La sovrana lettrice di Alan Bennett

Recensione del libro “La sovrana lettrice” di Alan Bennett, pubblicato da Adelphi

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La copertina de La sovrana lettrice dice già tutto. Lo sguardo della regina Elisabetta colpisce per l’estrema umanità che sfocia quasi nella sofferenza. Il grafico di Adelphi suggerisce al lettore un indizio inequivocabile sulla trama che parla delle difficoltà della sovrana di Inghilterra nel coltivare il suo hobby preferito: leggere libri.

In questo romanzo del 2007, Alan Bennett offre al lettore una regina che scopre la passione della lettura in tarda età. Un bel giorno, una biblioteca circolante che ogni settimana si ferma davanti a Buckingham Palace incuriosisce la protagonista, che decide di visitarla. In quel luogo la regina conosce il giovane Norman Seakins, un ragazzo che lavora nelle cucine reali, appassionato di letteratura. I due stringono una solida amicizia. Norman viene persino nominato cameriere personale della sovrana.

La regina matura una passione sfrenata per i libri. Vuole leggere dappertutto e ogni tanto si inventa qualche bugia per sfogliare un volume, disertando gli impegni istituzionali. L’atteggiamento però non piace a Sir Kevin Scatchard, un funzionario regio che si occupa dell’immagine pubblica della regina e di rendere la monarchia più accessibile. Kevin critica apertamente la mania della sovrana:

Sebbene leggere non sia propriamente un fatto elitario, trasmette il messaggio sbagliato. Direi di esclusione

Kevin non riuscirà con i suoi trabocchetti e inganni a spezzare il legame della sovrana con la lettura. Verrà licenziato e rispedito in Nuova Zelanda, suo Paese d’origine.

Ho trovato gradevole la struttura narrativa di Bennett: ironica, scorrevole e densa di citazioni letterarie. Lo scrittore ha senza dubbio voluto creare un discorso sulla lettura e su come venga percepita nel mondo di oggi.

Leggere è un percorso educativo. Il più delle volte ci si avvicina ai libri per merito di chi i libri li ama e li condivide. Una volta che si scopre il piacere della lettura, si intraprende un viaggio. Un lungo viaggio, pieno di gioie e peripezie come la trama di un romanzo.

Stava scoprendo che un libro tira l’altro, ovunque si voltava si aprivano nuove porte e le giornate erano sempre troppo corte per leggere quanto avrebbe dovuto

Ed è proprio così. Per quello che mi riguarda, anche io ho il medesimo rapporto con la letteratura. Un’attività che però non deve sconfinare nell’ossessione. Perché dico ciò? Perché credo che un romanzo sia uno strumento per migliorare la percezione della realtà e rendere più empatica una persona. D’altro canto, i libri mi fanno paura perché mi cambiano e mi cambieranno nel profondo. Un’intuizione divenuta certezza col il passare delle stagioni.

Il libro è un ordigno per infiammare l’immaginazione

Non solo. Il libro produce azione, cambiamento sulla realtà. Come? Con la scrittura. Le idee rivoluzionano le vite degli uomini se trovano spazio nei libri e nella memoria dei lettori. Come afferma la sovrana nel romanzo di Bennett, “i libri servono fino a un certo punto”. Poi subentra la scrittura.

Qualcuno potrebbe replicare che la lettura è faticosa: richiede tempo e competenze. Vero, verissimo. Però i libri sono democratici, possono essere di chiunque. Alla fine la volontà è la chiave di tutto. Per diventare degli ottimi lettori bisogna esercitarsi. Ci vuole del tempo. Questo è infatti uno dei messaggi del romanzo.

La sfiorò il pensiero che la lettura, fra l’altro, era un muscolo, e a quanto pare lei era riuscita a svilupparlo. Adesso leggeva il romanzo agilmente e con grande piacere, ridendo di frecciatine, neanche battute, che prima non aveva notato

Autore: Paolo Castellano

Non cerco fama ma solo qualità e belle storie.

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