Utz di Bruce Chatwin

La storia di un collezionista di Praga che lottò contro il comunismo e il nazismo per difendere la sue porcellane.

Gli oggetti. Le cose. Pura materia o catalizzatori dello spirito umano? Non so voi, ma io sono affezionato agli oggetti che possiedo. Alcune volte mi capita di parlare col mio scooter, raccontandogli la strada che faremo. L’anima delle case. Anche le abitazioni sono oggetti, oggetti molto grandi che hanno un’indubbia capacità di trasmetterci emozioni per gli eventi che hanno ospitato o per la loro architettura: una casetta di campagna stimola un senso di solitudine, mentre il grattacielo di una metropoli ci mette in contatto con un incessante progresso.

Come avrete capito, non ho fatto fatica a empatizzare con Kaspar Utz, il protagonista del romanzo dello scrittore inglese Bruce Chatwin intitolato Utz (Adelphi). Un “libro smilzo” che narra la vicenda di un collezionista di porcellane che dedicò la sua vita alla protezione dei suoi preziosissimi oggetti.

Ognuno degli oggetti scelti da Utz doveva riflettere gli umori e le sfaccettature del «secolo della porcellana»: l’arguzia, il fascino, la galanteria, l’amore per l’esotico, la cinica indifferenza e la spensierata gaiezza – prima che tutto fosse spazzato via dalla rivoluzione e dal calpestio degli eserciti.

Utz vive nel quartiere ebraico di Praga, in uno squallido appartamento popolato da mille porcellane. Quando si entra a casa di Kaspar bisogna fare attenzione a non calpestare gli animaletti disseminati sul pavimento. La vicenda del protagonista ci viene narrata da un giornalista che sta raccogliendo del materiale per scrivere un’inchiesta sulle porcellane di Meissen: esotici manufatti di alto valore storico che furono l’ossessione dell’imperatore Rodolfo II.

Ebbene, il narratore ci racconta l’impresa di Utz che con intelligenza e furbizia è riuscito a salvare la sua collezione dalle manacce di due regimi: il nazismo e il comunismo. Secondo quanto ci viene descritto, a un certo punto della sua vita, il protagonista cade in una profonda incertezza, domandandosi se sia necessario rinunciare alla libertà e alla felicità per un esercito di porcellane. Fuggire, perché no? Per questo motivo, Utz sceglie di fare un breve viaggio in Francia, a Vichy, per trovare il modo di far espatriare la sua collezione. Un piano troppo difficile da elaborare, considerato l’atteggiamento aggressivo del comunismo cecoslovacco che ha già messo gli occhi sulle adorate creature inanimate.

Le cose, riflettei, sono meno fragili delle persone. Le cose sono lo specchio immutabile in cui osserviamo la nostra disgregazione. Nulla ci invecchia di più di una collezione di opere d’arte.

Purtroppo non c’è scelta, Utz deve rimanere a Praga, vicino alle sue porcellane per salvaguardarle dall’ignoranza e dall’avidità dell’uomo. Ciononostante gli anni passano e Kaspar invecchia, consolidando l’intesa con la fedelissima domestica/amica Marta. Qui s’interrompe la narrazione del giornalista e si comincia a parlare dell’eredità di Utz. Nel 1974 il collezionista muore e con lui scompaiono anche le porcellane. Dove sono finite? Che le abbia distrutte per non consegnarle nelle mani sbagliate? Sfortunatamente questo non lo sappiamo ma il giornalista incuriosito dalla strana vicenda, dà inizio a un’investigazione che purtroppo ha il suo principio proprio nel finale del romanzo.

Rileggendo le pagine di Utz di Bruce Chatwin mi sono domandato se il romanzo abbia un messaggio di fondo. Certamente, dalla lettura emerge il rapporto tra storia e cultura, ed è presente anche la simbologia dell’uomo illuminato, una sorta di Prometeo, che ha come missione la difesa di un tesoro dal valore incalcolabile, anche a costo di sacrificare la propria felicità e affettività. In fin dei conti, il solitario Utz è convinto che le sue porcellane possiedano un’anima, un ghost in the shell, che si ricolleghi persino ai racconti biblici della Genesi: come la porcellana, anche Adamo, ovvero noi, siamo stati generati da un impasto di argilla. Siamo davanti a una visione mistica della realtà che non può certamente lasciare indifferente il lettore di questo breve romanzo.

VOTO

Classificazione: 4 su 5.

Autore: Paolo Castellano

Non cerco fama ma solo qualità e belle storie.

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