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Editoria Multimediale. Quello che non sappiamo (II parte)

È venuto il momento di parlare di Ebook dopo avervi annoiato con la prima parte (ahinoi necessaria) sull’ipertesto.

A scanso di equivoci dobbiamo decidere subito i termini che utilizzeremo in questa parentesi sui libri digitali. Lo strumento che usiamo per leggere gli eBook, ovvero l’Ereader, lo chiamerò device, mentre l’eBook si riferisce al libro digitale.

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Metadati di un ePub

Un eBook per essere tale deve essere un’opera letteraria monografica in forma di oggetto digitale che ha uno o più identificatori comuni (come l’ISBN per intenderci) e che possiede dei metadati. Questa definizione è stata elaborata dall’Open Ebook Forum nel 2000.

Una piccola precisazione, se il contenuto non è monografico abbiamo a che fare con un E-Journal, una rivista o quotidiano digitale che non ha dunque un contenuto monografico.

Chi inventò questo benedetto eBook? Il papà ufficiale è Alan Kay che nel 1968 costruì un apparecchio che era in grado di scaricare libri attraverso le onde radio. In quegli anni però non c’era ancora la tecnologia adatta a creare un device simile a un libro.

Oggi invece esiste e questo device si chiama Ereader che può essere di diverse tipologie. Quello più diffuso ha una tecnologia particolare ovvero sulla pagina appaiono le parole tramite inchiostro elettronico: un membrana contiene del liquido che si polarizza col più o meno e così dà forma alle lettere.

Però ora dovremmo parlare dei percorsi transmediali dell’eBook. Ovvero che differenza c’è oggi tra un libro digitale e una rivista digitale? Il contenuto, qualcuno direbbe e non sbaglierebbe, ma gli strumenti rimangono gli stessi. L’eBook e la rivista si creano attualmente con uno stesso meccanismo.

Oggi questi due prodotti assomigliano più a una applicazione che ad altro.

8-sitios-web-para-descargar-libros-gratis-de-forma-legalAvere la stessa tecnologia che dà vita a più prodotti è un vantaggio enorme. Grazie agli standard unificati possiamo lavorare in ambiti diversi imparando poche cose ma bene. Oggi per fortuna si usa un unico standard.

Però prima di affrontare in profondità l’argomento devo proporvi un glossario minimo, dei concetti precisi da studiare bene. Queste parole le troviamo ormai dappertutto e sono state distorte dal marketing che ha sballato i loro significati.

  • Transmedialità: il termine si riferisce ai tipi di comunicazione multimediale che utilizzano diversi linguaggi e diversi media. Passa da un media all’altro. Può essere interna ed esterna. Esterna tipica di Star Wars, la storia è la stessa ma viene diffusa e reinterpretata da più media.

  • Crossmedialità: indica l’infrastruttura, un contenuto che si vede ed è fruibile su più dispositivi.

  • Intermedialità: processi di integrazione e convergenza nell’ambito della digitalizzazione. Dalla versione cartacea a quella digitale.

  • Multimedialità: utilizzo di più media per la creazione o fruizione di contenuti. Sinonimo di digitale.

Dopo aver elencato i termini base nel mondo dell’editoria multimediale, mi soffermerò sugli eBook.

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Lo standard più recente

Il formato standard per la distribuzione, lo scambio e pubblicazione del libro digitale è l’ePub.

Questo ePub è un modo di rappresentare, comporre e codificare contenuti web strutturati e semanticamente arricchiti. Gli ePub includono come codice (X)HTML5, CSS per il layout e SVG per la distribuzione in un singolo formato. So di avervi citato elementi che sono complicati da comprendere ma li tratteremo più avanti nello specifico.

Da queste specifiche però emerge chiaramente l’idea che l’ePub non è uno standard usato solamente per creare dei libri ma anche per le pubblicazioni digitali di diverso genere. A questo punto immagino che abbiate capito che l’editoria digitale non si occupa solo di romanzi, saggi etc… ma anche di mostre virtuali, siti e contenuti web.

L’eBook è un prodotto simile a un sito e infatti le stesse tecnologie per crearlo vengono impiegati per fare i siti web. Per esempio il codice XHTML5 è uno standard che serve a garantire la perfetta qualità della codifica.

International Digital Publishing Forum o più amichevolmente IDPF, un’istituzione che ha a che fare con l’ambito accademico e non commerciale, s’incarica di stabilire, tenendo conto dell’avanzamento della tecnologia, gli standard più adatti ai device in commercio. L’eBook che oggi si legge in Italia è nel formato ePub2, che non è più standard dal 2011 quando è stato superato dall’ePub3.

L’ePub2 è un formato essenzialmente testuale che può occasionalmente contenere anche delle immagini. La cosa più simile a questo standard è un PDF con qualche immagine dentro. Lo standard in questione consente solo la lettura di un testo su uno schermo e basta. L’ePub2 ha un testo adattivo che prende la forma dello schermo del dispositivo.

A causa di una guerra commerciale, per ora, abbiamo due standard. Ciò accade perché ogni editore vuole venderci il proprio device e quindi non gli conviene uniformare lo standard, rinuncerebbe a tutti i soldi che incassa commerciando i vari Tolino, Kobo o Kindle. Gli Ereader tra le altre cose sono oggetti che non rappresentano nessuna novità ma cercano solo d’imitare la forma e alcune sensazioni del libro. Poi questi supporti non valorizzano l’ePub3, e allora non si capisce perché siano ancora in commercio. Il codice XHTML inoltre non è più standard dal 2014.

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Bill Kasdorf

Bill Kasdorf nel convegno del 2011 dell’IDPF ha lanciato l’ePub3 definendolo “non è l’ebook di tuo padre” e ha preso le distanze dal passato e ha parlato di una nuova generazione di formato. L’IDPF è un’entità super partes, accademica e non ha nessun interesse economico. La fatidica domanda allora è questa: se possiamo creare testi che possono avere suoni, video, immagini perché non lo facciamo? Avrete intuito la risposta.

L’ePub3 è supportato da tutti i software di nuova generazione e sul vecchio Kobo non si vede, sul nuovo invece si visualizza peggio che su uno smartphone.

Questo standard si basa su tre tecnologie: quella fondamentale è l’HTML5, che ha sostituito nel 2014 XHTML. Questo codice è inoltre lo standard unico per creare contenuti digitali.

Il CSS3 è il linguaggio utilizzato per descrivere l’aspetto, la formattazione delle pagine e dei testi. I fogli di stile a cascata vengono fatti grazie a questa tecnologia.

JAVASCRIPT è invece un linguaggio di scripting incluso nelle pagine web per fornire funzioni come menu, suoni, e altre caratteristiche. Chi ha una formazione informatica sicuramente sa di che cosa sto parlando.

L’ePub3 è stato inoltre definito come “Website in a Box”. Questa definizione ci dice che la scatola è il file in formato ePub che racchiude tutto, mentre in un sito web ci sarebbero contenuti separati ed è qualcosa di completamente nuovo e diverso.

Ora la vera sfida è capire quale siano le pubblicazioni adatte all’ePub3. Un’idea ce l’abbiamo a dire la verità: testi scolastici, libri di ricette, guide turistiche, manuali di lingue straniere etc…

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Dico questo perché questo formato non privilegia la testualità ma la multimedialità. Prendiamo ad esempio le guide turistiche, non sempre sono aggiornate al minuto. Con l’ePub3 si risolve questo inghippo e inoltre si può utilizzare una mappa con dei punti precisi per raggiungere i monumenti più importanti di una città e magari queste informazioni possono essere corredate da un breve filmato che ci descrive un particolare monumento. Le idee sono molte.

Il libro digitale del futuro non deve imitare il suo antenato di carta o altri prodotti che non appartengono al mondo dell’editoria.

Una delle esperienze più brutte in questo senso è il libro digitale de I Pilastri della Terra di Ken Follett. Ci hanno provato ma è venuta fuori questa cafonata che assomiglia più a un dvd che raccoglie gli Extra di un film.

https://www.youtube.com/watch?v=3hrcOZQFOFA

Un esempio virtuoso è invece The Beatles – Yellow submarine un libro che richiama le pubblicazioni per ragazzi.

https://www.youtube.com/watch?v=Ymsw_xzTsXI

Ci sono però dei problemi pratici e sono 3:

  1. Il testo lo si fa reflowable o a layout fisso. Il primo si adatta allo schermo ma può deformare le immagini o la struttura del libro che avevo immaginato. Negli eBook questo problema c’è ancora ma è stato risolto nel web con la tecnologia responsive.

  2. Un altro problema sono i caratteri tipografici. Nel libro cartaceo sono fissi e variano in base alla casa editrice. Nel caso dei device, io editore non so se quel carattere verrà mantenuto dal lettore o verrà modificato grazie alle impostazioni di lettura. Con l’ePub3 questo problema può essere risolto.

  3. Terza questione è la copertina che fa parte degli elementi paratestuali di un libro (sono molto importanti in una pubblicazione) e che spesso lascia a desiderare nei formati digitali. Mi è stato consigliato il sito www.Hongkiat.com per gestire i dettagli di un libro ma non l’ho ancora provato, in teoria si dovrebbero trovare dei buoni consigli su come creare un eBook.

Finalmente siamo arrivati alla fine di questo lungo articolo. Non ci crederete ma ci ho messo quasi una settimana a scriverlo.

Alla prossima settimana!

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La “Sottomissione” dell’Europa è vicina?

Faccio fatica ad essere obiettivo quando leggo un romanzo distopico. Questo accade perché di natura sono abbastanza pessimista e quindi le distopie non fanno altro che confermare le mie previsioni e preoccupazioni.

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Tale processo psicologico si è manifestato anche durante la lettura di Sottomissione  dello scrittore francese Michel Houellebecq, pubblicato in Italia nel 2015 da Bompiani. Come tutti voi ricorderete, nello stesso anno dell’uscita del libro, la Francia ha subito dei violenti attacchi terroristici da parte del sedicente Stato Islamico.

 

Tra le vittime ci furono anche i redattori e i vignettisti della rivista satirica Charlie Hebdo che stavano preparando il nuovo numero che avrebbe messo in prima pagina un riferimento al libro di Houellebecq.

Dopo la tragedia, il romanzo dello scrittore francese ha innescato un accesso dibattito, non solo in Francia ma anche in tutta Europa, sull’islamizzazione della società, tema centrale di Sottomissione.

Il primo errore è forse pensare che il romanzo sia incentrato sull’Islam. Secondo me non è affatto così, secondo me il libro affronta la crisi della laicità dell’Europa e il ritorno dell’ideologia politica in cui un leader viene considerato un sommo sacerdote.

9788845278709_0_240_0_0Oltre alla Fratellanza Musulmana, che nel 2022 vince grazie ai Socialisti le elezioni francesi, Houellebecq si sofferma anche sulla violenza e pericolosità del movimento politico di estrema destra, Front National, di Marine Le Pen. Le riflessioni del protagonista, François (un professore universitario di 40 anni), sulla minaccia dei partiti illiberali sembrano profetiche soprattutto se vi sintonizzate sui tg nazionali che riportano le terribili dichiarazioni della Le Pen.

Lo scrittore francese indirizza le sue critiche alla classe intellettuale della Francia che non è più portatrice di alcun valore ma è impantanata in uno sterile dibattito accademico separato dalla realtà. Houellebecq sembra dirci che una civiltà è destinata al tracollo quando, difronte ai segnali del male, un intellettuale non denuncia il rischio ma si sottomette al regime di turno per avere dei vantaggi e per mantenere il proprio status sociale.

Il simbolo di tutto questo è François, brillante docente della Sorbona, che deciderà di abbracciare l’Islam solo per interesse personale e per giunta dopo aver acquistato una breve guida su come convertirsi.

Sottomissione fa parte di quel genere letterario che immagina un futuro prossimo con tratti negativi. I romanzi distopici più famosi sono 1984 di George Orwell,  Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e Il mondo nuovo di Aldous Huxley.

 

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La scrittura secondo Raymond Carver

Secondo me la colpa è dei film e delle serie tv, se tutti desiderano una volta nella vita pubblicare un libro. La maggior parte delle persone crede che chiunque possa diventare uno scrittore dimenticandosi del talento e della costruzione di una solida base culturale. Lo scrittore nell’immaginario video-ludico è un essere eccezionale, arguto e amato dagli dei. Ci credo che poi lo spettatore nutre un po’ di invidia nei suoi confronti.

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Raymond Carver

In Italia, secondo le stime ufficiali, vengono pubblicati ogni giorno 215 libri e meno della metà dei cittadini Italiani (41%) legge almeno un libro all’anno. Poi potrei parlare anche del fenomeno degli youtubers scrittori ma per il momento lascerei stare.

Che cosa bisogna fare per diventare un bravo scrittore? Sicuramente leggere ottimi libri e scrivere molto, ogni giorno, come se avessimo i compiti a casa. Non scoraggiatevi però se vi dico che questo non potrebbe bastare.

Come afferma l’autore americano, Raymond Carver, nel volume che raccoglie i suoi saggi e i suoi articoli, Il mestiere di scrivere (Einaudi), «La buona narrativa consiste nel portare notizie da un mondo all’altro».

Carver è stato uno dei più importanti scrittori americani della seconda metà del Novecento e si specializzò nella creazione di racconti e poesie. Egli fu inoltre un amato professore universitario di scrittura creativa.

41fcmar939lIl libro sotto esame non è un manuale, ma raccoglie alcune riflessioni sulla scrittura che possono aiutarci a comprendere meglio il complesso meccanismo del processo creativo che ogni scrittore deve affrontare di fronte alla pagina bianca di Word o di WordPress.

Scrivere bene non significa solo edificare grandiose trame e personaggi avvincenti. Scrivere bene significa soprattutto usare correttamente le parole e la grammatica. Carver insiste sulla leggerezza della narrazione, come Italo Calvino, afferma che “la scrittura estremamente elaborata e chic o quella chiaramente stupida fa venire veramente sonno”.

Un altro aspetto rilevante della scrittura è la revisione. Carver amava correggere i propri testi e anche quelli dei suoi studenti. Credeva profondamente “nell’efficacia della revisione senza fine; era una cosa che gli stava molto a cuore e che, ne era convinto, era importantissima per gli scrittori, in qualsiasi fase di sviluppo si trovassero”.

Come avrete capito, essere un professionista delle lettere non è una cosa facile, ma se il vostro sogno è di campare pubblicando libri, vi consiglio di scrivere un po’ ogni giorno, senza speranza e senza disperazione.

Un ultima cosa. Vi segnalo la mia radio-recensione del libro, che potete scaricare o ascoltare collegandovi al mio profilo di Soundcloud. Per risparmiare tempo, qui sotto trovate il player con il contenuto.

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Piccole divagazioni sulla solitudine

Vedete, trovare un argomento interessante da sviscerare, da sezionare e da analizzare per il blog non è semplice. Alcuni amici e conoscenti propongono cose troppo banali: “Parla degli animali!”. “Ma che animali, Paolo, devi scrivere di Trump. Lo dicono i trend di Google”. Tali suggerimenti non mi stimolano. Accrescono solo la mia insoddisfazione che si materializza nella mia solitudine.

Solo con i miei pensieri mi rivolgo allo schermo in cerca di ispirazione. Forse è arrivata. Perché al tempo dei social network non si parla mai di solitudine? E poi, la solitudine ci rende persone peggiori o migliori?

Prima di rispondere però dobbiamo chiarire che cosa sia questa solitudine. E chi meglio di uno scrittore come Albert Camus potrebbe farlo. Ecco allora una sua poesia pescata da At sixies and sevens :

1097050201745La solitudine, si, la solitudine!La conosci tu la solitudine?si, quella dei poeti e degli impotenti.
La solitudine? Quale solitudine?
Ma lo sai che non si è mai soli?
e che dovunque ci portiamo addosso il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro?
tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi.
e fossero solo loro, poco male.
ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che abbiamo amato e che ci hanno amato.
il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei!…..
La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti…..se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata dai fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi

Solitudo (inis), deriva a sua volta dal latino solus, uno solo. Ci hanno sempre detto che ognuno di noi è unico. Sbagliano? Non credo. Ogni individuo ha una propria coscienza e non esiste in circolazione un clone che ci assomigli al 100%. Quando infatti ci accusano di omologarci o di essere banali, in verità ci stanno dicendo che siamo troppo simili agli altri e poco interessanti. Inoltre oggi viviamo nella retorica della “creatività”. Oggi ho sentito dire dal mio sindaco che “la città che amministro è un esempio di creatività”.

Chi sono i creativi? Non esiste un identikit preciso. Un creativo è sicuramente un bravo scrittore, un brillante scultore o un fotografo visionario. Ogni arte è collegata alla solitudine. Fateci caso. Quando esprimiamo un’idea originale corriamo il rischio di non essere capiti. Rischiamo di attirarci antipatie perché il prossimo non intuisce il nostro potenziale. Perché cercare l’approvazione degli altri quando gli altri non ci accettano. In questo dilemma interviene la solitudine.

Recentemente mi sono imbattuto in un affascinante e spiazzante video. La clip fa parte del progetto School of Life, che raccoglie una serie di animazioni-video di Alain de Botton “su come la cultura e la storia ci aiutino nella nostra vita quotidiana”, come riporta Internazionale.

Secondo questo video la solitudine ci rende più sensibili e intelligenti perché ci permette di non scendere a compromessi e di esprimerci senza limitazioni. Questo non significa che vivremo soli per sempre. La compagnia che ci rende felici non è semplice da trovare. Bisogna essere molto fortunati. Ma quando la si trova diventa qualcosa di estremo valore.

I sottotitoli in italiano di Internazionale sono davvero fatti bene e li trovate QUA.

Veniamo ai social che di sociale hanno solo il nome. Ritengo che, se utilizzati male, contribuiscano ad alienarci dalla società reale. Facebook non può diventare il nostro mondo, Twitter, Instagram e Snapchat, lo stesso. Sono ambienti artificiali che esistono solo in quanto copie del mondo vivo e vero in cui abitiamo.

La solitudine dunque può essere qualcosa di positivo come la canzone di Brandon Flowers, Lonely Town, in cui una ragazza si gode la propria tranquillità. Potrei dire che Cremonini poi abbia copiato l’idea, ma oggi no:

Ci sarebbe davvero tanto da elaborare sulla solitudine. Se avete qualche suggerimento, scrivetemelo in breve nei commenti.

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“Jack Frusciante è uscito dal gruppo” ma è entrato nella mia libreria

È stato l’ultimo libro che ho letto nel 2016. Volevo arrivare a tutti i costi al trentesimo libro e allora ho deciso di leggere il romanzo più celebre di Enrico Brizzi Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un volume super-consigliato quando si frequentano le medie o le superiori.

Perché allora ho deciso di leggerlo a 25 anni?

Per il voto medio degli utenti su Goodreads. Sono stato incastrato dal popolo della rete fidandomi del loro giudizio e francamente, a lettura terminata, sono rimasto molto deluso.

Il romanzo di formazione è stato pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore nel 1997 (se non mi inganna il frontespizio dell’edizione del 2008) e nel corso degli anni è stato tradotto in 24 lingue. Il libro fa parte della nostra letteratura contemporanea e fu scritto da un giovanissimo Brizzi, aveva solo 20 anni, che grazie a quest’opera vinse nel 1994 il prestigioso Premio Campiello.

La storia contenuta in questa pubblicazione ha un carattere marcatamente adolescenziale. Il protagonista bolognese è il giovane Alex, uno studente liceale della fine degli anni ‘80, che ci racconta la propria storia d’amore e la propria maturazione attraverso episodi di vita quotidiana. La trama è costruita in modo tale che Alex, a poco a poco, esca dal mondo di plastica post-adolescenziale (da qui il paragone con il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers) e si lanci nell’ambiente adulto costituito da delusioni, sofferenze e difficoltà di ogni genere.

L’aspetto più curioso del libro di Brizzi è sicuramente lo stile: un frequente uso di neologismi adolescenziali che negli anni Novanta si sviluppavano solo tra i banchi di scuola, mentre nel 2017 si diffondono con facilità grazie ai social network.

Per il resto, ho trovato questo romanzo abbastanza piatto e senza grandi colpi di scena. Sarò diventato vecchio, sarò diventato cinico, ma le storie d’amore tra adolescenti non le posso più tollerare. Con me l’ex ventenne Brizzi ha sbagliato target.

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Cosa fare contro l’odio online

In questo post voglio parlare di giornalismo e in particolare dell’odio e dei commenti razzisti che albergano nel web. Immaginiamo di essere nel centro della nostra città, nella piazza più bella. Nel mio caso in piazza del Duomo. All’improvviso ci arrabbiamo dopo aver letto una notizia su un giornale gratuito (quelli a pagamento non li acquista più nessuno) e decidiamo di urlare il nostro dissenso ai vicini presenti che nel frattempo si stanno facendo i cavoli loro: c’è chi fa il selfie con gli amici, chi bacia la fidanzata e chi litiga con l’ambulante di turno sul “braccialetto in regalo”.

Cosa succede? (altro…)