Festa mobile di Ernest Hemingway

Alcol, feste e spensieratezza nella Parigi degli anni Venti del Novecento.

È un po’ difficile calmare la propria vena romantica quando si parla di Festa mobile di Ernest Hemingway. Questo scrittore americano – uno dei grandi del Novecento – non ha bisogno di presentazioni, vero? E, in teoria non avrebbe bisogno di presentazioni nemmeno questo libro che attualmente non saprei come incasellare: è un romanzo? è una raccolta di racconti o un testamento spirituale? Domande lecite e spontanee una volta terminata la lettura di questo volume.

La genesi di Festa mobile è molto particolare. Hemingway scrive il libro verso la fine della sua carriera ed esistenza. Le parole raggiungono la forma di bozza tra il 1957 e 1960. Infatti il volume verrà pubblicato postumo.

Non preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora. Non devi fare altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai.

Il contenuto del testo è molto preciso: lo scrittore americano narra i suoi anni giovanili trascorsi a Parigi dal 1921-1926. In quel momento, la capitale francese era il centro del fermento culturale europeo. Parigi ha affascinato diversi scrittori come Ezra Pound, James Joyce, Francis Scott Fitzgerald e molti altri. Ecco, questi maestri della letteratura mondiale vengono descritti dalla penna di Hemingway con un realismo tale da trasmetterci una vivida immagine di quella vivacità di idee degli anni Venti del Novecento.

Tra le righe si trovano interessanti spunti sul mestiere dello scrivere. Più volte Hemingway consegna piccoli suggerimenti per evitare crisi e scoraggiamento quando non si trova un editore per pubblicare le proprie creazioni artistiche.

Ma Parigi era una vecchissima città e noi eravamo giovani e là nulla era semplice, nemmeno la miseria, né il denaro insperato, né la luna, né la ragione e il torto né il respiro di chi ti giaceva accanto sotto la luna.

Tra i vari personaggi, spicca Gertrude Stein che fu un punto di riferimento e di crescita letteraria per lo scrittore americano. La Stein coniò una fortunata definizione per gli autori che in quell’epoca popolavano la città di Parigi, bevendo, scrivendo e facendo festa. Quella definizione è generazione perduta. La scrittrice intendeva appunto l’inclinazione autodistruttiva degli intellettuali che dopo aver fatto la guerra non sapevano come riempire il loro vuoto esistenziale perdendosi in dipendenze di varie tipologie.

Qual è il senso di leggere, oggi, un libro così atipico ed evocativo? Sicuramente la magia di poter fare un salto indietro nel tempo illudendosi di bere un bicchiere di vino con Hemingway alla Closerie des Lilas.

Dicono che il seme di ciò che faremo è in noi tutti, ma a me è sempre sembrato che in coloro che affrontano la vita scherzando quel seme sia coperto da un humus più ricco e da un letame di migliore qualità.

Il delitto di Lord Arthur Savile e altri racconti di Oscar Wilde

Belle donne, mendicanti milionari e delitti progettati dal destino

È un piccolo librettino quello che vi presenterò in questo articolo. Si tratta di un volumetto pubblicato da Il Sole 24 ORE intitolato Il milionario modello e altri racconti. L’autore è il mitologico scrittore irlandese Oscar Wilde, che chiunque di noi abbia una formazione scolastica regolare avrà sentito nominare durante le lezioni di letteratura inglese in epoca vittoriana. In particolare dell’estetismo diffuso da Wilde con i suoi atteggiamenti eccentrici e da conversatore brillante. Insomma un vero e proprio dandy.

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Utz di Bruce Chatwin

La storia di un collezionista di Praga che lottò contro il comunismo e il nazismo per difendere la sue porcellane.

Gli oggetti. Le cose. Pura materia o catalizzatori dello spirito umano? Non so voi, ma io sono affezionato agli oggetti che possiedo. Alcune volte mi capita di parlare col mio scooter, raccontandogli la strada che faremo. L’anima delle case. Anche le abitazioni sono oggetti, oggetti molto grandi che hanno un’indubbia capacità di trasmetterci emozioni per gli eventi che hanno ospitato o per la loro architettura: una casetta di campagna stimola un senso di solitudine, mentre il grattacielo di una metropoli ci mette in contatto con un incessante progresso.

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Una rosa per Emily di William Faulkner

Chi non ha mai sentito parlare di William Faulkner? Sapete, come ogni cosa, lo scrittore americano non piace a tutti. Compreso il sottoscritto, che qualche primavera fa ha tentato di leggere – senza successo – Luce d’agosto. Però le pulsioni dei lettori non conoscono una regola, alcuni dicono che sono i libri a scegliere noi, e non viceversa. È dunque accaduto che abbia recentemente letto tre racconti di Faulkner raccolti in un piccolo volumetto pubblicato da Adelphi col titolo Una rosa per Emily. Cosa ho trovato dentro? Tre storie di donne, di diversa estrazione, cultura ed età, però con un aspetto in comune: vivere nel profondo Sud degli Stati Uniti del tardo Ottocento.

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Come sono diventato stupido di Martin Page

L’intelligenza fa soffrire. Cosa fare? Un approccio surreale ideato da uno scrittore francese

Piccoli libri ma sostanziosi. Come sono diventato stupido (Garzanti) di Martin Page fa sicuramente parte di questa categoria. Un romanzetto che è uscito nel 2001 in Francia ed è diventato un caso editoriale. Di cosa parla il libro? Della sofferenza causata dall’intelligenza. Ebbene sì, Page ribalta il mantra educativo che le nostre maestre ci recitavano da bambini: “piccolino studia che un domani sarai felice e avrai una bella vita”.

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Faust di Johann Wolfgang von Goethe

Finalmente anche io potrò inserirmi nei dibattiti salottieri sulla letteratura europea dell’Ottocento senza percepire quel senso di inadeguatezza, innescato dalla passata consapevolezza di non aver letto il Faust di Johann Wolfagang von Goethe – scrittore arcinoto che gli amici chiamano semplicemente Goethe.

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