blog

news-editoria-gamobu

Editoria Multimediale. Quello che non sappiamo (II parte)

È venuto il momento di parlare di Ebook dopo avervi annoiato con la prima parte (ahinoi necessaria) sull’ipertesto.

A scanso di equivoci dobbiamo decidere subito i termini che utilizzeremo in questa parentesi sui libri digitali. Lo strumento che usiamo per leggere gli eBook, ovvero l’Ereader, lo chiamerò device, mentre l’eBook si riferisce al libro digitale.

calibre-metadata

Metadati di un ePub

Un eBook per essere tale deve essere un’opera letteraria monografica in forma di oggetto digitale che ha uno o più identificatori comuni (come l’ISBN per intenderci) e che possiede dei metadati. Questa definizione è stata elaborata dall’Open Ebook Forum nel 2000.

Una piccola precisazione, se il contenuto non è monografico abbiamo a che fare con un E-Journal, una rivista o quotidiano digitale che non ha dunque un contenuto monografico.

Chi inventò questo benedetto eBook? Il papà ufficiale è Alan Kay che nel 1968 costruì un apparecchio che era in grado di scaricare libri attraverso le onde radio. In quegli anni però non c’era ancora la tecnologia adatta a creare un device simile a un libro.

Oggi invece esiste e questo device si chiama Ereader che può essere di diverse tipologie. Quello più diffuso ha una tecnologia particolare ovvero sulla pagina appaiono le parole tramite inchiostro elettronico: un membrana contiene del liquido che si polarizza col più o meno e così dà forma alle lettere.

Però ora dovremmo parlare dei percorsi transmediali dell’eBook. Ovvero che differenza c’è oggi tra un libro digitale e una rivista digitale? Il contenuto, qualcuno direbbe e non sbaglierebbe, ma gli strumenti rimangono gli stessi. L’eBook e la rivista si creano attualmente con uno stesso meccanismo.

Oggi questi due prodotti assomigliano più a una applicazione che ad altro.

8-sitios-web-para-descargar-libros-gratis-de-forma-legalAvere la stessa tecnologia che dà vita a più prodotti è un vantaggio enorme. Grazie agli standard unificati possiamo lavorare in ambiti diversi imparando poche cose ma bene. Oggi per fortuna si usa un unico standard.

Però prima di affrontare in profondità l’argomento devo proporvi un glossario minimo, dei concetti precisi da studiare bene. Queste parole le troviamo ormai dappertutto e sono state distorte dal marketing che ha sballato i loro significati.

  • Transmedialità: il termine si riferisce ai tipi di comunicazione multimediale che utilizzano diversi linguaggi e diversi media. Passa da un media all’altro. Può essere interna ed esterna. Esterna tipica di Star Wars, la storia è la stessa ma viene diffusa e reinterpretata da più media.

  • Crossmedialità: indica l’infrastruttura, un contenuto che si vede ed è fruibile su più dispositivi.

  • Intermedialità: processi di integrazione e convergenza nell’ambito della digitalizzazione. Dalla versione cartacea a quella digitale.

  • Multimedialità: utilizzo di più media per la creazione o fruizione di contenuti. Sinonimo di digitale.

Dopo aver elencato i termini base nel mondo dell’editoria multimediale, mi soffermerò sugli eBook.

epub3

Lo standard più recente

Il formato standard per la distribuzione, lo scambio e pubblicazione del libro digitale è l’ePub.

Questo ePub è un modo di rappresentare, comporre e codificare contenuti web strutturati e semanticamente arricchiti. Gli ePub includono come codice (X)HTML5, CSS per il layout e SVG per la distribuzione in un singolo formato. So di avervi citato elementi che sono complicati da comprendere ma li tratteremo più avanti nello specifico.

Da queste specifiche però emerge chiaramente l’idea che l’ePub non è uno standard usato solamente per creare dei libri ma anche per le pubblicazioni digitali di diverso genere. A questo punto immagino che abbiate capito che l’editoria digitale non si occupa solo di romanzi, saggi etc… ma anche di mostre virtuali, siti e contenuti web.

L’eBook è un prodotto simile a un sito e infatti le stesse tecnologie per crearlo vengono impiegati per fare i siti web. Per esempio il codice XHTML5 è uno standard che serve a garantire la perfetta qualità della codifica.

International Digital Publishing Forum o più amichevolmente IDPF, un’istituzione che ha a che fare con l’ambito accademico e non commerciale, s’incarica di stabilire, tenendo conto dell’avanzamento della tecnologia, gli standard più adatti ai device in commercio. L’eBook che oggi si legge in Italia è nel formato ePub2, che non è più standard dal 2011 quando è stato superato dall’ePub3.

L’ePub2 è un formato essenzialmente testuale che può occasionalmente contenere anche delle immagini. La cosa più simile a questo standard è un PDF con qualche immagine dentro. Lo standard in questione consente solo la lettura di un testo su uno schermo e basta. L’ePub2 ha un testo adattivo che prende la forma dello schermo del dispositivo.

A causa di una guerra commerciale, per ora, abbiamo due standard. Ciò accade perché ogni editore vuole venderci il proprio device e quindi non gli conviene uniformare lo standard, rinuncerebbe a tutti i soldi che incassa commerciando i vari Tolino, Kobo o Kindle. Gli Ereader tra le altre cose sono oggetti che non rappresentano nessuna novità ma cercano solo d’imitare la forma e alcune sensazioni del libro. Poi questi supporti non valorizzano l’ePub3, e allora non si capisce perché siano ancora in commercio. Il codice XHTML inoltre non è più standard dal 2014.

wxxn_as6

Bill Kasdorf

Bill Kasdorf nel convegno del 2011 dell’IDPF ha lanciato l’ePub3 definendolo “non è l’ebook di tuo padre” e ha preso le distanze dal passato e ha parlato di una nuova generazione di formato. L’IDPF è un’entità super partes, accademica e non ha nessun interesse economico. La fatidica domanda allora è questa: se possiamo creare testi che possono avere suoni, video, immagini perché non lo facciamo? Avrete intuito la risposta.

L’ePub3 è supportato da tutti i software di nuova generazione e sul vecchio Kobo non si vede, sul nuovo invece si visualizza peggio che su uno smartphone.

Questo standard si basa su tre tecnologie: quella fondamentale è l’HTML5, che ha sostituito nel 2014 XHTML. Questo codice è inoltre lo standard unico per creare contenuti digitali.

Il CSS3 è il linguaggio utilizzato per descrivere l’aspetto, la formattazione delle pagine e dei testi. I fogli di stile a cascata vengono fatti grazie a questa tecnologia.

JAVASCRIPT è invece un linguaggio di scripting incluso nelle pagine web per fornire funzioni come menu, suoni, e altre caratteristiche. Chi ha una formazione informatica sicuramente sa di che cosa sto parlando.

L’ePub3 è stato inoltre definito come “Website in a Box”. Questa definizione ci dice che la scatola è il file in formato ePub che racchiude tutto, mentre in un sito web ci sarebbero contenuti separati ed è qualcosa di completamente nuovo e diverso.

Ora la vera sfida è capire quale siano le pubblicazioni adatte all’ePub3. Un’idea ce l’abbiamo a dire la verità: testi scolastici, libri di ricette, guide turistiche, manuali di lingue straniere etc…

6917886777_896f696007

esempio di ePub3

Dico questo perché questo formato non privilegia la testualità ma la multimedialità. Prendiamo ad esempio le guide turistiche, non sempre sono aggiornate al minuto. Con l’ePub3 si risolve questo inghippo e inoltre si può utilizzare una mappa con dei punti precisi per raggiungere i monumenti più importanti di una città e magari queste informazioni possono essere corredate da un breve filmato che ci descrive un particolare monumento. Le idee sono molte.

Il libro digitale del futuro non deve imitare il suo antenato di carta o altri prodotti che non appartengono al mondo dell’editoria.

Una delle esperienze più brutte in questo senso è il libro digitale de I Pilastri della Terra di Ken Follett. Ci hanno provato ma è venuta fuori questa cafonata che assomiglia più a un dvd che raccoglie gli Extra di un film.

https://www.youtube.com/watch?v=3hrcOZQFOFA

Un esempio virtuoso è invece The Beatles – Yellow submarine un libro che richiama le pubblicazioni per ragazzi.

https://www.youtube.com/watch?v=Ymsw_xzTsXI

Ci sono però dei problemi pratici e sono 3:

  1. Il testo lo si fa reflowable o a layout fisso. Il primo si adatta allo schermo ma può deformare le immagini o la struttura del libro che avevo immaginato. Negli eBook questo problema c’è ancora ma è stato risolto nel web con la tecnologia responsive.

  2. Un altro problema sono i caratteri tipografici. Nel libro cartaceo sono fissi e variano in base alla casa editrice. Nel caso dei device, io editore non so se quel carattere verrà mantenuto dal lettore o verrà modificato grazie alle impostazioni di lettura. Con l’ePub3 questo problema può essere risolto.

  3. Terza questione è la copertina che fa parte degli elementi paratestuali di un libro (sono molto importanti in una pubblicazione) e che spesso lascia a desiderare nei formati digitali. Mi è stato consigliato il sito www.Hongkiat.com per gestire i dettagli di un libro ma non l’ho ancora provato, in teoria si dovrebbero trovare dei buoni consigli su come creare un eBook.

Finalmente siamo arrivati alla fine di questo lungo articolo. Non ci crederete ma ci ho messo quasi una settimana a scriverlo.

Alla prossima settimana!

530970514-maxw-654

Piccole divagazioni sulla solitudine

Vedete, trovare un argomento interessante da sviscerare, da sezionare e da analizzare per il blog non è semplice. Alcuni amici e conoscenti propongono cose troppo banali: “Parla degli animali!”. “Ma che animali, Paolo, devi scrivere di Trump. Lo dicono i trend di Google”. Tali suggerimenti non mi stimolano. Accrescono solo la mia insoddisfazione che si materializza nella mia solitudine.

Solo con i miei pensieri mi rivolgo allo schermo in cerca di ispirazione. Forse è arrivata. Perché al tempo dei social network non si parla mai di solitudine? E poi, la solitudine ci rende persone peggiori o migliori?

Prima di rispondere però dobbiamo chiarire che cosa sia questa solitudine. E chi meglio di uno scrittore come Albert Camus potrebbe farlo. Ecco allora una sua poesia pescata da At sixies and sevens :

1097050201745La solitudine, si, la solitudine!La conosci tu la solitudine?si, quella dei poeti e degli impotenti.
La solitudine? Quale solitudine?
Ma lo sai che non si è mai soli?
e che dovunque ci portiamo addosso il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro?
tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi.
e fossero solo loro, poco male.
ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che abbiamo amato e che ci hanno amato.
il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei!…..
La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti…..se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata dai fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi

Solitudo (inis), deriva a sua volta dal latino solus, uno solo. Ci hanno sempre detto che ognuno di noi è unico. Sbagliano? Non credo. Ogni individuo ha una propria coscienza e non esiste in circolazione un clone che ci assomigli al 100%. Quando infatti ci accusano di omologarci o di essere banali, in verità ci stanno dicendo che siamo troppo simili agli altri e poco interessanti. Inoltre oggi viviamo nella retorica della “creatività”. Oggi ho sentito dire dal mio sindaco che “la città che amministro è un esempio di creatività”.

Chi sono i creativi? Non esiste un identikit preciso. Un creativo è sicuramente un bravo scrittore, un brillante scultore o un fotografo visionario. Ogni arte è collegata alla solitudine. Fateci caso. Quando esprimiamo un’idea originale corriamo il rischio di non essere capiti. Rischiamo di attirarci antipatie perché il prossimo non intuisce il nostro potenziale. Perché cercare l’approvazione degli altri quando gli altri non ci accettano. In questo dilemma interviene la solitudine.

Recentemente mi sono imbattuto in un affascinante e spiazzante video. La clip fa parte del progetto School of Life, che raccoglie una serie di animazioni-video di Alain de Botton “su come la cultura e la storia ci aiutino nella nostra vita quotidiana”, come riporta Internazionale.

Secondo questo video la solitudine ci rende più sensibili e intelligenti perché ci permette di non scendere a compromessi e di esprimerci senza limitazioni. Questo non significa che vivremo soli per sempre. La compagnia che ci rende felici non è semplice da trovare. Bisogna essere molto fortunati. Ma quando la si trova diventa qualcosa di estremo valore.

I sottotitoli in italiano di Internazionale sono davvero fatti bene e li trovate QUA.

Veniamo ai social che di sociale hanno solo il nome. Ritengo che, se utilizzati male, contribuiscano ad alienarci dalla società reale. Facebook non può diventare il nostro mondo, Twitter, Instagram e Snapchat, lo stesso. Sono ambienti artificiali che esistono solo in quanto copie del mondo vivo e vero in cui abitiamo.

La solitudine dunque può essere qualcosa di positivo come la canzone di Brandon Flowers, Lonely Town, in cui una ragazza si gode la propria tranquillità. Potrei dire che Cremonini poi abbia copiato l’idea, ma oggi no:

Ci sarebbe davvero tanto da elaborare sulla solitudine. Se avete qualche suggerimento, scrivetemelo in breve nei commenti.

buonefeste-da-sfoglialibri1

Un regalo di Natale per i lettori del blog

coversfoglialibri.JPG

E anche quest’anno è arrivato Natale!

Il primo che vorrei festeggiare con i molti lettori che ogni giorno dedicano del tempo a leggere i post del blog.

Allora cari lettori vi meritate un regalo!

Al seguente link potrete scaricare in anteprima l’ebook che in queste ultime settimane ho creato e che si intitola Un blog non si giudica dalla copertina. Il libro digitale raccoglie tutti gli articoli che sono apparsi su SfogliaLibri nel 2016.

Il download gratuito sarà disponibile fino alle 00.30.

Buona lettura e buone feste!

 

writing-rhet-and-digital-media_6-1

Blog, che medium sto usando?

Prima o poi doveva avvenire. È ormai un annetto buono che aggiorno regolarmente il mio spazio di scrittura definito blog (altri potrebbero chiamarlo bleahg con una chiara sfumatura negativa). Come sapranno alcuni miei lettori, in questo periodo sono in piena crisi a causa dalla redazione della tesi universitaria.

Dunque sto approfondendo molto il macro-argomento del giornalismo. E’ accaduto però che durante le mie letture mi sia imbattuto in un capitolo molto interessante dedicato ai blog. Il mio testo di riferimento è questo manuale di giornalismo digitale.

dribbble-apple-flat-devices-episode2-psd-by-pierre-borodinIl manuale è (altro…)

on-point1

Cronaca degli ultimi due giorni di BookCity 2016

In questo post voglio riassumere gli eventi che ho seguito sabato 19 e domenica 20 novembre all’interno del ricchissimo palinsesto letterario organizzato dallo staff di BookCity 2016.

Incominciamo allora con i tre eventi a cui ho partecipato sabato scorso. Il primo si è svolto al Laboratorio Formentini per l’editoria e s’intitolava “Lavorare in editoria, e-commerce, social, ebook” con Davide Giansoldati, Michela Gualtieri, Fabrizio Venerandi e Mauro Zerbini. In quel luogo si è detto che il mercato degli ebook è in continua evoluzione ma sono state smentite quelle previsioni apocalittiche che vogliono l’estinzione dei libri di carta: gli ebook conviveranno pacificamente con i loro cugini cartacei. Ma le aziende quando promuovono i loro prodotti culturali come utilizzano i social network? Giansoldati ha risposto che alcune case editrici delegano a delle agenzie esterne questi compiti e i social media editor si occupano (altro…)

how-to-get-your-web-design-clients-to-send-you-content

Sette suggerimenti per evitare le tecniche sbagliate quando promuoviamo un libro

Vagando per la rete e leggendo alcuni siti inglesi dedicati ai libri, mi è capitato di imbattermi in questo articolo scritto da Penny Sansevieri sul sito The Verbs. Il suo post è dedicato agli autori che decidono di pubblicare in modo indipendente le proprie opere. La fatidica domanda che uno scrittore si fa dopo aver pubblicato un libro è la seguente: “E ora come lo vendo? Come posso promuoverlo in maniera efficace su internet?”.

 

penny-c-sansevieri

Penny Sansevieri

Il 24 settembre la Sansevieri ha scritto in proposito una breve lista delle 7 cose da non fare quando si vuole pubblicizzare un libro. Qui sotto trovate la traduzione del suo articolo:

«Una delle più grandi certezze riguardo le tendenze marketing, incluso il marketing culturale dei libri, è che queste sono sempre in perenne cambiamento. Questo ha molto a che fare con il mutamento della tecnologia. Ogni giorno ci accorgiamo che c’è sempre qualcuno che ci sta vendendo (facendo marketing) qualcosa. Sin da quando sono nel circuito commerciale dei libri, ho sempre cercato di essere molto aggiornata sulle tendenze più in voga e sulle migliori pratiche di promozione da poter elencare così delle concrete raccomandazioni agli scrittori.

Ultimamente, ci sono delle pratiche comuni che gli autori farebbero bene ad abbandonare. Ho identificato infatti 7 metodi poco efficaci che gli autori faranno bene ad evitare per concentrare i loro sforzi in altri ambiti del marketing.

1. EVITA LE COSE GENERICHE

Nel mondo di oggi, ogni giorno ci vengono sbattuti in faccia migliaia di messaggi e pubblicità impersonali. Siamo saturati oltre i limiti da messaggi che non ci interessano. Le nostre caselle postali sono gonfie di email che non vogliamo e che ci invitano a dare subito una risposta. Ma noi non rispondiamo. L’attenzione è dunque la nuova moneta e l’obiettivo primario è quello di crearla e di mantenerla facendo cose più personali.

Anzi, personalizziamo tutto. La personalizzazione della propria promozione richiede più tempo e considerevoli sforzi ma generalmente dà molto valore al nostro lavoro. Tutti noi abbiamo ricevuto almeno una volta nella vita delle mail in cui c’era scritto “Gentile Signore”, ecco questi messaggi sono arrivati anche a delle donne, e in alcuni casi è accaduto il contrario. Ciò succede perché queste mail vengono mandate a casaccio ed essendo spesso parecchio trascurate catturano molto raramente la nostra attenzione. Tuttavia, sono da preferire le email personalizzate (“Caro Paolo”) o anche i messaggi che spieghino il motivo del loro arrivo.

Per esempio, le mail potrebbero dire qualcosa riguardo al post di un blog che voi avete scritto e a cui il destinatario ha espresso un gradimento. Oppure far riferimento ad un contenuto di Facebook che hanno amato come ad esempio le foto delle vostre vacanze. Ma qualunque cosa creiate e qualunque cosa voi facciate, non siate generici. Funziona anche l’esporre brevemente la propria idea specialmente se state informando i lettori del vostro lavoro con i blog o con i media. Fate un commento su un post recente che i vostri probabili lettori hanno scritto, oppure nel blog che hanno aggiornato. Solo un piccolo pensiero gentile e ragionato insieme ad un like può davvero creare notorietà in mezzo ai moltissimi messaggi promozionali che si ricevono ogni settimana.

2. PUBBLICITÀ STAMPATA

Un autore mi ha recentemente detto che ignorando ogni altra forma di pubblicità, preferiva ricorrere al New York Times. Egli ha comprato 5 mila dollari di pubblicità nella sezione libri e desiderava vedere se funzionasse. È finita che quei 5mila dollari sono stati un cattivo investimento. Gli annunci sui giornali, senza che si abbia una piattaforma consolidata, è meglio evitarli. E anche se doveste averne una, cercate di essere sobri e non creare annunci troppo elaborati.

stilograficaAnzi, provate con le pubblicità degli ebook. Le inserzioni, come il tipo che si comprano per promuovere il proprio ebook, funzionano bene, ma sinceramente, sto incominciando a vedere un effetto in calo; ora per ottenere la stessa quantità di rimbalzo bisogna acquistare molte inserzioni. Fortunatamente le inserzioni degli ebook sono economiche e così se ne possono fare ancora molte spendendo molto meno rispetto ai costi del cartaceo.

3. I BLOG TOUR GENERICI

Questo punto si riallaccia alle cose generiche. Solitamente siete in grado di ospitare un blog tour e di vedere immediatamente gli effetti sulla promozione del libro. Questo però non si fa quasi più.

Allora organizzate un blog tour su un tema specifico. I blog tour che sono incentrati su un argomento specifico del libro, sono di gran lunga più utili e non sono una perdita di soldi e di tempo. Questi tour tendono a caricarvi di lavoro, ma sono assolutamente un valore nel tempo. Indipendentemente da quante collaborazioni avete con i blog; focalizzatevi sui blog di nicchia. Ciò non solo perché volete stare lontani da argomenti generici, ma perché volete un pubblico più specifico.

 

4. COMUNICATI STAMPA

Se non siete così conosciuti o non avete qualcosa di grandioso da annunciare, per diffondere il vostro messaggio è meglio usare il tempo e i soldi a disposizione per sfruttare i social media e per creare una mailing list. Detto questo, prima che vi buttiate giù, non è molto furbo rilasciare un comunicato stampa del vostro nuovo libro perché agli altri potrebbe non interessare. Sebbene la scrittura di un libro sia un gran traguardo, nessuno, forse la vostra famiglia o amici eccitati dalla novità, sarà colpito da questo tipo di promozione per cliccare e comprare la vostra opera.

Anzi, provate a creare una newsletter. Secondo Experian, “le email che vengono inviate con questo meccanismo hanno 8 volte di più la possibilità di essere aperte e di avere click rispetto ad ogni altro tipo di email, e il reddito può moltiplicarsi per 6 volte”. Le newsletter possono realmente aiutarvi a coprire il frastuono sui social media e mettervi di fronte ai vostri lettori con contenuti inediti, promozioni, o una nuova informazione sulla tua produzione. Inoltre può rappresentare una facile via per invogliare gli utenti ad iscriversi al vostro sito web per avere altri aggiornamenti.

5. UTILIZZARE I SOCIAL MEDIA PER VENDERE I LIBRI

Una volta voi avreste potuto vendere molti libri su Facebook senza essere obbligati a comprare un’inserzione. Come avete scoperto con dispiacere questo non è più il caso. Infatti, questa tendenza non è adatta per nessun social, compreso Pinterest, che ha fama di essere il paradiso del commercio virtuale.

instagram-1183715_1280Anzi, usate i social media per incrementare la visibilità. Guardate al social media come una vetrina e non un mercato. Ma poi fate anche attenzione a come impiegate il tempo nel vostro social media preferito perché non tutta l’esposizione va organizzate in modo uguale. Mi è sempre piaciuto dire che non bisogna essere ovunque – m solo ovunque conti. Essenzialmente, voi non avete bisogno di essere su ogni social network esistente, ma dovreste sfruttarne uno che ha un forte seguito nel vostro campo e usarlo per creare delle relazioni personali. Ancora una cosa: evitate di essere generici. Riuscirete a far conoscere il vostro libro senza inserzioni personalizzando i social network e cementando le vostre relazioni.

6. SCRIVERE MALE IL PROPRIO BLOG

Scrivere un blog è importante, e molti di noi dovrebbero scrivere per amor di scrivere. Detto questo, ci sono molti contenuti là fuori, molti di essi non valgono il nostro tempo. A causa di un overload d’informazioni che sommergono le nostre vite quotidiane, il vostro blog deve essere veramente buono affinché qualcuno lo legga.

Anzi, sviluppate le competenze per fare del buon blogging. Pubblicate contenuti solidi anche se ciò significa ridurre le pubblicazioni mensili del vostro blog. Invece di scrivere ogni giorno, valutate di pubblicare una volta a settimana  un contenuto di alta qualità. Questo è il caso in cui meno è meglio. I lettori apprezzeranno lo sforzo, ma almeno vi presteranno più attenzione, e così farà anche Google. Vi potrete accorgere che un solo magnifico pezzo può generare buon traffico più che 5 post mediocri che hanno solo l’obiettivo di mantenere l’audience più vicino a voi.

7. PROMUOVERE ESPLICITAMENTE IL TUO LIBRO

È facile provare attrazione per questa pratica. Ma realisticamente a poche persone interessa che voi abbiate scritto un libro.

Allora promuovete il contenuto del vostro libro. In questo caso bisogna ridefinire la vostra comunicazione. Concentratevi sul miglior libro che potete scrivere per i vostri lettori. Per anni ho detto agli autori di specificare il motivo per cui i lettori dovrebbero leggere la loro opera e questo è vero ora più che prima. Le persone prestano più attenzione quando parlate di qualcosa che fa per loro. Promuovete i benefici, promuovete le emozioni che il libro può suscitare e che cosa si può imparare da esso o di che tipo di intrattenimento si parla. Questa è la chiave giusta quando cominciate a pianificare una promozione di vendita  di un libro che vorrai commercializzare.

384375ad-66ac-42b9-bb14-a871b839ca97Per ultima cosa, questi 7 trend di marketing non necessariamente danneggiano gli autori (eccetto nel caso di spendere 5mila dollari in pubblicità sul “Times”) ma non saranno il massimo per il vostro tempo. Con i vostri impegni, è meglio focalizzare gli sforzi sull’obiettivo e sulla ricompensa del tempo investito. Siate flessibili, siate preparati per quello che sta cambiando e analizzate i meccanismi per rendere più efficiente il vostro marketing in base al tempo e al budget».