blog

I testi ci parlano. I libri vanno interpretati

Volevo fare delle esigue considerazioni su un volume che sto leggendo riguardo alla disciplina dedicata alla storia del libro.

Non si sta rivelando una lettura semplicissima. Ho dunque deciso di parlarne qui per sbrogliare quel gomitolo di concetti che ho trovato nelle pagine sfogliate da poco.

512bdepd0byl-_sx322_bo1204203200_Il volume in questione è Bibliografia e sociologia dei testi e parla del significato nascosto che ogni libro porta con sé. Ogni pubblicazione contiene diverse informazioni che non sono solo quelle testuali ma anche paratestuali, storiche e sociologiche. Perché dovrei ritenere il libro come una forma espressiva?

McKenzie, l’autore di questo saggio, afferma che gli studiosi di una volta consideravano i libri come degli oggetti staccati dal loro tempo e dissociati dalla società che li aveva prodotti. Egli sostanzialmente afferma che un bravo bibliografo, se intende studiare con intelligenza la storia della produzione del libro, deve utilizzare diverse discipline umanistiche. Ogni segno di un libro è un simbolo e noi dobbiamo essere in grado di interpretarlo con i giusti strumenti.

Lo studioso inoltre sostiene nel capitolo “Il libro come forma espressiva” che un testo non sia solo qualcosa di scritto ma anche qualcosa che possiamo ascoltare come un discorso. Ricordiamoci che in passato, nelle comunità più povere e fragili, si leggeva ad alta voce per permettere a tutti di capire il contenuto di un libro. L’Orlando Furioso di Ariosto ne è una dimostrazione.

Perché accostiamo il termine sociologia all’invenzione della stampa o comunque al mondo dei libri? La motivazione è legata ai mestieri del libro che hanno cambiato e modificato professionalmente le popolazioni e l’economia del passato. Ogni libro è portatore di un messaggio e ogni forma determina un senso. Quindi anche la veste tipografica di una pubblicazione ha un suo significato.

donald-mckenzie

Donald McKenzie

Nella storia del libro rientrano inoltre tutte quelle ricerche che si occupano di far luce sui rapporti tra autore e stampatore quando si decidere di pubblicare un determinato testo. Vediamo infatti che nel ‘700, gli autori nutrono molte perplessità sui tipografi perché temono che la veste grafica delle loro opere venga stravolta. Spesso le volontà inoltre vengono tradite dall’editore. McKenzie fa l’esempio del drammaturgo Congreve che soffrì a lungo le scelte editoriali del suo editore.

Congreve inoltre si batte anche per il diritto d’autore, che comparì in Inghilterra per la prima volta dopo il ‘700. Fino ad allora gli scrittori cedevano il loro manoscritto come se oggi vendessimo una casa. Non avevano così nessun diritto sulle opere che scrivevano.

Come scrive lo stesso McKenzie: «La sociologia dei testi ha un potere quale non ha alcun’altra disciplina nel risuscitare gli autori calati nelle loro epoche e i loro lettori di ogni tempo».

Infondo egli ci vuole dire che il testo non è qualcosa di predefinito ma qualcosa che può essere interpretato da diverse angolazioni di ricerca.

Editoria Multimediale. Quello che non sappiamo (II parte)

È venuto il momento di parlare di Ebook dopo avervi annoiato con la prima parte (ahinoi necessaria) sull’ipertesto.

A scanso di equivoci dobbiamo decidere subito i termini che utilizzeremo in questa parentesi sui libri digitali. Lo strumento che usiamo per leggere gli eBook, ovvero l’Ereader, lo chiamerò device, mentre l’eBook si riferisce al libro digitale.

calibre-metadata

Metadati di un ePub

Un eBook per essere tale deve essere un’opera letteraria monografica in forma di oggetto digitale che ha uno o più identificatori comuni (come l’ISBN per intenderci) e che possiede dei metadati. Questa definizione è stata elaborata dall’Open Ebook Forum nel 2000.

Una piccola precisazione, se il contenuto non è monografico abbiamo a che fare con un E-Journal, una rivista o quotidiano digitale che non ha dunque un contenuto monografico.

Chi inventò questo benedetto eBook? Il papà ufficiale è Alan Kay che nel 1968 costruì un apparecchio che era in grado di scaricare libri attraverso le onde radio. In quegli anni però non c’era ancora la tecnologia adatta a creare un device simile a un libro.

Oggi invece esiste e questo device si chiama Ereader che può essere di diverse tipologie. Quello più diffuso ha una tecnologia particolare ovvero sulla pagina appaiono le parole tramite inchiostro elettronico: un membrana contiene del liquido che si polarizza col più o meno e così dà forma alle lettere.

Però ora dovremmo parlare dei percorsi transmediali dell’eBook. Ovvero che differenza c’è oggi tra un libro digitale e una rivista digitale? Il contenuto, qualcuno direbbe e non sbaglierebbe, ma gli strumenti rimangono gli stessi. L’eBook e la rivista si creano attualmente con uno stesso meccanismo.

Oggi questi due prodotti assomigliano più a una applicazione che ad altro.

8-sitios-web-para-descargar-libros-gratis-de-forma-legalAvere la stessa tecnologia che dà vita a più prodotti è un vantaggio enorme. Grazie agli standard unificati possiamo lavorare in ambiti diversi imparando poche cose ma bene. Oggi per fortuna si usa un unico standard.

Però prima di affrontare in profondità l’argomento devo proporvi un glossario minimo, dei concetti precisi da studiare bene. Queste parole le troviamo ormai dappertutto e sono state distorte dal marketing che ha sballato i loro significati.

  • Transmedialità: il termine si riferisce ai tipi di comunicazione multimediale che utilizzano diversi linguaggi e diversi media. Passa da un media all’altro. Può essere interna ed esterna. Esterna tipica di Star Wars, la storia è la stessa ma viene diffusa e reinterpretata da più media.

  • Crossmedialità: indica l’infrastruttura, un contenuto che si vede ed è fruibile su più dispositivi.

  • Intermedialità: processi di integrazione e convergenza nell’ambito della digitalizzazione. Dalla versione cartacea a quella digitale.

  • Multimedialità: utilizzo di più media per la creazione o fruizione di contenuti. Sinonimo di digitale.

Dopo aver elencato i termini base nel mondo dell’editoria multimediale, mi soffermerò sugli eBook.

epub3

Lo standard più recente

Il formato standard per la distribuzione, lo scambio e pubblicazione del libro digitale è l’ePub.

Questo ePub è un modo di rappresentare, comporre e codificare contenuti web strutturati e semanticamente arricchiti. Gli ePub includono come codice (X)HTML5, CSS per il layout e SVG per la distribuzione in un singolo formato. So di avervi citato elementi che sono complicati da comprendere ma li tratteremo più avanti nello specifico.

Da queste specifiche però emerge chiaramente l’idea che l’ePub non è uno standard usato solamente per creare dei libri ma anche per le pubblicazioni digitali di diverso genere. A questo punto immagino che abbiate capito che l’editoria digitale non si occupa solo di romanzi, saggi etc… ma anche di mostre virtuali, siti e contenuti web.

L’eBook è un prodotto simile a un sito e infatti le stesse tecnologie per crearlo vengono impiegati per fare i siti web. Per esempio il codice XHTML5 è uno standard che serve a garantire la perfetta qualità della codifica.

International Digital Publishing Forum o più amichevolmente IDPF, un’istituzione che ha a che fare con l’ambito accademico e non commerciale, s’incarica di stabilire, tenendo conto dell’avanzamento della tecnologia, gli standard più adatti ai device in commercio. L’eBook che oggi si legge in Italia è nel formato ePub2, che non è più standard dal 2011 quando è stato superato dall’ePub3.

L’ePub2 è un formato essenzialmente testuale che può occasionalmente contenere anche delle immagini. La cosa più simile a questo standard è un PDF con qualche immagine dentro. Lo standard in questione consente solo la lettura di un testo su uno schermo e basta. L’ePub2 ha un testo adattivo che prende la forma dello schermo del dispositivo.

A causa di una guerra commerciale, per ora, abbiamo due standard. Ciò accade perché ogni editore vuole venderci il proprio device e quindi non gli conviene uniformare lo standard, rinuncerebbe a tutti i soldi che incassa commerciando i vari Tolino, Kobo o Kindle. Gli Ereader tra le altre cose sono oggetti che non rappresentano nessuna novità ma cercano solo d’imitare la forma e alcune sensazioni del libro. Poi questi supporti non valorizzano l’ePub3, e allora non si capisce perché siano ancora in commercio. Il codice XHTML inoltre non è più standard dal 2014.

wxxn_as6

Bill Kasdorf

Bill Kasdorf nel convegno del 2011 dell’IDPF ha lanciato l’ePub3 definendolo “non è l’ebook di tuo padre” e ha preso le distanze dal passato e ha parlato di una nuova generazione di formato. L’IDPF è un’entità super partes, accademica e non ha nessun interesse economico. La fatidica domanda allora è questa: se possiamo creare testi che possono avere suoni, video, immagini perché non lo facciamo? Avrete intuito la risposta.

L’ePub3 è supportato da tutti i software di nuova generazione e sul vecchio Kobo non si vede, sul nuovo invece si visualizza peggio che su uno smartphone.

Questo standard si basa su tre tecnologie: quella fondamentale è l’HTML5, che ha sostituito nel 2014 XHTML. Questo codice è inoltre lo standard unico per creare contenuti digitali.

Il CSS3 è il linguaggio utilizzato per descrivere l’aspetto, la formattazione delle pagine e dei testi. I fogli di stile a cascata vengono fatti grazie a questa tecnologia.

JAVASCRIPT è invece un linguaggio di scripting incluso nelle pagine web per fornire funzioni come menu, suoni, e altre caratteristiche. Chi ha una formazione informatica sicuramente sa di che cosa sto parlando.

L’ePub3 è stato inoltre definito come “Website in a Box”. Questa definizione ci dice che la scatola è il file in formato ePub che racchiude tutto, mentre in un sito web ci sarebbero contenuti separati ed è qualcosa di completamente nuovo e diverso.

Ora la vera sfida è capire quale siano le pubblicazioni adatte all’ePub3. Un’idea ce l’abbiamo a dire la verità: testi scolastici, libri di ricette, guide turistiche, manuali di lingue straniere etc…

6917886777_896f696007

esempio di ePub3

Dico questo perché questo formato non privilegia la testualità ma la multimedialità. Prendiamo ad esempio le guide turistiche, non sempre sono aggiornate al minuto. Con l’ePub3 si risolve questo inghippo e inoltre si può utilizzare una mappa con dei punti precisi per raggiungere i monumenti più importanti di una città e magari queste informazioni possono essere corredate da un breve filmato che ci descrive un particolare monumento. Le idee sono molte.

Il libro digitale del futuro non deve imitare il suo antenato di carta o altri prodotti che non appartengono al mondo dell’editoria.

Una delle esperienze più brutte in questo senso è il libro digitale de I Pilastri della Terra di Ken Follett. Ci hanno provato ma è venuta fuori questa cafonata che assomiglia più a un dvd che raccoglie gli Extra di un film.

https://www.youtube.com/watch?v=3hrcOZQFOFA

Un esempio virtuoso è invece The Beatles – Yellow submarine un libro che richiama le pubblicazioni per ragazzi.

https://www.youtube.com/watch?v=Ymsw_xzTsXI

Ci sono però dei problemi pratici e sono 3:

  1. Il testo lo si fa reflowable o a layout fisso. Il primo si adatta allo schermo ma può deformare le immagini o la struttura del libro che avevo immaginato. Negli eBook questo problema c’è ancora ma è stato risolto nel web con la tecnologia responsive.

  2. Un altro problema sono i caratteri tipografici. Nel libro cartaceo sono fissi e variano in base alla casa editrice. Nel caso dei device, io editore non so se quel carattere verrà mantenuto dal lettore o verrà modificato grazie alle impostazioni di lettura. Con l’ePub3 questo problema può essere risolto.

  3. Terza questione è la copertina che fa parte degli elementi paratestuali di un libro (sono molto importanti in una pubblicazione) e che spesso lascia a desiderare nei formati digitali. Mi è stato consigliato il sito www.Hongkiat.com per gestire i dettagli di un libro ma non l’ho ancora provato, in teoria si dovrebbero trovare dei buoni consigli su come creare un eBook.

Finalmente siamo arrivati alla fine di questo lungo articolo. Non ci crederete ma ci ho messo quasi una settimana a scriverlo.

Alla prossima settimana!

Piccole divagazioni sulla solitudine

Vedete, trovare un argomento interessante da sviscerare, da sezionare e da analizzare per il blog non è semplice. Alcuni amici e conoscenti propongono cose troppo banali: “Parla degli animali!”. “Ma che animali, Paolo, devi scrivere di Trump. Lo dicono i trend di Google”. Tali suggerimenti non mi stimolano. Accrescono solo la mia insoddisfazione che si materializza nella mia solitudine.

Solo con i miei pensieri mi rivolgo allo schermo in cerca di ispirazione. Forse è arrivata. Perché al tempo dei social network non si parla mai di solitudine? E poi, la solitudine ci rende persone peggiori o migliori?

Prima di rispondere però dobbiamo chiarire che cosa sia questa solitudine. E chi meglio di uno scrittore come Albert Camus potrebbe farlo. Ecco allora una sua poesia pescata da At sixies and sevens :

1097050201745La solitudine, si, la solitudine!La conosci tu la solitudine?si, quella dei poeti e degli impotenti.
La solitudine? Quale solitudine?
Ma lo sai che non si è mai soli?
e che dovunque ci portiamo addosso il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro?
tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi.
e fossero solo loro, poco male.
ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che abbiamo amato e che ci hanno amato.
il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei!…..
La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti…..se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata dai fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi

Solitudo (inis), deriva a sua volta dal latino solus, uno solo. Ci hanno sempre detto che ognuno di noi è unico. Sbagliano? Non credo. Ogni individuo ha una propria coscienza e non esiste in circolazione un clone che ci assomigli al 100%. Quando infatti ci accusano di omologarci o di essere banali, in verità ci stanno dicendo che siamo troppo simili agli altri e poco interessanti. Inoltre oggi viviamo nella retorica della “creatività”. Oggi ho sentito dire dal mio sindaco che “la città che amministro è un esempio di creatività”.

Chi sono i creativi? Non esiste un identikit preciso. Un creativo è sicuramente un bravo scrittore, un brillante scultore o un fotografo visionario. Ogni arte è collegata alla solitudine. Fateci caso. Quando esprimiamo un’idea originale corriamo il rischio di non essere capiti. Rischiamo di attirarci antipatie perché il prossimo non intuisce il nostro potenziale. Perché cercare l’approvazione degli altri quando gli altri non ci accettano. In questo dilemma interviene la solitudine.

Recentemente mi sono imbattuto in un affascinante e spiazzante video. La clip fa parte del progetto School of Life, che raccoglie una serie di animazioni-video di Alain de Botton “su come la cultura e la storia ci aiutino nella nostra vita quotidiana”, come riporta Internazionale.

Secondo questo video la solitudine ci rende più sensibili e intelligenti perché ci permette di non scendere a compromessi e di esprimerci senza limitazioni. Questo non significa che vivremo soli per sempre. La compagnia che ci rende felici non è semplice da trovare. Bisogna essere molto fortunati. Ma quando la si trova diventa qualcosa di estremo valore.

I sottotitoli in italiano di Internazionale sono davvero fatti bene e li trovate QUA.

Veniamo ai social che di sociale hanno solo il nome. Ritengo che, se utilizzati male, contribuiscano ad alienarci dalla società reale. Facebook non può diventare il nostro mondo, Twitter, Instagram e Snapchat, lo stesso. Sono ambienti artificiali che esistono solo in quanto copie del mondo vivo e vero in cui abitiamo.

La solitudine dunque può essere qualcosa di positivo come la canzone di Brandon Flowers, Lonely Town, in cui una ragazza si gode la propria tranquillità. Potrei dire che Cremonini poi abbia copiato l’idea, ma oggi no:

Ci sarebbe davvero tanto da elaborare sulla solitudine. Se avete qualche suggerimento, scrivetemelo in breve nei commenti.

Un regalo di Natale per i lettori del blog

coversfoglialibri.JPG

E anche quest’anno è arrivato Natale!

Il primo che vorrei festeggiare con i molti lettori che ogni giorno dedicano del tempo a leggere i post del blog.

Allora cari lettori vi meritate un regalo!

Al seguente link potrete scaricare in anteprima l’ebook che in queste ultime settimane ho creato e che si intitola Un blog non si giudica dalla copertina. Il libro digitale raccoglie tutti gli articoli che sono apparsi su SfogliaLibri nel 2016.

Il download gratuito sarà disponibile fino alle 00.30.

Buona lettura e buone feste!

 

Blog, che medium sto usando?

Prima o poi doveva avvenire. È ormai un annetto buono che aggiorno regolarmente il mio spazio di scrittura definito blog (altri potrebbero chiamarlo bleahg con una chiara sfumatura negativa). Come sapranno alcuni miei lettori, in questo periodo sono in piena crisi a causa dalla redazione della tesi universitaria.

Dunque sto approfondendo molto il macro-argomento del giornalismo. E’ accaduto però che durante le mie letture mi sia imbattuto in un capitolo molto interessante dedicato ai blog. Il mio testo di riferimento è questo manuale di giornalismo digitale.

dribbble-apple-flat-devices-episode2-psd-by-pierre-borodinIl manuale è (altro…)

Cronaca degli ultimi due giorni di BookCity 2016

In questo post voglio riassumere gli eventi che ho seguito sabato 19 e domenica 20 novembre all’interno del ricchissimo palinsesto letterario organizzato dallo staff di BookCity 2016.

Incominciamo allora con i tre eventi a cui ho partecipato sabato scorso. Il primo si è svolto al Laboratorio Formentini per l’editoria e s’intitolava “Lavorare in editoria, e-commerce, social, ebook” con Davide Giansoldati, Michela Gualtieri, Fabrizio Venerandi e Mauro Zerbini. In quel luogo si è detto che il mercato degli ebook è in continua evoluzione ma sono state smentite quelle previsioni apocalittiche che vogliono l’estinzione dei libri di carta: gli ebook conviveranno pacificamente con i loro cugini cartacei. Ma le aziende quando promuovono i loro prodotti culturali come utilizzano i social network? Giansoldati ha risposto che alcune case editrici delegano a delle agenzie esterne questi compiti e i social media editor si occupano (altro…)