creatività

Frigoriferi Milanesi: la crisi dei giornali

 

Riporto nel modo più fedele possibile l’intervento intitolato Chi ha ucciso i giornali? del giornalista Emanuele Bevilacqua avvenuto il 19 marzo all’interno del programma di eventi di Bellissima Fiera Milano.

C’è stata una forte crisi nel giornalismo, questo è indubbio. Una crisi strutturale e col passare del tempo si venderanno sempre meno giornali: un cambiamento inderogabile.  E’ così in Europa e anche negli Stati Uniti. Questo non toglie che i giornali non siano mai stati così bene come in questo momento.
Non si spiegherebbe perché in India e in Cina ci sia una forte crescita dei giornali di carta.
La crisi dei giornali è un fenomeno che colpisce la pubblicità. La crisi dei giornali non ha a che fare con la crisi politica, il web e la riottosità delle nuove generazioni: sono dei fattori di accelerazione, ma non rappresentano il motivo principale. Il web offre tutto quello che vogliamo come gli approfondimenti che una volta erano appannaggio delle grandi testate.
I contenitori hanno però cominciato a tagliare i costi. I tagli ci saranno ma danneggiano le famiglie, i lettori e soprattutto la qualità.
Nel 2008 in America hanno chiuso 50 testate.
Chi sta uccidendo i giornali? E’ successo qualcosa al lettore:  ci sono molte informazioni nel web e reggono la qualità degli altri media. 
Forse con una ridotta  dieta mediatica possiamo avere materiale buono. Alziamo dunque dunque l’asticella e vogliamo qualcosa in più. Prima ci accontentavamo, adesso no. La sensazione che abbiamo è che questi giornali non siano più necessari. Il modello non regge più, non c’è più un rapporto col lettore.
Il fascino del web non è solo la  gratuità. Forse c’è un rapporto empatico: per il lettore il web rappresenta un ambiente confortevole.  Lo spazio però è enorme. L’informazione non è mai stata vitale come ora ma gli utenti pretendono attenzione e qualità.
I giornali hanno sempre dovuto combattere con un nemico e ora l’aspetto economico è l’elemento necessario per elaborare piani di strategia innovativi nel campo del giornalismo.
Il calo delle copie è cominciato dagli anni ’90. Questo perché tra 1986 e 1990 c’è stato lo sviluppo delle TV commerciali. In quegli anni dentro le redazioni dei giornali la creatività non mancava. Era  la stagione dei collaterali, della terza gamma di fatturato. Le copie scivolavano. Quando c’era un’iniziativa, in un periodo di idee a raffica, si faceva una barca di soldi.
La centralità dei quotidiani è stata ed è rilevante per capire la realtà. Ma oggi richiedono qualcosa in più.
L’empatia infatti non è affatto un dettaglio, e non ne esiste una fabbrica ma è quello su cui forse si deve puntare.
IL CENSIS nel 2011 ha certificato che i lettori italiani all’epoca erano preoccupati che i giornali volessero imporre le loro opinioni. Nello stesso anno, una ricerca degli Stati Uniti ha avuto lo stesso risultato. 
Due Paesi così diversi  sono arrivati a pensare cose completamente simili.
Parlo di empatia, per poter cambiare passo dobbiamo passare da un atteggiamento di competizione ad uno di collaborazione.
Si possono fare dei bei giornali digitali, ma qual è il problema? In qualche modo il web da solo non ha le risorse per poter funzionare. Il New York Times ha calcolato che eliminando la carta risparmierebbe l’80% costi ma non farebbe inchieste.
In un ambiente di nicchia i giornali stanno guarendo. Sarà così ancora per qualche anno, bisogna fare una scommessa e avere fiato per 3 e 5 anni. Cosa succederà nel frattempo?

La scelta che alcuni editori hanno fatto, come gli inglesi, è stata alzare il costo dei giornali. Meno lettori, più lettori.
La pubblicità su carta inciderà sempre di meno sui bilanci. Equilibrio tra costo singola copia e abbonamenti.
Il punto di rottura è del 2008. Un copia del New York Times costa attualmente 3 dollari. I giornali italiani costano poco.
I giornali italiani sono aumentati di 20 centesimi mentre gli altri hanno raddoppiato la cifra.
Nel 2008 sempre il New York Times ha avuto una crisi. Ad ottobre si trovavano in una situazione difficile, hanno venduto la sede e hanno chiesto soldi e hanno alzato il prezzo del giornale. Aumentati di 25 centesimi, i lettori si sono arrabbiati, poi hanno aumentato di altri 25 centesimi. Ma poi nessuno ha detto nulla: è vero, ha perso molte copie ma ora ha uno zoccolo di lettori molto forte.
Un altro equilibrio si è ritrovato.
Nel 2006, il Guardian, in particolare il suo direttore affermò che avrebbe pubblicato  gratuitamente i contenuti del cartaceo sul web. Perché difendere i lettori medi quando ho molti visitatori sul web? Più sposto contenuti più gente arriverà e poi arriverà la pubblicità: questa è la strategia. Dimagrisco da una parte e offro merce che sono i contenuti e li sposto dall’altra parte.
Nel 2008 il crollo delle borse ha rotto il cash cab; è stato un momento di accelerazione. Ci sarebbe forse stato più tempo per passare completamente al digitale. Il Guardian è quello che sta innovando di più: entro il 2020 vogliono renderlo il giornale liberal più letto al mondo.
Entrano in gioco nuove forme di ibridazione tra carta e web. Bisogna sperimentare ma per sperimentare servono molti soldi. Questa concezione è molto vicina al lavoro editoriale. Il Guardiani infatti oggi fa giornalismo con significativi investimenti nelle nuove tecnologie.
Il Corriere si mette col Sole? Dove sta l’ibridazione?
Bisogna considerare due mondi che provano a dialogare come Bezos ha fatto col Washington Post.

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I consigli di Luciano Bianciardi per diventare un buon intellettuale 

rodin-pensatore-640x250Esiste un’ampia gamma di manualistica e di proposte didattiche per imparare a scrivere. Alcuni di questi corsi sono tutt’altro che economici e i loro risultati spesso non ripagano il tempo e il denaro spesi.

Poi, mi chiedo, è possibile trapiantare un talento? Qua si aprirebbe una lunga diatriba: la scrittura è un dono o un’abilità da sviluppare? Per ora non voglio dibattere su quest’argomento.

Secondo Luciano Bianciardi però è possibile apprendere utili trucchetti per diventare, almeno in apparenza, un famoso e apprezzato intellettuale.

E’ chiaro che sta al lettore selezionare la giusta chiave di lettura. La mia è quella che chiama in causa la provocazione intellettuale. La struttura di guida è solo un pretesto per rendere interessante e curiosa una sorta di critica all’élite culturale del tempo.

pravd1oParticolarmente ispirata è l’ultima parte in cui Bianciardi fa un ampio utilizzo delle metafore calcistiche per ribadire un fondamentale concetto: conta la strategia e non la bravura.

In questo sapido volumetto è dunque concentrato tutto lì Bianciardi pensiero che, sappiamo benissimo noi tutti, non si risparmiò mai dal denunciare i molti difetti della società italiana del 1967. La lettura di questo libro può essere considerata anche un viaggio nel tempo: vengono citati Togliatti e Fanfani – c’è ancora qualcuno tra i millennials che li ricordi?

Non sono un grande esperto del letterato, non ci ho fatto una tesi di laurea, ma ho letto La vita agra e mi è piaciuto tantissimo. Ammiro molto Bianciardi soprattutto per la sua verve polemica senza filtri: una lucidità e uno stile per nulla prostrato ai potenti di turno. Per decenni è stato dimenticato e fortunatamente in questi ultimi anni sta avendo la giusta ricompensa per il suo lavoro culturale.

 

Il Piano Mirroring al Pim Off che svela chi siamo.


Sarà un anno denso di eventi di qualità per i fedeli e futuri frequentatori del Teatro Pim Off. Il 2 ottobre c’è stata una speciale serata per la celebrazione del decimo anniversario del teatro e per la presentazione della programmazione del 2015.

 La festa è stata chiusa dalla performance dell’artista Alessandro Sironi, compositore italiano cresciuto in Francia, che nella sua carriera ha esplorato vari campi artistici come la letteratura e recentemente anche il disegno e la pittura.

Una serata magica all’insegna della musica da pianoforte con una particolarità significativa: il ritratto musicale. La disciplina inventata da Sironi è denominata PianoMirroring. Alcuni spettatori hanno avuto la possibilità di farsi comporre una personalissima colonna sonora sperimentando una sorta di analisi psichica da spartito.

Una colonna sonora su misura può raccontarci molto di noi stessi. E’ il meccanismo delle serie tv, fateci caso, ogni personaggio ha una propria traccia che caratterizza il suo aspetto psicologico. Nel cinema o sul piccolo schermo è un meccanismo a cui si è abituati mentre in un ambiente calmo e illuminato da sole due lampade d’atmosfera risulta un unicum, un bel ricordo da portare per sempre nel cuore.

Sironi trae ispirazione da un gesto, da un “profumo” spirituale o da una particolarità dello sguardo e grazie alle proprie vibrisse artistiche riesce a trasformare il tutto in melodia capace di svelare una parte intima di chi gli è di fronte.

La filosofia di base di Sironi è che si possa scoprire attraverso le note di un piano una parte di noi stessi che nella quotidianità e nel rumore cittadino ci dimentichiamo di possedere. Le reazioni al trattamento artistico sono le più varie: c’è chi piange, c’è chi spalanca un sorriso e c’è chi immobile fruga dentro di sé.

Negli ultimi anni la musica si è trasformata perdendo qualità e si è volta al consumismo. Le melodie vengono costruite per marketing o per svago e intrattenimento. Un componimento musicale per meditare è allora di questi tempi un atto rivoluzionario e gli effetti lo sono ancora di più.

L’uso corretto dei social media? Ecco la guida.

Se ho incominciato a scrivere costantemente e con un programma preciso il suddetto blog è anche merito di questo libro che mi ha dato i giusti stimoli per guadagnare una credibilità digitale.

Nel volume ho trovato – come anticipato – alcuni consigli utili per valorizzarsi sui social network. I consigli presenti sono validi per Twitter, Facebook, Linkedin, Google+, blog vari etc.. etc…

Per quanto riguardo Twitter, Kawaski ci consiglia di essere positivi e di non rispondere male alle persone che ci insultano. Inoltre ci svela che  “se non condividiamo spesso i contenuti degli altri, significa che stiamo seguendo le persone sbagliate“.

Come mi dice Wikipedia, Guy Kawasaki è stato uno dei dipendenti della Apple Computer responsabili del marketing del computer Macintosh nel 1984. Negli ultimi anni è stato consulente speciale della Motorola business unit di Google.

L’aspetto che mi ha più colpito sono le citazioni letterarie che aprono ogni capitolo del libro. Faccio un esempio. Capitolo 4: “Non prendere le cose sul personale: gli altri non fanno nulla a causa tua. Ciò che fanno o dicono è una proiezione della loro realtà, del loro sogno personale. Quando sarai immune alle opinioni e alle azioni altrui, non sarai più vittima di sofferenze inutili”.
Frasi sempre azzeccate e mai buttate a caso. Bravo Kawasaki, solo per questo ti meriti tanti lettori.

Arte e Social Media. Rapporto complicato?

Possiamo utilizzare i social network per plasmare un’opera artistica? Mi spiego meglio. Una breve poesia ha lo stesso valore se veicolata attraverso Twitter? Sì o no?

La risposta per me è scontata. Un bel no secco. Sono convinto che i social siano strumenti per la condivisione di un’opera d’arte e non una sala parto dello scrittore di turno. I fattori sono molteplici.

Innanzitutto la creazione artistica necessita di attesa, riflessione e – perché no – anche di una sana solitudine. Il mio scrittore ideale dovrebbe abitare sopra un monte o vivere in una soffitta metropolitana senza uscire per giorni e giorni. Sto ovviamente esagerando. Mi va bene anche una via di mezzo.

Questi strani pensieri sono stati provocati da un interessante articolo di Roberto Cotroneo letto il 31 luglio sul magazine “Sette“. Il giornalista/scrittore sostiene che non sia possibile creare contenuti artistici mediante i social.

Si è inoltre chiesto se l’utilizzo di Twitter possa essere uno dei contenitori ideali per far poesia. La sua risposta argomentata? Cotroneo ritiene che ciò non avverrà dato che i meccanismi dell’arte e delle reti sociali sono molto diversi: sintesi vs improvvisazione, insomma compatibili come il giorno e la notte. Il primo meccanismo si acquisisce col tempo e il secondo in un istante.

Infondo sono anch’io d’accordo con lui. Per me è la differenza sostanziale tra un prodotto editoriale usa e getta e un contenuto di qualità si evince soprattutto dal contesto e dal tempo che concorrono a crearli.

E voi lettori? Credete che la poesia si possa sposare coi social?

Scienza vs Cultura Classica. Chi la spunta?

C’è un quesito che un adolescente si pone  a settembre quando  deve decidere quale scuola superiore frequentare: “Cosa scelgo? Una formazione scientifica o umanistica?”.

E’ una domanda che mi sono fatto anche io qualche anno fa. La mia risposta è stata: “Seguo la mia passione“. Come insegna Occam, ho messo da parte tutte le elucubrazioni inutili.

Ma ascoltando i discorsi della gente comune si percepisce il fatto che ormai la cultura classica non serva più a nulla e che si debba puntare in primis sulla scienza.

Grande sciocchezza.

Le innovazioni del nostro tempo nascono dal connubio tra scienza e cultura umanistica. Tesi sostenuta anche dal giornalista Walter Isaacson, ex-direttore del Time nonché noto scrittore e biografo: tra le sue opere più famose c’è la biografia di Steve Jobs.

In un’intervista al “Corriere della Sera” ha sostenuto che il vero valore creativo non viene dagli ingegneri ma da chi sa connettere le discipline umanistiche alla tecnologia, le arti alla scienza.

Il caso più significativo è rappresentato da Jobs che ha avuto la geniale idea di unire un raffinato design e l’innovazione informatica in un unico prodotto. Un luminare? Non proprio. Si era circondato di professionisti con diverse formazioni: dallo scambio di idee è nato il progresso.

Isaacson è inoltre un ammiratore di Leonardo da Vinci (l’opera intellettuale dell’artista italiano  racchiude i concetti espressi sopra) il quale ebbe la capacità di esplorare e costruire nuovi mondi con passione, fantasia e creatività.Leonardo da Vinci

Stimolato da una domanda dell’intervistatore, Isaacson si è detto convinto che Milano possa inaugurare un nuovo Rinascimento puntando sull’innovazione tecnologica e sulla formazione scolastica delle giovani generazioni.