Come ragiona un editore quando pubblica un libro

Breve descrizione di quello che fa un editore quando decide di pubblicare un libro

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Quali sono i criteri che un editore adotta per pubblicare un libro? Me lo sono sempre chiesto e pensavo romanticamente che i buoni libri emergessero per natura, trovando un proprio mercato in base alla qualità dei contenuti. Dopo la lettura di Le diverse pagine (Il Saggiatore) di Alberto Cadioli mi sono reso conto che il mondo dell’editoria è più complicato di quanto sembri, bruciando le mie ipotesi e supposizioni.

copertina le diverse pagine

Cadioli lo dice con chiarezza: la prima regola da seguire prima di pubblicare un libro è quella di confrontarsi con la comunità di lettori che leggeranno il volume che si intende creare. Qui devo precisare meglio. Ogni casa editrice ha il proprio zoccolo duro di affezionati, un po’ come quando ascoltiamo il nuovo album del nostro artista preferito. Allo stesso tempo l’editore deve allargare il proprio pubblico, strizzando l’occhio ad un altro settore di pubblico. Brutto a dirsi, ma il libro è un prodotto che deve produrre un guadagno. In altre parole è compito dell’editore scegliere la comunità di lettori a cui proporre diversi testi. Calvino sosteneva infatti che il tesoro di una casa editrice consistesse nel plasmare, conservare e aumentare i propri lettori. Tutto ciò origina una riflessione critica sul testo.

Quando un testo arriva in casa editrice, l’editore segue 3 fasi per portarlo alla stampa. La prima è la fase cursoria: cogliere le caratteristiche estetiche che si presentano alla percezione. La seconda fase richiede invece esperienza professionale, cercando di comprendere il progetto dell’autore. Infine la terza è la fase di lettura-riscrittura del testo, emendandolo da errori o aggiungendo elementi ove necessario. Il solito Calvino affermava inoltre che di un testo bisognasse trovare un linguaggio, una struttura e un elemento di novità.

Quando si individua una potenziale gemma serve un’analisi. La relazione editoriale dunque presenta l’autore, riassume la trama e riporta una valutazione della scrittura che accompagna un giudizio sulla pubblicabilità del testo preso in esame. Per dare un giudizio però si deve conoscere la letteratura del proprio tempo e l’identità dell’editore, soprattutto del suo catalogo. Apro una piccola parentesi: esistono dei miei coetanei che hanno fatto Lettere senza leggere più di due libri all’anno e che oggi lavorano in editoria. Scandalo? No, e il perché è spiegato da Cadioli. L’epoca dei letterati editori alla Rusca, Ginzburg, Pavese è ormai finita. Oggi la gestione dei libri e delle collane è nelle mani dei manager. Una casa editrice di stampo editoriale assomiglia più a una concessionaria di auto che a un ente culturale.

Il giudizio di valore e il giudizio di pubblicabilità non vanno di pari passo: i due aspetti non devono necessariamente coincidere. Quando un editore rifiuta un libro ha sempre l’obbligo di argomentare la sua scelta, anche nel caso contrario. È una forma di serietà. C’è da dire che più è debole l’identità di un editore, più ci sono probabilità di pubblicare. Alcune volte l’editore può stampare un libro per vincere la concorrenza di un altro editore.

Autore: Paolo Castellano

Non cerco fama ma solo qualità e belle storie.

3 pensieri riguardo “Come ragiona un editore quando pubblica un libro”

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