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Il potere dei segreti

Non è possibile essere trasparenti al 100% sulla propria vita. Oggi la tecnologia vuole farci credere che si possa pubblicizzare qualsiasi aspetto della nostra esistenza e allora non ci meravigliamo più se tra Instagram, Facebook e Sanpchat, affiorano quotidianamente immagini e video che testimoniano infiniti e insignificanti (per noi) eventi privati: matrimoni, malattie, vincite, sconfitte, lussuria e malizia esibite. Siamo immersi in un libro digitale arricchito dai contenuti degli utenti che sono connessi al nostro network di amicizie virtuali. Il web non ama particolarmente i segreti e la privacy.

Non voglio fare assolutamente il bacchettone. Non nego di essere anch’io catturato da questo vortice social ed è complicato abbandonare tali dinamiche quando la maggior parte delle persone che conosci utilizza assiduamente i nuovi mezzi di comunicazione per autopromuoversi. È dunque normale che insorga una dipendenza quando si cerca a tutti i costi di impressionare e ottenere feedback positivi sotto forma di cuoricini o like.

9788845275555_0_0_831_80Ma in questo post non voglio parlare di social network, voglio invece disquisire sul valore del “segreto” nella nostra società. La battuta è scontata ma in questa sede non si parlerà di certo della serie tv, spagnola o argentina (non mi interessa), che ha fatto la fortuna di Canale 5.

Non sono mai stato bravo a mantenere i segreti, lo sono diventato più o meno verso i 20 anni quando ho capito – finalmente – che un grande segreto implica grandi responsabilità. Questa convinzione è stata confermata anche da Claudio Margris, scrittore, germanista ed ex senatore della Repubblica, nel suo piccolo libretto intitolato Segreti e no edito dalla casa editrice Bompiani nel 2014.

Nei 6 capitoletti del mini-libro Magris scompone, anche da un punto di vista linguistico, la concezione di “segreto” imbastendo un ampio discorso che tocca diversi argomenti come la politica, la letteratura e la filosofia. Magris afferma sin dalle prime pagine che sentirci “segreti” per gli altri ci addolora e insieme conforta. Il dispiacere deriva dal fatto che molto spesso ci sentiamo incompresi per ciò che facciamo; il piacere invece è insito nel nostro profondo perché siamo convinti di custodire una verità che il resto del mondo non ha ancora percepito e che prima o poi comprenderà. È un’interessantissima visione della percezione del “segreto” che si può ricollegare a quanto ho scritto sulla solitudine (Piccole divagazioni sulla solitudine) : Magris infatti dichiara che «La solitudine si afferra alla consolante idea di possedere un’anima superiore o quantomeno talmente profonda da non poter essere capita a fondo dagli altri. Piace sentirsi, davanti alla porta del palazzo reale della vita, un re travestito da mendicante, che non può entrare in quel palazzo, perché nessuno sa che lui o lei è un re».

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Claudio Magris

Magris parla anche del potere politico derivato dalla custodia del “segreto” e ricorda la vecchia, vecchissima, espressione latina “Arcana Imperii” che indica l’affermazione e l’esercizio di un potere molto forte non solo perché si riveste di segreto ma estende il segreto, ovvero l’arcano, alla realtà e alla vita intera. Pensiamo ai servizi segreti, agli stati totalitari e alla loro polizia segreta: organismi che variano a seconda del grado di democrazia di una nazione. I servizi segreti proteggono la nostra libertà, la polizia segreta ce la toglie. Magris infatti ci comunica che il potere ha sempre bisogno del segreto e mette il lettore dinanzi a una scomoda verità sui collaborazionisti triestini durante la Shoah: «Secretare è una delle prerogative essenziali del potere […] A Trieste, durante l’occupazione nazista, c’era l’unico, ancorché piccolo, forno crematorio d’Italia, nella Risiera […] Pochissimo tempo dopo la liberazione, i muri delle celle vennero sbiancati con la calce, cancellando così nomi e messaggi scritti dai condannati, che forse contenevano nomi, rivelazioni, indicazioni di complicità, responsabilità, collaborazione nello sterminio. Qualcosa che poteva implicare, parzialmente, la buona società triestina e dunque il sistema di potere; qualcosa che andava dunque tenuto segreto». Inoltre, racconta Magris, gran parte dei documenti della Risiera sono ancora coperti dal segreto di stato negli archivi inglesi.

Magris conclude il suo discorso affermando che il segreto non resta nascosto per sempre ma si scopre soltanto quando diviene inoffensivo. Penso allora che il giornalista e lo scrittore siano in fondo essenziali per svelare i misteri nascosti dalla società e dall’animo umano.

Potrei parlare anche del segreto più discusso di tutti tempi, l’amore, ma ci vorrebbe troppo tempo e allora preferisco suggerire questo brano da ballare a tutto volume.

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Podcast | Tommaso e il fotografo cieco | Gesualdo Bufalino

9788845254932_0_0_300_80Continuano le mie sperimentazioni nel mondo del podcasting. Ecco a voi la nuova puntata sul complesso “iper-romanzo” di Gesualdo Bufalino Tommaso e il fotografo cieco (Bompiani). Non è stato facile produrre questa audio-recensione perché il romanzo di Bufalino è una pubblicazione zeppa di riferimenti letterari, costruita con un lessico ricercato e questi elementi sono impastati in una trama (apparentemente) confusionaria e a tratti indecifrabile.

Ricordo inoltre che potete trovare altre audio-recensioni di questo genere cliccando alla voce “Podcast” nel menu di navigazione (oppure clicca qui).

La “Sottomissione” dell’Europa è vicina?

Faccio fatica ad essere obiettivo quando leggo un romanzo distopico. Questo accade perché di natura sono abbastanza pessimista e quindi le distopie non fanno altro che confermare le mie previsioni e preoccupazioni.

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Michel Houellebecq

Tale processo psicologico si è manifestato anche durante la lettura di Sottomissione  dello scrittore francese Michel Houellebecq, pubblicato in Italia nel 2015 da Bompiani. Come tutti voi ricorderete, nello stesso anno dell’uscita del libro, la Francia ha subito dei violenti attacchi terroristici da parte del sedicente Stato Islamico.

 

Tra le vittime ci furono anche i redattori e i vignettisti della rivista satirica Charlie Hebdo che stavano preparando il nuovo numero che avrebbe messo in prima pagina un riferimento al libro di Houellebecq.

Dopo la tragedia, il romanzo dello scrittore francese ha innescato un accesso dibattito, non solo in Francia ma anche in tutta Europa, sull’islamizzazione della società, tema centrale di Sottomissione.

Il primo errore è forse pensare che il romanzo sia incentrato sull’Islam. Secondo me non è affatto così, secondo me il libro affronta la crisi della laicità dell’Europa e il ritorno dell’ideologia politica in cui un leader viene considerato un sommo sacerdote.

9788845278709_0_240_0_0Oltre alla Fratellanza Musulmana, che nel 2022 vince grazie ai Socialisti le elezioni francesi, Houellebecq si sofferma anche sulla violenza e pericolosità del movimento politico di estrema destra, Front National, di Marine Le Pen. Le riflessioni del protagonista, François (un professore universitario di 40 anni), sulla minaccia dei partiti illiberali sembrano profetiche soprattutto se vi sintonizzate sui tg nazionali che riportano le terribili dichiarazioni della Le Pen.

Lo scrittore francese indirizza le sue critiche alla classe intellettuale della Francia che non è più portatrice di alcun valore ma è impantanata in uno sterile dibattito accademico separato dalla realtà. Houellebecq sembra dirci che una civiltà è destinata al tracollo quando, difronte ai segnali del male, un intellettuale non denuncia il rischio ma si sottomette al regime di turno per avere dei vantaggi e per mantenere il proprio status sociale.

Il simbolo di tutto questo è François, brillante docente della Sorbona, che deciderà di abbracciare l’Islam solo per interesse personale e per giunta dopo aver acquistato una breve guida su come convertirsi.

Sottomissione fa parte di quel genere letterario che immagina un futuro prossimo con tratti negativi. I romanzi distopici più famosi sono 1984 di George Orwell,  Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e Il mondo nuovo di Aldous Huxley.

 

Suggerimenti per post migliori. Noi siamo ciò che ricerchiamo.

Prima di scrivere qualsiasi post andrebbe fatta una breve indagine, una ricerchina di almeno trenta minuti sull’argomento che si vuole trattare. Perché dico questo? Perché sempre più spesso su internet mi capita di leggere articoli diversi su un unico tema che sono in tutto e per tutto identici nel contenuto.

Un motivo c’è: è la velocità di internet. Chi arriva prima su una notizia avrà più lettori, più click, più introiti e così via. Il metodo funziona, non lo metto in dubbio. Ma c’è qualcosa che non va. Gli autori hanno come target un pubblico distratto e – diciamolo pure – con un senso critico molto limitato.

Credo però che si possa aspirare a qualcosa in più. Non pretendo certo che ogni articolo/post sia una analisi profonda frutto d’interminabili ore, un minimo di sforzo però deve esserci. Lo sguardo che noi adottiamo su un evento deve essere un attimo ponderato. E come si fa a sviluppare una visione consapevole sulla realtà? Sviluppando la capacità di fare una ricerca.oficina-da-marca-7-things-to-do-after-writing-a-blog-post-01

Ricercando noi studiamo. Questo è un vantaggio mica da poco. L’attività di ricerca ci obbliga a ristrutturare l’informazione in modo personale, aspetto fondamentale per creare uno spirito critico. Per dirla in breve, la ricerca ci rende autonomi. Come spiega Maria Teresa Serafini in Come si studia (Bompiani): «La capacità di precisare i propri interessi e di selezionare le fonti migliori ci permette di difenderci e di agire come protagonisti in un mondo “saturo” di informazione: nel Novecento è stata creata più informazione che nella storia dell’umanità e spesso il problema dell’uomo moderno non è quello di trovare dati che interessino, ma quello di liberarsi di tutti i dati inutili».

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Non voglio essere troppo didascalico ma devo mettere in chiaro una cosa. Quando vogliamo scrivere un post su qualcosa dobbiamo tenere presente i seguenti punti:

  1. Individuare un argomento e un obiettivo.
  2. Rintracciare le informazioni.
  3. Scegliere e organizzare le informazioni.
  4. Presentare i risultati.

Se non sappiamo nulla su un argomento, è forse meglio sfogliare una pagina di Wikipedia o della Treccani per farci un’idea generale. Ogni argomento è legato ad alcune parole-chiave. Ad esempio, voglio fare una ricerca sul McDonald’s? Allora devo trovare tutti i termini che si collegano alla materia che tratto come America, cibo spazzatura, fast-food, etc…

Ognuno di questi termini può essere approfondito ancora di più. Dobbiamo però tenere una linea e quindi avere bene in chiaro lo scopo del nostro post: voglio parlare bene/male di McDonald’s.

Se specifichiamo bene i concetti che ci interessano, allora sarà più facile reperire le informazioni. Possiamo benissimo rendere esplicito l’obiettivo della nostra ricerca anche nell’attacco del nostro pezzo. Questa tecnica può aiutare il lettore ad orientarsi meglio durante la lettura.

sistemas-biblioteconomiaDove trovo i dati che voglio utilizzare per la mia argomentazione? Cosa ve lo dico a fare. Internet è una grandissima biblioteca a cielo aperto ma stiamo molto attenti: controlliamo scrupolosamente le fonti. Come dicevo all’inizio, la rete è ricca di imprecisioni e notizie false, quindi occhio. Le fonti possono essere diverse: articoli, ebook, video, podcast. Se si vuole fare una cosa seria però si può fare un giro in biblioteca e chiedere al bibliotecario di consigliarci dei libri sull’argomento che ci interessa. Non c’è da essere timidi, l’addetto alla biblioteca è pagato anche per questo.

Ultima cosa. Pochi lo fanno nel web ma è una pratica onesta e costruttiva quella di citare le fonti. Il motivo è abbastanza chiaro: qualifica la nostra argomentazione e fa capire al lettore che quello che stiamo affermando non è campato in aria.

In questo post non volevo affatto fare il maestrino ma come ho già specificato, repetita iuvant, la qualità è alla base delle buone idee che costituiscono con la loro circolazione la nostra società digitale. Il mondo virtuale può essere un posto migliore se noi in primis esprimiamo la volontà di migliorarci.