Colazione da Tiffany di Truman Capote

Nel 1943 l’Europa era ancora incasinata dalla seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti, geograficamente lontani dal conflitto, risentivano comunque della lotta armata poiché avevano deciso di intervenire contro la coalizione capeggiata dalla Germania nazista. Ad una fotografia di deportazioni, uccisioni e disperazione si contrappone invece l’istantanea della vitalità e dell’anticonformismo newyorkese di Holly Golightly, la protagonista di Colazione da Tiffany. Il romanzo del giornalista e scrittore Truman Capote esce nel 1958 in un’America preoccupata dalla Guerra fredda, che mal sopportava la trasgressione, preferendo i valori della patria legati a una consolidata convenzione sociale. Il modello americano di quei tempi tendeva ad appiattire le differenze per creare una sorta di unificazione morale dei costumi degli americani per combattere l’aggressione politica e culturale dell’Unione sovietica. Capote concepisce dunque un romanzo che scardina questi schemi mentali e rimette in discussione un tipo di società che emargina gli individui più eccentrici, considerati una differenza da normalizzare.

copertina colazione tiffanyIl protagonista e narratore è proprio Truman Capote che racconta al lettore in che modo e perché sia stato colpito dalla storia di Holly Golightly, una ragazza di 19 anni che vive in un appartamentino della New York del 1943. Nelle prime pagine del libro, scopriamo che Holly è scomparsa e che probabilmente è stata avvistata in Africa. Perché Holly è finita nel continente africano? Lo saprete solo alla fine del romanzo. «Abitavo nella casa da circa una settimana quando notai che la casella dell’appartamento numero due era contrassegnata da un bigliettino perlomeno strano. Stampato con una certa eleganza formale, il biglietto diceva: Signorina Holiday Golightly, e sotto, in un angolo: in transito. Cominciò a perseguitarmi come un canzonetta: Signorina Holiday Golightly, in transito», così Capote viene a conoscenza dell’esistenza della protagonista. L’incontro tra i due avverrà in un secondo momento quando Holly chiederà allo scrittore di essere ospitata nel suo appartamento per sfuggire alle insistenze di un proprio amante.

Capote viene colpito dal modo sbarazzino e blasè di Holly: classica ragazza da metropoli, tutta moda e apparentemente superficiale. Un esempio di questa scioltezza mondana l’ho osservata nel dialogo in cui i due personaggi discutono di scrittura: «Con occhi sprezzanti, tornò ad osservare la stanza. “Che cosa fate qui voi, tutto il giorno?” Con un cenno del capo, indicai un tavolo carico di libri e di carte. “Scrivo.” “Credevo che gli scrittori fossero vecchissimi. Saroyan non è vecchio, lo so. L’ho conosciuto a una festa, e non è affatto vecchio. Anzi,” continuò, meditabonda, “se si fosse fatto meglio la barba… a proposito, è vecchio Hemingway?».

foto di truman capote
Truman Capote – scrittore e giornalista

Nelle pagine seguenti Holly viene così definita da un altro suo amante occasionale: “la tipica ragazza della quale si legge sui giornali quando sbatte giù un flacone di barbiturici”. Qual è la colpa della giovane donna? Sicuramente il fatto di essere anticonformista in tutto: feste, relazioni, abiti, arredamento domestico. A proposito di quest’ultimo, Capote lo affresca così: «La sua camera da letto era in armonia con il salotto, perpetuava la stessa atmosfera da campeggio: casse e valige, tutte chiuse e pronte per essere portate via, come la proprietà di un criminale che si sente la giustizia alle calcagna», con il senno del poi, questa descrizione dà al lettore un importante indizio sul finale del romanzo.

I comportamenti estremi e allegri di Holly («Sono sempre un asso, io, quando si tratta di scandalizzare il prossimo») nascondono una personalità complessa e un passato problematico. La protagonista è concentrata solo sul presente e mette in secondo piano le coordinate passate e future della sua esistenza. Holly incarna l’uomo post-moderno che vive di simulacri e costruzioni immaginarie. La protagonista però, in una certa maniera, materializza le sue inclinazioni in una turbinosa vita spericolata attendendo un futuro risolutore. Come Vladimiro ed Estragone di Aspettando Godot, Holly si perde nei suoi discorsi, scollandosi dalla realtà e sprofondando talvolta in una subdola nostalgia che è sempre in agguato: «Non voglio dire che non mi interessi diventare ricca e celebre. Sono cose che ho in programma, e un giorno o l’altro cercherò di raggiungerle; ma, se dovesse succedere, il mio ego me lo voglio portare appresso. Voglio essere ancora io quando mi sveglierò una bella mattina e andrò a fare la prima colazione da Tiffany». Holly specifica perché si rechi spesso in quel negozio: «Ma non è per questo che vado pazza per Tiffany. Sapete quei giorni, quando vi prendono le paturnie? […] Le paturnie sono orribili. Si ha paura, si suda maledettamente, ma non si sa che di che cosa si ha paura. Si sa che sta per capitarci qualcosa di brutto, ma non si sa che cosa». Ho infatti imparato una parola nuova, il sentimento che Holly ha descritto viene definito angst. Questo termine tedesco si riferisce ad un sentimento di timore e di angoscia che pervade la quotidianità di una persona. Cosa fa la nostra protagonista quando l’angst s’impossessa dei suoi pensieri? «Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. È una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell’aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d’argento e di portafogli di coccodrillo. Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le medesime sensazioni di Tiffany, allora comprerei un po’ di mobili e darei un nome al gatto».

Insomma, Colazione da Tiffany è un’ottima lettura per comprendere l’azione dell’anticonformismo nella società moderna. Credo che l’omonimo film, interpretato magnificamente da Audrey Hepburn, abbia stravolto il messaggio originario del romanzo di Capote. Il film cult ha edulcorato una vicenda che non ha affatto un finale da fiaba in salsa Disney. Dopo aver finito il libro mi sono chiesto: se domani dovessi incontrare Holly sul mio pianerottolo, come mi comporterei? Sarei giudice o sodale?

Questo libro fa parte della lista Dorfles.

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La scrittura secondo Raymond Carver

Recensione del volume “Carver. Il mestiere di scrivere” edito da Einaudi

Secondo me la colpa è dei film e delle serie tv, se tutti desiderano una volta nella vita pubblicare un libro. La maggior parte delle persone crede che chiunque possa diventare uno scrittore dimenticandosi del talento e della costruzione di una solida base culturale. Lo scrittore nell’immaginario video-ludico è un essere eccezionale, arguto e amato dagli dei. Ci credo che poi lo spettatore nutre un po’ di invidia nei suoi confronti.

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Raymond Carver

In Italia, secondo le stime ufficiali, vengono pubblicati ogni giorno 215 libri e meno della metà dei cittadini Italiani (41%) legge almeno un libro all’anno. Poi potrei parlare anche del fenomeno degli youtubers scrittori ma per il momento lascerei stare.

Che cosa bisogna fare per diventare un bravo scrittore? Sicuramente leggere ottimi libri e scrivere molto, ogni giorno, come se avessimo i compiti a casa. Non scoraggiatevi però se vi dico che questo non potrebbe bastare.

Come afferma l’autore americano, Raymond Carver, nel volume che raccoglie i suoi saggi e i suoi articoli, Il mestiere di scrivere (Einaudi), «La buona narrativa consiste nel portare notizie da un mondo all’altro».

Carver è stato uno dei più importanti scrittori americani della seconda metà del Novecento e si specializzò nella creazione di racconti e poesie. Egli fu inoltre un amato professore universitario di scrittura creativa.

41fcmar939lIl mestiere di scrivere non è un manuale, ma raccoglie alcune riflessioni sulla scrittura che possono aiutarci a comprendere meglio il complesso meccanismo del processo creativo che ogni scrittore deve affrontare di fronte alla pagina bianca di Word o di WordPress.

Scrivere bene non significa solo edificare grandiose trame e personaggi avvincenti. Scrivere bene significa soprattutto usare correttamente le parole e la grammatica. Carver insiste sulla leggerezza della narrazione e, come Italo Calvino, afferma che “la scrittura estremamente elaborata e chic o quella chiaramente stupida fa venire veramente sonno”.

Un altro aspetto rilevante della scrittura è la revisione. Carver amava correggere i propri testi e anche quelli dei suoi studenti. Credeva profondamente “nell’efficacia della revisione senza fine; era una cosa che gli stava molto a cuore e che, ne era convinto, era importantissima per gli scrittori, in qualsiasi fase di sviluppo si trovassero”.

Come avrete capito, essere un professionista delle lettere non è una cosa facile, ma se il vostro sogno è di campare pubblicando libri, vi consiglio di scrivere un po’ ogni giorno, senza speranza e senza disperazione.

Un’ultima cosa. Vi segnalo la mia radio-recensione di Il mestiere di scrivere, che potete scaricare o ascoltare collegandovi al mio profilo di Soundcloud. Per risparmiare tempo, qui sotto trovate il player con il contenuto.