I TheGiornalisti non parlano “completamente” di libri

Qualche mattina fa, avviando la mia app preferita di musica, mi sono chiesto perché abbia dei gusti musicali precisi ma non spiegabili. Voglio dire che tra me e il brano in ascolto scatta un rapporto di empatia. Succede anche con le persone. Quante volte giudichiamo con un solo sguardo uno sconosciuto che ci è davanti? Quante volte proviamo una sensazione strana che ci rende amichevoli o prudenti con chi abbiamo di fronte?

La musica per me funziona così. Non mi faccio molte domande. Non studio musicologia e non intendo studiarla (almeno per ora). Questo è il mio approccio alternativo con la cultura musicale che non potrei mai adottare con la letteratura.

5m75gzl1114l160npar1Al di là di queste mie considerazioni personali, da circa un mesetto ho incominciato ad ascoltare un nuovo gruppo romano che si chiama TheGiornalisti. Ne avevo già sentito parlare ma non avevo seguito i tanti consigli dei miei amici che mi esortavano ad ascoltarli. Forse era colpa del nome della band; non sopportavo l’idea di ascoltare qualcosa che potesse legarsi al mio lavoro e ritenevo il loro brand soltanto una strategia commerciale per indurmi a seguirli. Andò a finire che non li scelsi mai dal catalogo multimediale.

Questo però è il passato. Il presente è differente dato che sono stato colpito dal brano La fine dell’estate e il nuovo singolo Completamente.

l leader dei TheGiornalisti è un certo Tommaso Paradiso, non lo conoscevo, e tra le altre cose assomiglia tantissimo a Nanni Moretti (qualcun altro dice Pablo Escobar). Come scrisse Chiara Amendola sul “Corriere della Sera” nel 2015 la loro musica è “un amarcord che mescola suoni post Ottanta a testi ricchi di pathos”.

Processed with VSCOcam with x1 presetPerché parlo dei TheGiornalisti nel mio blog? La risposta si trova nell’intervista al frontman del gruppo e pubblicata pochi giorni fa da Il Libraio. Paradiso ha scritto tutti i testi delle canzoni e afferma che oggi ciò che influenza di più le sue composizioni sono le serie tv e i film.Oltre a ciò nell’intervista svela che il suo libro preferito è La repubblica di Platone ma non ci spiega il perché. Poi parte una frase troppo banale per essere proferita da un cantautore: «D’estate divoro ogni genere di libro. Basta che sia scritto bene. Negli altri mesi è più difficile. Ma d’estate leggo quanto legge un lettore normale durante l’anno».

Wow! Che cosa originale!

L’intervista, non lo nascondo, mi ha deluso molto e mi è sembrato che l’obiettivo dell’articolo fosse quello di promuovere l’ultimo disco e non invece quello di parlare di libri.

Pazienza.

L’ultima domanda del mio post: perché il gruppo si chiama così? Wikipedia dice che nel 2009 i membri della band hanno preso spunto dalla rivolta dei giornalisti di quell’anno (la protesta era rivolta contro la legge bavaglio fortemente voluta da Berlusconi). Inoltre il nome simbolizza anche la voglia di ritornare a scrivere musica. Non posso far altro che prenderne atto.

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Smascherare la Ferrante danneggia i suoi lettori?

reazioni-indagine-sole-24-ore-elena-ferrante-body-image-1475583881La mia vuole essere una riflessione in tutta libertà. Dico subito una cosa: non ho mai letto un libro della Ferrante. Di conseguenza non mi ha mai appassionato il martellante dibattito sulla sua identità. Per chi non lo sapesse l’autrice Elena Ferrante non esiste. Il nome ovviamente, la persona che scrive i libri dovrebbe essere viva e vegeta.

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Anita Raja

Sin dagli anni ‘90 si è cercata la sua identità ma con scarsi risultati. Il punto di svolta però è arrivato domenica 2 ottobre. Il supplemento culturale del Sole 24 Ore ha pubblicato un’inchiesta sulla misteriosa autrice. Il giornalista Claudio Gatti, dopo l’analisi di alcuni conti e compravendite di appartamenti, ha scritto che dietro alla maschera della Ferrante si celerebbe la scrittrice Anita Raja.

La Raja è traduttrice di tedesco presso la casa editrice E/O, vive a Roma ed è figlia di Renato Raja, un magistrato napoletano, e di Golda Frieda Petzenbaum, una maestra di tedesco ebrea di origine polacca, ma nata in Germania, che sopravvisse alla Shoah.

La notizia ha fatto arrabbiare molti, in primis i fan della Ferrante. L’accusa è di aver violato la privacy di una persona con l’intento di condividere informazioni che non hanno un’interesse pubblico. Erri de Luca ha commentato così: «Questa sorta di indagini patrimoniali farebbero bene a svolgerle per stanare gli evasori invece degli autori».

mascheraDa giornalista capisco Gatti e la sua inchiesta: l’identità della Ferrante se scoperta diventa una notizia, c’è un pubblico che è incuriosito; chiamo questo fenomeno “effetto Spiderman”, le persone mascherate attirano la nostra attenzione e istintivamente cerchiamo di immaginarci i loro tratti fisici.

D’altro canto, sono amareggiato. Il caso Ferrante, dopo molti anni, ha affascinato milioni di lettori in tutto il mondo e nel 2016 è raro che un’autrice creai una così grande mole di aspettativa nel mercato editoriale. Perché rompere la magia dell’ignoto? Forse per invidia o per desiderio di conoscenza?

La prima ipotesi è quella che mi fa più paura.

Il Gattopardo che c’è in noi

Recensione del romanzo “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa

Quando penso al termine gattopardo mi vengono in mente due cose: la prima è una discoteca ubicata in una chiesa sconsacrata vicino a casa mia e la seconda è invece la voce del giornalista statunitense Alan Friedman. Non penso mai al Continua a leggere “Il Gattopardo che c’è in noi”

Le notti di Roma sono da incubo

Recensione del libro La notte di Roma di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, pubblicato da Einaudi

Una Roma che si prepara al Giubileo del 2015 fa gola alle cosche criminali locali che vogliono sfruttare il grandioso evento per accrescere l’influenza criminale nella capitale. Vicende attuali che però ruotano intorno al mondo intravisto nel precedente romanzo Suburra (Einaudi).

Il Samurai era davvero lungimirante: sapeva quando e come colpire, e se decideva di farlo per la vittima designata non c’era scampo. Ma usava del suo potere con parsimonia, fedele all’insegnamento del Machiavelli: praticare la crudeltà in modo massiccio, ma in una sola, e conclusiva, volta


Da poche settimane si trova nelle librerie italiane l’ultima fatica letteraria di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini intitolata La notte di Roma(Einaudi). Il romanzo è ambientato in una Roma -come riporta il titolo- afflitta da lotte intestine tra la criminalità e il potere religioso/statale.
Concentriamoci sul potere. Che cosa significa avere potere a Roma? Diverse cose, dipende dalla visuale che si adotta. Essenzialmente sono due gli ambienti in cui si esercita l’autorità e sono le istituzioni statali e la Chiesa.

I due autori hanno sapientemente creato un personaggio Sebastiano Laurenti – mentre leggevo immaginavo che avesse gli stessi tratti della famosa spalla di Paolo Bonolis – che incarna una specie di ponte tra crimine e legalità.

I fatti del romanzo ripercorrono la cronaca degli ultimi mesi che ha portato sulle prime pagine dei quotidiani nazionali le fotografie di Buzzi e Carminati. Gli autori per dare un po’ di pepe alla narrazione inseriscono però alcuni episodi splatter. Quel tocco di fiction che riporta tutto nei ranghi della letteratura; non sia mai che qualcuno si offenda riconoscendosi in qualche personaggio.

Il libro non costa poco, 19 euro e 50 – e non lo ritengo un gran investimento. Eviterei di consigliarlo anche perché dopo il grande successo del film Suburra non credo di fare un torto agli autori.


“Senza il male, niente bene. Senza il bene, niente male. Alla fine, ogni cosa si riduce a questo. Le grandi domande dei Padri che inesorabilmente si ripropongono, immutate da millenni”.