Storia Contemporanea 2

  

Continuiamo la nostra sintesi vedendo come si presentava l’Europa negli anni tra il 1970 e il 1890. Abbiamo detto che era un’Europa costituita da gradi potenze che lottavano tra di loro. Per esempio nel 1870 Bismarck che voleva fare un grande stato tedesco attaccò la Francia, la sconfisse a Sedan e con il trattato di Francoforte fece nascere il nuovo Reich tedesco. La sconfitta per la Francia rappresentò una grande umiliazione anche perché perse i preziosi territori dell’Alsazia e della Lorena. La sconfitta ebbe delle conseguenze sul fronte interno: ci furono varie proteste e portarono a Parigi alla proclamazione della Comune, che era una radicale esperienza di democrazia diretta ma questa venne poi scacciata dalle truppe francesi nella “settimana di sangue”.

Dopo questa guerra si diffuse in Europa una nuova concezione politica ovvero la politica di potenza di cui abbiamo già parlato. Tramonta allora il libero scambio e le nazioni chiudono i confini. In questi anni venne isolata la Francia grazie soprattutto al patto dei tre imperatori di Germania, Russia e Austria. Ma le rivalità tra questi tre stati erano molto forti e vennero fuori anche nella guerra russo-turca per proteggere i popoli slavi e poi si cercò riappacificazione con il congresso di Berlino del ’78. Bismarck completò le alleanze con la triplice alleanze con Austria e Italia.

Vediamo nello specifico come si presentava la Germania imperiale, negli assetti interni c’era una prevalenza dell’esecutivo sul legislativo. C’era anche un blocco sociale imponente formato dagli industriali e dall’aristocrazia agraria.Nacquero in questi anni partiti come il Centro Cattolico e il partito Socialdemocratico. Bismarck cercò di fronteggiare tutti e due – ricordiamo la kulturkampf –  ma lasciò stare i cattolici e si concentrò sui socialisti. Ma la crescita dei socialisti non si fermò nemmeno davanti alle leggi repressive e alle concessioni del governo con leggi avanzate in materia di assistenza e previdenza per i lavoratori.

La grande nemica tedesca, la Francia, si apprestava a formare la sua terza Repubblica. Ripresasi dalla guerra si diede una nuova costituzione nel ’75 e si evolse in senso parlamentare grazie ai repubblicani moderati nonostante l’instabilità e gli scandali finanziari, lo scontro era tra opportunisti e radicali. Ci fu anche una battaglia per la scuola laica e l’istruzione fu resa gratuita e obbligatoria. Ma negli anni ’80 fu minacciata da un movimento nazionalista guidato dal generale Boulanger.

Nell’Inghilterra vittoriana ci fu un periodo florido per l’economia, ci fu anche un rafforzamento del regime parlamentare con alcune importanti riforme come quella dell’allargamento del suffragio, fu abolito anche il voto palese nelle campagne, e leggi per assistenza ai lavoratori. C’è quindi un periodo di egemonia liberale tra il ’66 e l’86 e si alterarono al governo il liberale Gladstone, progressista e il conservatore Disraeli che fu fautore di una politica imperialistica non priva di aperture sociali. Gladstone cercò anche di risolvere la questione Irlandese concedendo l’autonomia ma non ci riuscì a causa della secessione degli unionisti capeggiati da Joseph Chamberlain.

Analizziamo infine il caso della Russia. Una nazione che stava conoscendo l’industrializzazione ma fortemente arretrata sia da un punto di vista sociale che politico. Ma c’era una grande vivacità a livello culturale e nel dibattito ideologico. La salita al trono di Alessandro II comportò grandi speranze di rinnovamento per la popolazione russa. Ci furono importanti riforme, la più importante è quella dell’abolizione della servitù della gleba ma non produsse i vantaggi che ci si aspettava. Dopo l’insuerrezione dei polacchi repressi nel sangue ci fu un distacco tra intellettuali e potere. Si affermava così l’autocrazia russa. Si formarono due correnti: i nichilisti e i populisti. Rifiuto totale dell’ordine costituito.

 

Storia Contemporanea

  

In questi lungi post vorrei dedicarmi ad un’ampia sintesi dei fatti principali degli avvenimenti storici avvenuti dal 1870 fino ai giorni nostri. Faccio questo esperimento essenzialmente per due motivi: il primo è trovare uno stimolo di studio e il secondo è perché ho capito che senza un’identità storica non si può dare una giusta analisi di alcuni romanzi. Storia e letteratura vanno a braccetto.

Ho voluto dividere la sintesi in tre parti in modo tale che ognuno possa scegliere quella che preferisce:

1 I fatti prima della Grande Guerra

2 I fatti prima della seconda Guerra Mondiale

3 I fatti fino alla caduta dei comunismi e Globalizzazione

Partiamo subito allora con la prima parte e vediamo subito quali saranno gli argomenti che ci accompagneranno fino alla prima guerra mondiale. In questo post parleremo principalmente dell’Europa delle grandi potenze, dei nuovi mondi ovvero degli Stati Uniti e del Giappone. Poi analizzeremo i temi legati alla seconda rivoluzione industriale, all’imperialismo e al colonialismo, allo Stato e società nell’Italia unita e di come si sia evoluta la società di massa. E infine termineremo con il parlare dello stato dell’Europa fra i due secoli, dell’imperialismo e della rivoluzione nei continenti extraeuropei e poi dell’Italia giolittiana.

Un elemento importante che notiamo è la nascita della società di massa. Viene fissata sul finire XIX secolo, e la chiamiamo così perché assomiglia a quella in cui noi viviamo oggi. Ci sono grandi differenze ma minori rispetto alle società di prima. Le trasformazioni dell’economia, le tecniche produttive, nuovi settori produttivi e nuovi canali di vendita. Dietro a tutto questo ci sono grandi scoperte scientifiche alla base del progresso tecnologico. Cosa si produce? Strumenti, macchine e oggetti di uso quotidiano (automobile e lampadina). Le scoperte della medicina e chimica che portano al boom demografico e alla nascita della società di massa: l’umanità è cresciuta e la vita media si allunga. L’età media prima era bassissima intorno ai 30 anni. Chi sono i soggetti vecchi e nuovi? La classe operaia, aumenta per produrre i beni. Ci vuole manodopera. C’è un primo problema , cosa succede a queste masse? Deve essere organizzata, trova dei legami e il primo legame è il partito d’integrazione di massa: una grande organizzazione politica delle classi subalterne, cercano di avere identità comune in cui riconoscersi attraverso valori culturali e politici comuni. Valori che devono essere molto forti e portare ad una fede nell’ideologia: un legame d’appartenenza rispetto ai valori che il partito propugna. L’ideologia e religione sono due termini che sono abbastanza simili, fede che si esprime in maniera religiosa, valore su cui si misura la propria esistenza. Le masse si raccolgono in masse socialiste e cattoliche. I partiti socialisti si diffondono negli ultimi anni del XIX sono il Labour party, spd, sfiou e psi. I partiti cattolici in Italia nascono solo dopo la prima guerra mondiale, questo ritardo è dal conflitto tra stato unitario italiano e la Chiesa che considerava il re d’Italia un usurpatore e i cittadini non dovevano partecipare ad uno stato illegittimo. Solo nel 1918 questo divieto cade. Nel 1875 nasce partito socialista tedesco che  è il primo. Il sindacato invece sostiene le rivendicazioni economiche della classe operaia. Rivendicazioni che aumentano con lo sviluppo industriale. In che modo la massa degli operai operano? Il salario operaio era da fame inizialmente e le condizioni di lavoro precarie e si cerca di raggiungere nuovi benefici attraverso gli strumenti di lotta di classe. Prende coscienza di essere uno sfruttato. Avviene attraverso gli scioperi, boicottaggio, interruzione di lavoro, attraverso i picchetti, il soccorso rosso (sostenere chi sciopera). Sindacalismo socialista sviluppato in Inghilterra nelle Trade Unions. Il sindacato nasce dopo i partiti. Anche i sindacati cattolici anche se minori di quelli socialisti. Queste organizzazioni usano gli stessi strumenti dei socialisti e quindi la Chiesa si preoccupa. Il mondo delle campagne, società europee a maggioranza agricola e subiscono innovazione tecnologica. Compaiono i primi trattori e i primi aratri e portano ad uno sviluppo delle campagne. C’è però molta arretratezza e soprattutto in quei paesi dove c’è la società di massa ma non molto sviluppo. Come tra Usa e Russia. Lo sviluppo industriale c’è ma è meno profondo rispetto ad altri paesi. In Russia e Italia le campagne sono molto arretrate con rapporti di proprietà mal coltivate e a colture estensive e i contadini vivono male. Socialismo e cattolicesimo quindi sono il collante sociologico e prendono forma di leghe e cooperative: leghe rosse e leghe bianche. Altro protagonista è il ceto medio urbano, abbiamo grande sviluppo delle società, movimento di migrazione dalle campagne alle città. Il ceto medio urbano cresce con l’industrializzazione, c’è bisogno di mano d’opera ma anche di tecnici e burocrati. Per governare una città grande bisogna creare strutture che organizzano i cittadini e una massa di lavoratori indipendenti. Ci sono anche lavoratori autonomi, si ha bisogno di più medici, di avvocati e di giornalisti, anche i commercianti. Il ceto medio cresce molto fino agli anni ’20. Ma la classe operaia come si muove? Solidarietà. Il ceto medio? E’ l’individualismo il suo valore e con un forte senso di gerarchia. Per la classe operaia l’internazionalismo è un valore, invece per il ceto medio invece è il patriottismo. La nazionalizzazione delle masse è uno dei fenomeni di questo secolo, perché funzioni e possa essere gestita deve riconoscersi in una comunità nazionale. La nazione è un insieme di valori culturali e politici condivisi e un’identità collettiva di massa. L’alta e media, piccola borghesia protagonisti processo di nazionalizzazione perché hanno fatto la nazione e diventa un collante che non viene trovato nella struttura del proprio lavoro ma nell’appartenenza nazionale. Il proletariato operaio e contadino non è ancora nazionalizzato ed è un discorso che ha radici storiche. Poi c’è il nazionalismo come grande potenza, cambia di segno, si era affermata inizialmente come idea di libertà e un’idea democratica poi si trasforma in idea di potenza e si ispira in grande potenza e imperialismo. Ci sono dei grandi imperi che con il colonialismo conquistano mezzo mondo. Nasce allora il razzismo, l’idea di nazione si connota con attributi, esaltazione dello stato potenza, delle razze superiori e delle razze inferiori e questa visione viene dalle grandi potenza, si veda anche l’idea dell’uomo bianco civilizzatore e poi c’è anche l’antisemitismo: c’è una diversità di religioni, la comunità ebraica è compatta, una nazione nella nazione e una cultura cosmopolita e fanno sì che tutto ciò che fuori dalla nazione è contro la nazione. Non viene capita ma percepita come nemica. Alla fine dell’800 il nazionalismo diviene un movimento politico e come valore cardine c’è la nazione per la classe dirigente.

La scuola dell’obbligo è in crisi?

Riforma della scuola

È esagerato affermare che la scuola pubblica italiana abbia generato una società scombinata e protesa ai vizi? E gli atteggiamenti discutibili che ogni giorno vengo attribuiti alla classe politica e dirigente di questo Paese non sono frutto di questa educazione?

L’Italia è all’ultimo posto tra i paesi europei per numero di laureati. Come mai? È colpa della scuola dell’obbligo che non stimola come si deve le giovani leve?

Sarebbe bello approfondire e comprendere i meccanismi di questa decadenza.

Passiamo agli universitari.

In queste ore ha fatto discutere la dichiarazione del Ministro Poletti che ha dichiarato: «laurearsi con 110 e lode a 28 anni non serve a un fico».

 Non penso che abbia detto una stupidata. Sono d’accordo in parte con lui. Mi spiego meglio. Sono convinto che valgano più l’esperienza e i risultati concreti. I voti alti testimoniano il tuo potenziale ma non la tua ineccepibile bravura. Alcuni considerano i voti di laurea come un dogma. Non è così. Le persone cambiano col tempo, con l’esperienza sviluppano nuovi talenti, cosa che una laurea non può testimoniare. Poi vogliamo parlare del sistema accademico italiano?


Meglio di no, oggi gradirei risparmiarmi un malox.

Le notti di Roma sono da incubo

Recensione del libro La notte di Roma di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, pubblicato da Einaudi

Una Roma che si prepara al Giubileo del 2015 fa gola alle cosche criminali locali che vogliono sfruttare il grandioso evento per accrescere l’influenza criminale nella capitale. Vicende attuali che però ruotano intorno al mondo intravisto nel precedente romanzo Suburra (Einaudi).

Il Samurai era davvero lungimirante: sapeva quando e come colpire, e se decideva di farlo per la vittima designata non c’era scampo. Ma usava del suo potere con parsimonia, fedele all’insegnamento del Machiavelli: praticare la crudeltà in modo massiccio, ma in una sola, e conclusiva, volta


Da poche settimane si trova nelle librerie italiane l’ultima fatica letteraria di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini intitolata La notte di Roma(Einaudi). Il romanzo è ambientato in una Roma -come riporta il titolo- afflitta da lotte intestine tra la criminalità e il potere religioso/statale.
Concentriamoci sul potere. Che cosa significa avere potere a Roma? Diverse cose, dipende dalla visuale che si adotta. Essenzialmente sono due gli ambienti in cui si esercita l’autorità e sono le istituzioni statali e la Chiesa.

I due autori hanno sapientemente creato un personaggio Sebastiano Laurenti – mentre leggevo immaginavo che avesse gli stessi tratti della famosa spalla di Paolo Bonolis – che incarna una specie di ponte tra crimine e legalità.

I fatti del romanzo ripercorrono la cronaca degli ultimi mesi che ha portato sulle prime pagine dei quotidiani nazionali le fotografie di Buzzi e Carminati. Gli autori per dare un po’ di pepe alla narrazione inseriscono però alcuni episodi splatter. Quel tocco di fiction che riporta tutto nei ranghi della letteratura; non sia mai che qualcuno si offenda riconoscendosi in qualche personaggio.

Il libro non costa poco, 19 euro e 50 – e non lo ritengo un gran investimento. Eviterei di consigliarlo anche perché dopo il grande successo del film Suburra non credo di fare un torto agli autori.


“Senza il male, niente bene. Senza il bene, niente male. Alla fine, ogni cosa si riduce a questo. Le grandi domande dei Padri che inesorabilmente si ripropongono, immutate da millenni”.

Il Piano Mirroring al Pim Off che svela chi siamo.


Sarà un anno denso di eventi di qualità per i fedeli e futuri frequentatori del Teatro Pim Off. Il 2 ottobre c’è stata una speciale serata per la celebrazione del decimo anniversario del teatro e per la presentazione della programmazione del 2015.

 La festa è stata chiusa dalla performance dell’artista Alessandro Sironi, compositore italiano cresciuto in Francia, che nella sua carriera ha esplorato vari campi artistici come la letteratura e recentemente anche il disegno e la pittura.

Una serata magica all’insegna della musica da pianoforte con una particolarità significativa: il ritratto musicale. La disciplina inventata da Sironi è denominata PianoMirroring. Alcuni spettatori hanno avuto la possibilità di farsi comporre una personalissima colonna sonora sperimentando una sorta di analisi psichica da spartito.

Una colonna sonora su misura può raccontarci molto di noi stessi. E’ il meccanismo delle serie tv, fateci caso, ogni personaggio ha una propria traccia che caratterizza il suo aspetto psicologico. Nel cinema o sul piccolo schermo è un meccanismo a cui si è abituati mentre in un ambiente calmo e illuminato da sole due lampade d’atmosfera risulta un unicum, un bel ricordo da portare per sempre nel cuore.

Sironi trae ispirazione da un gesto, da un “profumo” spirituale o da una particolarità dello sguardo e grazie alle proprie vibrisse artistiche riesce a trasformare il tutto in melodia capace di svelare una parte intima di chi gli è di fronte.

La filosofia di base di Sironi è che si possa scoprire attraverso le note di un piano una parte di noi stessi che nella quotidianità e nel rumore cittadino ci dimentichiamo di possedere. Le reazioni al trattamento artistico sono le più varie: c’è chi piange, c’è chi spalanca un sorriso e c’è chi immobile fruga dentro di sé.

Negli ultimi anni la musica si è trasformata perdendo qualità e si è volta al consumismo. Le melodie vengono costruite per marketing o per svago e intrattenimento. Un componimento musicale per meditare è allora di questi tempi un atto rivoluzionario e gli effetti lo sono ancora di più.

Qual è lo stato di salute del giornalismo italiano?

Facciamoci qualche breve domanda sulla salute del giornalismo. Ad esempio, sta andando tutto bene?

Ogni tanto mi piace guardare la trasmissione “Otto e mezzo” di Lilli Gruber su La7 che va in onda in un orario che placidamente definisco “da divano”. Rilassato, mi sintonizzo su un programma che negli ultimi mesi non tratta solamente di politica ma anche di costume.

Marco Travaglio

In particolare mi ha colpito la puntata del 22 ottobre. In studio erano presenti due giornalisti: Fabrizio Rondolino e Marco Travaglio.  Ad un certo punto, i due ospiti si sono messi a discutere sulla neutralità del giornalista. Travaglio ha infatti accusato il collega di essersi schierato con tutti i governi. Rondolino a sua volta ha accusato il direttore del “Fatto Quotidiano” di dirigere un giornale di partito.
Chi ha ragione? La mia riflessione è che non esistono opinioni oggettive. Non esistono i giudici imparziali.

copj170.aspLa questione però non è affatto da trascurare, soprattutto nel nostro piccolo mondo italico in cui la generalizzazione è sempre dietro all’angolo del nostro quartiere tranquillo.
Nell’ultimo mese ho infatti letto tre libri relativi al giornalismo che sono: Giornalismo Digitale, Giornalismo Online e Il Giornalismo culturale (trovate ulteriori info nelle immagini delle copertine).

Mentre l’ultimo volume elencato è una sorta di trattazione storica senza concrete indicazioni per elaborare elementi culturali in un articolo, gli altri due titoli invece, entrambi di Davide Mazzocco, descrivono i cambiamenti subentrati nelle redazioni giornalistiche con giornalismo_online_mazzoccol’avvento di internet.
Nei due libri l’autore sottolinea che oggi le notizie si muovono all’interno dei social ed è molto importante la credibilità della testata e del giornalista, affinché un articolo venga letto con interesse. Ricordo che mentre scrivo, un qualsiasi motore di ricerca sta indicizzando migliaia di articoli. È una vera e propria giungla in cui pochi sopravvivono.
Riflettendo sulla questione, mi sono chiesto se il popolo della rete scelga di leggere una notizia in base alla qualità del testo o all’autorevolezza dell’autore. Quanti sanno riconoscere la qualità? Credo pochi.
Forse in un periodo di transizione del mondo dell’editoria, gli utenti della rete per ridurre i tempi di ricerca si affidano ai soliti volti noti, scorti magari – come ho fatto io – in televisione. Scelgo di leggere un testo perché il nome dell’autore materializza nel mio cervello la sua immagine fisica. Conosciuti vs sconosciuti.

Tale inclinazione è la morte della curiosità.
Traendo queste conclusioni, si spiega allora la grande popolarità di editorialisti come Feltri, Scanzi, Serra etc etc…

Almeno credo.