secondo l’intellettuale il dolore dell’uomo e del mondo non conosce cura, e viene procurato dalla natura che da madre amorevole si tramuta in matrigna indifferente.

Negli anni seguenti, in qualità di grande esperto di classici, Leopardi collaborò con la casa editrice Stella. Dopo il soggiorno bolognese, per problemi finanziari ed economici, dovette ritornare a Recanati. Partì alla volta di Firenze, poi si trasferì a Pisa dove terminati i lavori editoriali per Stella; egli riscoprì la poesia.

Costretto a ritornare a Recanati, che il poeta considerava sempre di più una prigione, Leopardi compone alcuni dei suoi testi più importanti come Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

Grazie ad una generosa offerta dell’amico Pietro Colletta, Leopardi riuscì a trovare i denari sufficienti per trasferirsi a Firenze. Nella città fiorentina strinse amicizia con l’intellettuale Antonio Ranieri. Nel 1831 ci furono degli eventi importanti come la pubblicazione della prima edizione dei Canti. Durante il soggiorno fiorentino scrisse altre due operette: Il dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere Il dialogo di Tristano e di un amico. Progettò incredibilmente anche una rivista letteraria che voleva dirigere con l’amico Ranieri.

Veniamo agli ultimi anni del poeta. Su consiglio dei medici, Leopardi decise di trasferirsi a Napoli, città più adatta alla sua salute sempre più malmessa. In questi anni abbiamo una produzione letteraria napoletana. Egli scrisse infatti I pensieri, I Paralipomeni della Batracomiomachia. 

Nella sua residenza napoletana prima di morire nel 1837, scrisse i suoi ultimi canti: La ginestra Il tramonto della luna.

Se siete riusciti ad arrivare alla fine vuol dire che siete dei grandi appassionati di letteratura! Come ho detto in apertura, questo mio post rappresenta una summa della vita di Giacomo Leopardi che fu, nonostante i pochi viaggi, davvero intensa.

Nei prossimi post parlerò delle sue costanti letterarie e delle sue opere.

L’effetto dei media a BookCity. La versione di Fabio Fazio e Luca Doninelli


Se vi domandano dove si svolga BookCity 2015 non rispondete con una risata. Non tutti i milanesi sono degli appassionati di libri e di cultura. Siate indulgenti. Cercate invece di trasmettere il messaggio della kermesse: oggi più di ieri è necessario leggere. La lettura è la chiave con cui apriremo le porte del futuro.

Nel mio piccolo voglio raccontarvi il primo evento del festival letterario milanese che ho seguito per i lettori del blog.

Il 22 ottobre ho inaugurato il mio BookCity partecipando alla conferenza L’Italia raccontata dai media presso l’Università Cattolica di Milano. Ho fatto una fatica enorme a trovare un posto decente perché l’aula magna della mia università era stata presa d’assalto da studenti e cittadini. Le star dell’evento sono state Fabio Fazio , Aldo Grasso e lo scrittore Luca Doninelli.

 La discussione tra i tre si è concentrata sull’importanza dei media nella nostra società. Questi canali sono degli organismi viventi e nel tempo hanno cambiato la loro natura. Pensiamo per esempio che tipo di televisione era presente durante l’infanzia dei nostri genitori. Ai loro tempi si subiva un monopolio, noi oggi invece abbiamo Netflix.

 Fazio ha ribadito tale concetto. Secondo lui siamo immersi in una continua trasformazione e nulla muore ma viene costantemente riattualizzato. Giocare con la memoria significa mantenere vivo il ricordo. Ai presenti ha spiegato come il suo prossimo programma “Rischiatutto” rappresenti un azzardo:

Per le nuove generazioni è un programma sconosciuto ma è l’archetipo delle trasmissioni di giochi. Tutto è nato da quel programma presentato da Mike Buongiorno. E’ un format semplicissimo: si fa una domanda e il primo che risponde guadagna punti.

Fazio ha inoltre confessato che gli piacerebbe se i concorrenti all’inizio di ogni puntata consegnassero gli smartphone al conduttore.

Oggi non c’è più bisogno di ricordare. Gli smartphone ricordano per noi. Tra le nostre mani abbiamo un’enciclopedia che racchiude le risposte a tutte le nostre domande. Dobbiamo ricordarci che noi siamo quello che sappiamo se riusciamo a trasmettere la passione di qualcosa. La vita insomma va vissuta e va giocata.

Aldo Grasso ha poi chiesto a Doninelli come sia cambiato il rapporto editore-scrittore:

Con gli editori ho avuto rapporti personali. Il mio primo editore è stato Rizzoli nel 1981 e poi nei ’90 ho pubblicato il mio primo libro di narrativa. Ribadisco che anche con Garzanti ho avuto buoni rapporti. Entrambi mi davano consigli più o meno giusti. Ora la mia editor di riferimento è Elisabetta Sgarbi. Per qualche tempo ho lavorato anche io nell’editoria. Ho fatto l’editor per Garzanti che ai tempi aveva circa 500 dipendenti, oggi ne avrà sì e no 5.

Luca Doninelli ha espresso alcune riflessioni sulla figura dell’editor:

Una volta l’editor scrutava attentamente il manoscritto e andava a caccia di errori di stampa. Aiutava lo scrittore a trasformare il manoscritto in un libro e sotto l’aspetto narratologico le fatiche erano tutte sulle spalle dell’autore. Non ti stava dietro nessuno. Mentre oggi il libro che viene pubblicato è totalmente diverso dal manoscritto di partenza.

Grasso allora ha domandato sempre a Doninelli come abbia vissuto il passaggio dalla macchina da scrivere alla tastiera del computer nell’era delle mail. Lo scrittore ha risposto che da giovanissimo amava scrivere con la penna stilografica. Si identificava con quello strumento perché non avrebbe saputo far altro che scrivere.

Utilizzò per la prima volta la macchina da scrivere quando dovette stendere la tesi di laurea su Michel Foucault e non si trovò bene. Il computer invece sì: “rispetta la mia scrittura cardiaca”. Lo scrittore ha confessato che questa tipologia di scrittura ha ucciso la variantistica.

Per Fazio l’innovazione non è un ostacolo. Ha affermato che non bisogna creare un rimpianto basato su una visone egoistica della realtà. C’è dunque una differenza tra memoria e nostalgia e secondo il presentatore la televisione ha il dovere di custodire e di creare una memoria collettiva. La collettività per definirsi tale deve sviluppare un’identità che alcuni programmi tv hanno stimolato con il loro effetto durevole.