Tre storie allegre di Carlo Collodi

Perché i bambini devono fare essenzialmente una cosa: ridere

Torno di nuovo da Carlo Lorenzini, meglio conosciuto con il suo nome d’arte Carlo Collodi, che oltre ad aver scritto Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1881) ha prodotto dei racconti molto divertenti e istruttivi. Mi sto riferendo alla raccolta Storie allegre pubblicata nel 1887. In questo post prenderemo in considerazione tre racconti presenti in un volumetto del Il Sole 24 Ore.

In queste tre storie Collodi riprende alcuni elementi e personaggi già intravisti in Pinocchio; mi riferisco in particolare alla Fata Turchina, al coniglio, al predone Golasecca che assomiglia a Mangiafuoco, all’osteria, il burattino Pulcinella che non parla etc…

Pipì

Uno scimmiotto rosa vive nella giungla con la sua famiglia. È un cucciolo dispettoso e birbone. Un giorno cerca di fare uno scherzo a un vecchio coccodrillo che però gli stacca la coda con un morso. Vergognandosi della mutilazione subita, Pipì fugge di casa e dopo un rocambolesco viaggio giunge a casa di un ragazzino nobile di nome Alfredo. Lo scimmiotto viene accolto con estrema cortesia e abbondanza di cibo. Spunta allora la proposta di lavorare come cameriere per ottenere vitto e alloggio. Pipì accetta ma poco dopo rinuncia a servire Alfredo perché preferisce divertirsi tutto il giorno invece che lavorare.

Con un astuto stratagemma Alfredo fa cambiare idea allo scimmiotto rosa e gli propone di fare un viaggio intorno al mondo. Il bambino si è infatti affezionato moltissimo alla bestiola e non vuole affrontare una separazione. Tuttavia, Pipì abbandona la casa di Alfredo per andare a salutare la sua famiglia che nel frattempo era venuta a cercarlo. Mentre abbraccia i suoi fratelli, un assassino di nome Golasecca lo rapisce. Il bandito ha infatti il compito di riportarlo da Alfredo su indicazione della Fata Turchia. Ed è così che si susseguono altre peripezie che faranno maturare Pipì che finalmente deciderà di adempiere alla sua promessa, raggiungendo il nobile amico per imbarcarsi e incominciare una nuova avventura.

Vuol sapere, signor Pipì, come diceva il mio nonno? Il mio nonno diceva sempre che “quando si promette una cosa, bisogna mantenerla, e che quelli che mancano alle promesse fatte, non meritano di essere rispettati dagli altri, né assistiti dalla fortuna”.

L’omino anticipato

In questo racconto all’insegna della comicità il protagonista è un bambino di 8 anni, Gigino, che vuole a tutti i costi vestirsi da grande e farsi considerare un uomo dell’alta società. Gigino è un ragazzino buffo e bugiardo: inventa balle per stupire i coetanei: millanta uno status che non possiede. La storia, divisa per capitoletti, descrive i bizzarri stratagemmi che Gigino utilizza per dimostrare di avere 20 anni. Purtroppo la fissazione causa la bocciatura del ragazzino che nel finale si pente e diventa conscio del valore della sua infanzia. Per crescere c’è ancora tempo.

Verissimo: ma non intendono dire che paia un omino, perché porta i goletti ritti e insaldati, come usano gli uomini: neanche per sogno! Intendono dire che il tale o il tal altro ragazzo pare un omino, perché non è bizzoso, perché non è scapato, perché ha giudizio, perché studia e si fa onore e perché preferisce i libri ai balocchi

La festa di Natale

Le feste natalizie sono sempre un buon pretesto per i racconti con fini educativi. A Natale dovremmo essere tutti più buoni e meno egoisti. I protagonisti di questa storia sono i tre figli della Contessa Maria: Luigino di 8 anni, Alberto di 7 e Ada di 6 anni. La madre alle soglie del Natale concede ai figli di rompere i loro salvadanai per acquistare dei giocattoli e premia con un bacio il bambino con l’idea migliore. Luigino vuole comprare delle briglie al suo cavallo di legno; Alberto una giubba sfavillante per il suo burattino Pulcinella; Ada un vestito con scarpette da ballo per la sua bambola. Accade però che Alberto sia testimone di un fatto molto triste: assiste alla miseria di un bambino povero senza vestiti che viene colpito in testa da uno zoccolo, lanciato dal padre ubriaco.

Alberto decide che i suo soldi saranno donati a una donna che nel frattempo ha adottato il ragazzino indigente. Quando la Contessa Maria scopre il gesto del secondogenito scoppia di gioia e sbaciucchia il figlio pervasa da un immenso orgoglio.

Questi soldi andavano in tre diversi salvadanai: il salvadanaio di Luigino, quello di Alberto e quello dell’Ada. Otto giorni avanti la pasqua di Natale, i salvadanai si rompevano, e coi denari che vi si trovavano dentro, tanto la bambina, come i due ragazzi erano padronissimi di comprarsi qualche cosa di loro genio.

VOTO

Classificazione: 4 su 5.

Autore: Paolo Castellano

Non cerco fama ma solo qualità e belle storie.

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