Jerome David Salinger

Jerome David Salinger
Jerome David Salinger

New York è il luogo di nascita di Jerome David Salinger. Il narratore americano nasce sul suolo americano l’1 gennaio del 1919. Per tutta la vita Salinger ha fatto il narratore, ha scritto libri e pubblicato racconti. Prima di dedicarsi all’arte letteraria, trascorse un breve periodo presso l’Accademia militare di Valley Forge. Salinger compie la sua carriera universitaria presso la New York University e la Columbia. L’esordio letterario ufficiale avviene a 32 anni con un romanzo intitolato Il giovane Holden (Einaudi). Il libro riscuote un enorme successo e conquista sia la critica che il pubblico. Il giovane Holden diventa così un cult-book della generazione dei ragazzi degli anni Cinquanta. Successivamente Salinger pubblica un volume di nove racconti, che ripropone però materiale già conosciuto; i racconti – tranne uno – erano infatti stati elaborati e pubblicati tra il 1948 e il 1953 su diverse riviste americane come il New York Hair. Dopo un lungo periodo di tempo escono il libreria Franny e Zooey e Alzate l’architrave, carpentieri e Seymour. Anche queste pubblicazioni ripropongono dei testi già apparsi sul New Yorker.

Salinger, nelle quarte di copertina delle sue ultime pubblicazioni, spiegava che le lunghe narrazioni erano da leggersi come capitoli di un ciclo in costruzione dedicato alla famiglia Glass. Dopo di che, Salinger si ritira dalla vita pubblica e lo scrittore si chiude in un profondo silenzio: si isola in una casa del New Hampshire con la seconda moglie e i figli, ogni tanto viene avvistato casualmente. Il giovane Holden, un romanzo narrato in prima persona, ha per protagonista Holden Caulfield (una versione aggiornata di Huckleberry Finn) che appartiene alla classe media americana del dopo guerra; nel romanzo Holden viene cacciato da scuola e così decide di vagabondare per New York, collezionando angosciosi incontri e descrivendo le sue sensazioni ed emozioni. I critici letterari etichettano il libro come Bildungsroman” negativo: alla fine del suo percorso formativo Holden si trova infatti internato in una clinica della West Coast. Come riporta il Dizionario Bompiani degli autori, oltre che al richiamo di Hock, Holden sembra ereditare i tratti letterari di Nick Adams, personaggio hemingwaiano dei Primi quarantanove racconti (grande genere del racconto di iniziazione).

Analizzando lo stile di Salinger, si puo dire che lo scrittore americano sia un eccezionale creatore di linguaggio. Hemingway diceva che Huckleberry Finn aveva inaugurato la moderna letteratura americana. Lo stesso Hemingway aveva intercettato e dato vita a un linguaggio della “generazione perduta” tra le due guerre. Salinger è allora colui che codifica magistralmente lo slang degli studenti universitari del secondo dopo guerra: “un parlato nevrotico e allusivo, impaziente e autoironico, che con le proprie interiezioni e sbruffonerie occulta e al tempo stesso disvela un vuoto profondo, un’irrimediabile frattura tra il mondo adulto e il mondo giovanile”, si legge nel Dizionario Bompiani. Mentre Hock e Nick risolvono la loro esperienza positivamente, per Holden non è affatto così. Holden non raggiunge un’educazione sentimentale positiva perché l’ambiente che lo circondo è vacuo e fasullo, sembra che non ci sia scampo, un destino ineluttabile (la frontiera per Hock o la rigida solitudine di Nick). Per Holden la maturità sembra una chimera: un evento irraggiungibile e sconsigliabile. Il protagonista aspira alla regressione e cerca di salvare i suoi coetanei, soprattutto la sorellina Phoebe, dalla distruzione esistenziale dell’età adulta. I temi legati alla regressione infantile e dei rapporti intrafamigliari sono presenti anche nei successivi racconti di Salinger in una “chiave mistico-religiosa che associa cristianesimo e filosofia zen”.

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Ivan Aleksandrovič Gončarov

Ivan Aleksandrovič Gončarov
Ivan Aleksandrovič Gončarov

È il 6 giugno del 1812 quando nella città di Simbirsk, un centro urbano sorto su una collina posizionata sulla sponda occidentale del fiume Volga, nasce il grande scrittore Ivan Aleksandrovič Gončarov. L’autore russo morirà il 15 settembre del 1891 a Pietroburgo. Gončarov fa parte della scuola realistica della narrativa russa della seconda metà del Diciannovesimo secolo. In questa corrente letteraria Gončarov ha un posto d’onore, nonostante sia autore solo di tre romanzi. Storia comune, il suo primo romanzo, è probabilmente il testo che ha dato inizio al nuovo standard letterario.

Molti critici hanno definito Gončarov un uomo di poca iniziativa. Lo scrittore russo fece per tutta la vita l’impiegato. In un primo momento lavorò per il Ministero delle Finanze, poi passò alla censura. Si dice che Gončarov fosse molto lento nella sua professione e che la sua lentezza avesse anche influenzato la sua carriera artistica. Ebbe una discussione con lo scrittore Turgenev che accusò Gončarov di plagio. Cercò di difendersi pubblicando una difesa col titolo Una storia non comune. La polemica letteraria fu un duro colpo per Gončarov.

La fama di Gončarov è dunque affidata a tre romanzi che furono pubblicati a grande distanza tra loro: Storia comune uscì nel 1846, Oblomov nel 1859 (un’anticipazione del romanzo intitolata Il sogno di Oblomov apparve nel 1849) e Il burrone nel 1869. Gončarov non voleva scrivere libri sui problemi del suo tempo, il suo obiettivo era quello di rappresentare la vita. Finì invece con l’accendere tantissime dibattiti proprio intorno ai temi più scottanti della sua epoca: l’educazione della nuova generazione sospesa tra idealismo e realtà, le difficoltà della servitù della gleba prodotte dallo sfruttamento dei russi benestanti e infine il nichilismo.

Come riporta il Dizionario Bompiani degli autori: «Non meno originale la posizione dello scrittore: egli si pretendeva “oggettivo” ma in sostanza era assai più “soggettivo” di Turgenev, che non si raccontò nei propri romanzi come Gončarov nei suoi, specialmente in Oblomov: indubbiamente la più perfetta interessante delle sue opere, che diede tra l’altro occasione a un saggio sull’Oblomovismo del critico radicale Dobroljubov».

Stefan Zweig

La biografia dello scrittore Stefan Zweig

foto di Stefan Zweig
Stefan Zweig – scrittore

Stefan nasce il 28 novembre nel 1881 a Vienna, vede scoppiare due guerre mondiali, e poi muore nel 1942 a Petropolis, una città che si trova nella parte sud del Brasile. Stefan proviene da una famiglia borghese, messa bene economicamente, e fa la sua carriera universitaria a Vienna, Berlino, e poi ancora a Vienna dove diventa dottore in Filosofia. Il suo estro artistico si manifesta già tra i banchi universitari, lì infatti compone i primi versi; ma i testi giovanili sono poco originali. Nelle opere più mature egli però crea un personale e inconfondibile stile.

Zweig è un giovane molto curioso, ama infatti viaggiare e scrivere. Grazie al suo ingente patrimonio famigliare, Stefan ha la possibilità di viaggiare per tutta l’Europa, anche per lunghi periodi. Soggiorna in Francia, Italia, Inghilterra e Belgio. Il suo stile di scrittura incomincia a cambiare quando entra nell’enclave del simbolismo francese. Traduce infatti i principali poeti simbolisti, con cui stringe anche delle amicizie. Nonostante la passione per la cultura francese, Zweig non smette di viaggiare: passa del tempo in India, Cina, Africa e Canada. Stefan non cede però alle sirene della letteratura di viaggio.

Il cosmopolitismo di Zweig viene ostacolato dallo scoppio della prima guerra mondiale: egli si rifugia in Svizzera, dove continua a lavorare come letterato. Scrive anche opere che condannano apertamente la guerra. Stefan è infatti un pacifista. Dopo la fine del conflitto trasloca a Salisburgo e incomincia così il periodo più fecondo e brillante per la sua attività di romanziere. In questi anni matura una viva passione per la psicanalisi e per le opere di Freud.

Verso lo scoppio della seconda guerra mondiale si innamora della sua segretaria, che poi sposò più avanti. Zweig mantiene tuttavia un ottimo rapporto con la prima moglie, che gli dedica nel dopo guerra un volume biografico degno di nota. Nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti e poi emigra in Brasile. Forse segnato dallo spettacolo di un’Europa distrutta, dalla stanchezza del vagabondaggio e dal crollo di una cultura secolare, si avvia verso la morte, suicidandosi insieme alla sua ultima e giovane moglie.

Ecco le recensioni delle opere di Stefan Zweig presenti su SfogliaLibri: “Il viaggio nel passato” di Stefan Zweig.