La pelle di Zigrino di Honoré de Balzac

La pelle di zigrino è un romanzo famoso ma dimenticato. Famoso nel senso che è conosciutissimo dai lettori colti per essere l’opera capostipite della
Comédie humaine, dimenticato nel senso che i più ignorano la sua esistenza. Balzac scrisse questo libro nel 1831, narrando le vicende di Raphael de Valentin, un bel giovanotto dell’alta borghesia francese caduto in disgrazia economica. Nel primo capitolo assistiamo ai tormenti e alle volontà suicide del giovane protagonista, che vaga per Parigi cercando il coraggio di buttarsi nella Senna. Siamo nell’ottobre del 1829, in una Francia che sembra non accontentarsi delle conquiste dell’Illuminismo. Balzac elabora infatti una dura critica alla società francese del tempo che viene definita cinica e senza scrupoli, dove l’unico valore davvero importante è quello del denaro. Il credo economico ha prosciugato l’umanità dei personaggi balzachiani che interagiscono tra di loro con falsità e opportunismo.

Quel giovane aveva ancora venticinque anni ed il vizio sembrava avere a che fare con lui solo per caso, per chissà quale incidente. La possente vitalità della giovinezza lottava ancora contro le devastazioni di una impotente lubricità. Il giorno e la notte, il nulla e la vita si scontravano producendo grazia e decadimento allo stesso tempo. Il giovane era in quel luogo come un angelo senza luce, smarrito in un labirinto di strade

L’unico personaggio dotato di una coscienza è Raphael che però è una sorta di anomalia in quel perverso sistema sociale, e infatti il protagonista verrà distrutto emotivamente da una donna dell’alta società. L’unica colpa di Raphael è quella di amare. Cosa assolutamente folle in una metropoli, dove i fidanzamenti e i matrimoni sono sullo stesso piano delle negoziazioni mercantili. Insomma una società in cui chiunque ha un prezzo e tutti possono essere comprati.

Dopo vari pellegrinaggi, Raphael entra in un negozio di antiquariato: una sorta di macchina del tempo che lo proietta nel passato, facendogli rivivere le più gloriose epoche storiche del genere umano.

Quell’oceano di mobili, di invenzioni, di mode, di opere, di rovine, componeva per lui un poema senza fine. Là tutto riviveva: forme, colori, pensieri; niente di completo allettava gli spiriti […] Il genio umano vi appariva in tutta la pompa della sua miseria ed in tutta la gloria della sua enorme piccolezza

Honoré de Balzac – scrittore

Il proprietario dell’attività è un vecchietto magro e dall’aria apparentemente pacifica. I due incominciano a parlare di filosofia e alla fine della dissertazione, l’anziano bottegaio decide di regalare a Raphael un talismano antico, con una scritta in sanscrito: la celeberrima pelle di Zigrino. Questo oggetto è diabolico: si restringe ogni volta che un desiderio viene soddisfatto. Restringendosi, accorcia però anche la vita del possessore. Infine i desideri sono tutti sullo stesso piano, sia quelli più banali che i più elaborati.

Non ci sarebbe neanche bisogno di scriverlo, ma Raphael farà un brutta fine. Il protagonista raggiunge la ricchezza grazie al potere magico dell’antico oggetto, ma è solo un’illusione di felicità. L’inquietudine diventa la compagna di vita di Raphael che cercherà di chiudersi nella solitudine per evitare di desiderare qualcosa, avvicinandosi così all’inevitabile morte annunciata. Paradossalmente Raphael verrà ucciso dalla persona che ama di più: Paolina, sua moglie.

Secondo Balzac, la condotta degli uomini è il prodotto di due inclinazioni che causano sempre la morte: il volere e il potere. Lo zigrino unisce le due cose. C’è allora una via di scampo a questa tragedia umana? Sì, e lo spiega il vecchietto: la felicità è nel pensiero, nell’esercizio dell’intelligenza. Questa è la vera ricchezza per un uomo. Non i milioni.

Le dirò in poche parole un grande mistero della vita umana. L’uomo si esaurisce in due atti istintivamente compiuti che prosciugano le sorgenti della sua vita.

Due soli verbi esprimono tutte le forme assunte da queste due cause di morte: Volere e Potere. Fra questi due termine dell’azione umana vi è un’altra formula di cui si impadroniscono i saggi e a cui devo la mia longevità. Volere ci fa ardere; potere ci distrugge, ma sapere lascia il nostro debole organismo in un perpetuo stato di calma.

Così il desiderio e il volere è morto in me, ucciso dall’intelletto

Ci sarebbero altre centomila cose da dire su questo romanzo. Per comprenderne la complessità e per capire la profondità del pensiero di Balzac bisognerebbe rileggerlo più volte.



La pelle di zigrino di Honoré de Balzac fa parte della lista Dorfles.

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Autore: Paolo Castellano

Non cerco fama ma solo qualità e belle storie.

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