Narrativa

Categoria dedicata ai romanzi.

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Trono di Spade. Gli albori di una fortunata saga letteraria

trono di spade grande invernoLa breve recensione che sto per fare rappresenta un grande sforzo per le mie energie settembrine. In realtà dovrei essermi abbastanza riposato dopo le rilassanti vacanze estive. D’altro canto sappiamo tutti che le prime settimane di settembre sono davvero dure, più complicate del contenimento di un orda di “estranei” che si avvicina al nostro castello. L’estate è ormai finita, diciamolo pure, e l’inverno sta arrivando. Se non siete totalmente a digiuno di Trono di Spade avrete subito capito che il libro che sto per introdurre è proprio il primo volume della fortunatissima serie partorita dalla brillante creatività di George R.R. Martin (prossimo al suo 70esimo compleanno).

Il primo volume della saga de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è intitolato Il grande inverno, un bel volumone di 800 pagine pubblicato da Mondadori. Grazie a Dio non saprò mai quanto pesi dato che l’ho acquistato online in versione epub per il mio lettore Kobo. La storia è ambientata in un mondo cavalleresco-medievale fantasy costellato di misteri, magie e intrighi. Il territorio in cui si muovono i protagonisti è amministrato da alcune grandi casate. Cito le più importanti con i loro emblemi: ci sono gli Stark con il simbolo del lupo, i Lannister con quello del leone, i Baratheon con quello del cervo, i Targaryen con quello dei draghi, etc… La narrazione avviene attraverso vari personaggi, a cui sono dedicati singoli capitoli. Abbiamo diversi punti di vista ma è abbastanza chiaro che l’autore si sia focalizzato sulla casata Stark.

george r.r. martin

George R.R. Martin

Nel nord della misteriosa terra inventata da Martin risiede infatti la casata Stark. Il cavaliere Eddard Stark con la propria famiglia risiede in un castello che è stato chiamato “Grande inverno”. Eddard è un uomo di fiducia di re Robert Baratheon che siede sul suo trono di spade nel caldo sud, da dove amministra l’intero territorio della corona. Dopo la visita di Robert, Eddard è costretto a trasferirsi al sud con le sue due figlie. Egli sarà il cavaliere del re, ovvero il suo primo consigliere. Eddard non esprime molta felicità per questo incarico anche perché poco tempo prima suo figlio Brandon era stato coinvolto in un tragico incidente che lo aveva paralizzato dalla vita in giù.

Lord Stark sarà immerso in un vortice di intrighi e il suo onore sarà messo a dura prova. Però una terribile minaccia sta incombendo sul tutto il regno dall’estremo nord dove fu eretta dai primi uomini una barriera di ghiaccio per proteggersi dagli esseri terribili e portatori di morte soprannominati “estranei”.

Posso dire con sicurezza che le 800 pagine del romanzo non siano per nulla pesanti. Lo stile di Martin è semplice e concepito per dare risalto ai colpi di scena della ricca trama. In questo volume c’è molta politica nonostante l’ambientazione fantasy e dunque la lettura di alcuni episodi si integra anche con i fatti della nostra attualità: le migrazioni, i cambiamenti climatici, le crisi economiche… Molti mi hanno chiesto se sia meglio il libro o la serie tv prodotta dalla HBO. Difficile dirò, lo show televisivo però è nettamente più sconvolgente.

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Le otto montagne e la sensazione del sentiero sbagliato

Il motivo di una scelta letteraria

foto libro le otto montagneQuando arriva l’estate si presentano delle domande che si ripetono da secoli. Una di queste è “Ci facciamo una vacanza al mare o in montagna?”. I gusti sono gusti e oggi con l’internazionalizzazione della consueta villeggiatura anche la città è divenuta metà turistica: New York, Praga, Stoccolma etc… Personalmente è da parecchi anni che non vedo il mare. La spiegazione è che da qualche anno mi ritiro in Valsesia nel periodo estivo. Ho dunque incominciato ad apprezzare la montagna con tutti i pregi e i difetti delle cime rocciose. Chiaramente il periodo di licenza da Milano ha influito sulle mie letture. Quale lettura estiva avrei potuto intraprendere che fosse adeguata all’ambiente vacanziero in cui mi piace stare? Ho dunque scelto Le otto montagne di Paolo Cognetti pubblicato da Einaudi. Ovviamente ho preso in considerazione questo romanzo anche perché ha vinto l’edizione del 2017 del (prestigioso?) Premio Strega. Quindi mi sono chiesto se fosse davvero il miglior romanzo italiano del 2016. Come sempre la risposta non è così scontata.

Di cosa parla il romanzo

foto di paolo cognetti

Paolo Cognetti

Le otto montagne è un romanzo di formazione – accelerata direi. Il protagonista è Pietro, un milanese che si trova a passare le sue vacanze a Grana, una paese ai piedi del Monte Rosa. Sin da bambino il protagonista è affetto da una sorta di smarrimento esistenziale: Milano lo opprime col suo grigiore e la montagna invece lo mette a dura prova soprattutto ad alta quota. Oltre a questi problemi, Pietro non va d’accordo con suo padre, insomma non come lui vorrebbe. Le cose incominciano a cambiare quando incontra Bruno, abitante di Grana, che diverrà il suo migliore amico. Un’amicizia che durerà più di 20 anni. Il libro dunque parla essenzialmente dello sbocciare e dell’appassire di un sodalizio. Nella narrazione ci sono poi altri spunti come il tema del rapporto col padre, delle relazioni con le donne e infine del luogo adatto all’esistenza dell’individuo. Scorrendo le pagine poi si scoprirà che Pietro sceglie di vivere in Nepal, nello specifico sull’Himalaya, dove collabora con una ONG che soccorre e aiuta le persone povere e gli orfani.

Poca originalità

Non so come entrare nella questione e allora comincerei col dire che ho fatto fatica a terminare Le otto montagne di Cognetti. Questo libro non mi ha fatto provare un granché. Tanti autori hanno approfondito il rapporto tra natura e modernità. Abbiamo dunque una vasta gamma di scritti su questo tema. Mi aspettavo qualcosa di più introspettivo. Invece le pagine sono passate senza lasciarmi qualcosa di pregnante o su cui riflettere. Avete presente quando cercate un buon sentiero ma vi perdete e siete costretti a tornare indietro? Ecco, la sensazione di lettura si avvicina a tale smarrimento. Questo libro manca di originalità anche nello stile che si presenta scarno ed essenziale, tendente all’appiattimento lessicale (evitato nella terminologia specifica dell’ambiente montuoso). Mi sono appuntato una decina di passaggi ma nulla più. Il passo più interessante rimane l’indovinello del torrente del padre di Pietro: «Guarda quel torrente, lo vedi? – disse. – Facciamo finta che l’acqua sia il tempo che scorre. Se qui dove siamo noi è il presente, da quale parte pensi che sia il futuro?». Ripetendo ciò che ho scritto all’inizio, per esperienza personale conosco abbastanza bene la montagna e la gente che la abita. Negli anni ho notato che il rapporto con la natura rende più spigolosi e pragmatici, se volete meno disposti al compromesso e alla politica. Non sono rari i dispetti e le faide tra famiglie concorrenti nei piccoli paesini d’alta quota. Sarà un mio gusto personale ma mi piacerebbe forse un romanzo che narri questi aspetti meno noti che la solita nenia sentimentale sull’amicizia tragicamente perduta.

Podcast| Ayelet Gundar-Goshen| Svegliare i leoni

9788880576679_0_0_1628_80Ecco a voi il podcast dedicato al romanzo Svegliare i leoni dell’autrice israeliana Ayelet Gundar -Goshen pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Giuntina. Il libro tutto sommato mi è piaciuto soprattutto per i temi trattati come l’immigrazione e la deontologia medica. Qui sotto trovate il podcast in cui cerco di fare il punto della mia ultima lettura. Buon ascolto! Potete iscrivervi alla pagina di Itunes per rimanere sempre aggiornati sulle nuove puntate.

“La Novità” un romanzo sull’editoria francese

In Italia arriva tutto troppo tardi. Un esempio di velocità tartarughesca italica sono le unioni civili, Starbucks e Netflix. Anche per alcuni libri è così. Però questa volta dobbiamo ringraziare la casa editrice Voland che ha tradotto – con il lavoro della traduttrice Federica Di Lella – un bel romanzo transalpino sull’editoria francese. Il libro di cui sto parlando è La novità di Paul Fournel.

Questo volume di neanche 200 pagine (ce l’ho in eBook quindi verificate voi) vale davvero la pena di essere letto perché riesce a mescolare uno stile letterario, quindi tutti i suoi meccanismi, con un tema, quello dell’editoria, più vicino alla saggistica. Quando cerco qualche scritto sul mondo editoriale il 99% delle volte lo trovo sotto forma di saggio o di manuale. La novità allora mi è apparsa davvero una novità di genere. Scusate il calembour.

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Paul Fournel

L’autore del romanzo è l’attempato Paul Fournel, uno scrittore, editore e intellettuale francese che ha collaborato con molte case editrici francesi come Hachette, Honoré Champion, Ramsay e Seghers.

Il narratore-protagonista, un certo Robert Dubois, sin dall’inizio parla chiaro al lettore: «Nel mondo editoriale sta avvenendo un cambiamento epocale». L’ho scritto io, lo hanno detto gli altri, e ora ce lo conferma anche questo veterano francese del libro: Il formato digitale della scrittura sta cambiando il nostro approccio coi testi. Il tema centrale del romanzo è dunque il rapporto di un anziano editore con un tablet dentro cui ha i manoscritti da controllare e da ripulire per una prossima pubblicazione.

«Lo metto sulla scrivania e ci poggio sopra la guancia. È fredda non produce nessun suono, non si stropiccia e non macchia. Niente lascia immaginare che contenga tanti libri».

Accanto alla descrizione dei mille modi con cui Dubois tenta di approcciarsi al nuovo device di lettura troviamo anche la narrazione dell’aspetto umano di questo editore; possiamo percepire dunque i suoi legami con i colleghi, con la moglie e con la giovane e talentuosa stagista Valentine.

Lasciando da parte l’aspetto romanzesco di questa pubblicazione, vorrei analizzare insieme a voi gli aspetti tecnici del mondo editoriale descritti in questo libro. Innanzitutto devo dire che mi è piaciuto molto l’approccio positivo alla novità (il tablet). Il protagonista accoglie il progresso con curiosità sperimentando i vari usi e le varie manipolazioni che un testo digitale consente. In un passo però l’editore Dubois riflette anche sulla praticità spaziale del tablet:

«E così ora il peso di tutta la letteratura mondiale è lì, nelle manacce rosse di René. 730 grammi. Hugo + Voltaire + Proust + Celine + Roubaud, 730 grammi. Ci mettiamo anche Rebelais? 730 grammi. Louise Labé? 730 grammi»

È indubbio il fatto che gli eBook abbiano degli aspetti positivi soprattutto per gli addetti ai lavori. Per un giornalista infatti è molto più facile recensire un libro quando questo arriva comodamente nella propria casella postale inviato da una casa editrice: c’è un risparmio di tempo e di denaro.

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La Novità – Voland editore

La novità insiste anche sui rapporti che un editore ha con i suoi autori. Gli scrittori sono esseri strani, vanno coccolati, seguiti, perché sanno essere molto vendicativi. Dubois spesso usa la carta del cibo per parlare con loro, seduto in qualche buon bistrot, ed è divertente ricordare questa sua frase: «In fin dei conti non posso dire di essermi arricchito con questo mestiere, ma almeno ho mangiato bene».

Veniamo ad un’ultima problematica. Che fine farà l’editoria? Dove sta andando? Intuiamo una risposta nello scambio di battute tra Dubois e Balmer, un celebre scrittore che si è dato all’editoria 2.0:

«Allora com’è la vita di uno scrittore 2.0? // Una meraviglia, ti assicuro. Mentre voi sprecate energie e soldi per trovare il modo di vendere online i vostri vecchi romanzi senza inimicarvi i librai, che comunque alla fine porterete al fallimento, noi creiamo qualcosa di totalmente nuovo, che si insinua da solo nei vari aggeggi e aggeggini della gente»

Non so oggi quanto sia realistica una nuova proposta editoriale quando in Italia il 57% della popolazione non legge. È vero che non bisogna rinunciare all’innovazione ma in tempo di crisi si tende a proporre prodotti editoriali simili e senza un’anima che scontentano lo zoccolo duro dei lettori ammiccando al mare magnum di non lettori.

Verso la fine del romanzo, quando il protagonista Dubois, vivendo una grande tragedia personale, decide di recarsi in libreria per trovare conforto nei vecchi libri di carta. Sceglie i 50 titoli che non è riuscito a leggere durante la sua vita. Al momento del pagamento alla cassa esprime questa considerazione:

«Quindi ho stabilito cinquanta. Avrei potuto decidere dieci o mille, ma ho optato per cinquanta. I cinquanta libri che il mio mestiere mi ha impedito di leggere e che finalmente leggerò […]

Perché al momento di pagare mi dico i libri costano troppo? Ho passato tutta la vita a dimostrare il contrario»

Dunque allora è lecito farsi alcune domande: la crisi del lettore è stata prodotta anche dalla politica dei prezzi di copertina? Il prodotto editoriale vale un investimento di 20 euro? Questioni che affronterò meglio in un nuovo post.

Podcast | Tommaso e il fotografo cieco | Gesualdo Bufalino

9788845254932_0_0_300_80Continuano le mie sperimentazioni nel mondo del podcasting. Ecco a voi la nuova puntata sul complesso “iper-romanzo” di Gesualdo Bufalino Tommaso e il fotografo cieco (Bompiani). Non è stato facile produrre questa audio-recensione perché il romanzo di Bufalino è una pubblicazione zeppa di riferimenti letterari, costruita con un lessico ricercato e questi elementi sono impastati in una trama (apparentemente) confusionaria e a tratti indecifrabile.

Ricordo inoltre che potete trovare altre audio-recensioni di questo genere cliccando alla voce “Podcast” nel menu di navigazione (oppure clicca qui).

La “Sottomissione” dell’Europa è vicina?

Faccio fatica ad essere obiettivo quando leggo un romanzo distopico. Questo accade perché di natura sono abbastanza pessimista e quindi le distopie non fanno altro che confermare le mie previsioni e preoccupazioni.

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Michel Houellebecq

Tale processo psicologico si è manifestato anche durante la lettura di Sottomissione  dello scrittore francese Michel Houellebecq, pubblicato in Italia nel 2015 da Bompiani. Come tutti voi ricorderete, nello stesso anno dell’uscita del libro, la Francia ha subito dei violenti attacchi terroristici da parte del sedicente Stato Islamico.

 

Tra le vittime ci furono anche i redattori e i vignettisti della rivista satirica Charlie Hebdo che stavano preparando il nuovo numero che avrebbe messo in prima pagina un riferimento al libro di Houellebecq.

Dopo la tragedia, il romanzo dello scrittore francese ha innescato un accesso dibattito, non solo in Francia ma anche in tutta Europa, sull’islamizzazione della società, tema centrale di Sottomissione.

Il primo errore è forse pensare che il romanzo sia incentrato sull’Islam. Secondo me non è affatto così, secondo me il libro affronta la crisi della laicità dell’Europa e il ritorno dell’ideologia politica in cui un leader viene considerato un sommo sacerdote.

9788845278709_0_240_0_0Oltre alla Fratellanza Musulmana, che nel 2022 vince grazie ai Socialisti le elezioni francesi, Houellebecq si sofferma anche sulla violenza e pericolosità del movimento politico di estrema destra, Front National, di Marine Le Pen. Le riflessioni del protagonista, François (un professore universitario di 40 anni), sulla minaccia dei partiti illiberali sembrano profetiche soprattutto se vi sintonizzate sui tg nazionali che riportano le terribili dichiarazioni della Le Pen.

Lo scrittore francese indirizza le sue critiche alla classe intellettuale della Francia che non è più portatrice di alcun valore ma è impantanata in uno sterile dibattito accademico separato dalla realtà. Houellebecq sembra dirci che una civiltà è destinata al tracollo quando, difronte ai segnali del male, un intellettuale non denuncia il rischio ma si sottomette al regime di turno per avere dei vantaggi e per mantenere il proprio status sociale.

Il simbolo di tutto questo è François, brillante docente della Sorbona, che deciderà di abbracciare l’Islam solo per interesse personale e per giunta dopo aver acquistato una breve guida su come convertirsi.

Sottomissione fa parte di quel genere letterario che immagina un futuro prossimo con tratti negativi. I romanzi distopici più famosi sono 1984 di George Orwell,  Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e Il mondo nuovo di Aldous Huxley.