“Around The Clock” di Franco Fabbri. Alla scoperta dalla popular music

Recensione del libro Around the Clock di Franco Fabbri, pubblicato da Utet

copertina libro popular music

Con la musica ho sempre avuto un rapporto strano, aptico ed emotivo direi. Non ho mai voluto approfondire a livello teorico la storia dei generi musicali per evitare di impantanarmi nelle paludi degli intellettualismi e delle polemiche riguardo all’arte del suono. Sono tutt’ora convinto che il linguaggio delle canzoni sia universale, dunque alla portata di tutti (colti e non esperti). Di conseguenza ho letto pochi manuali di musicologia, tranne quelli universitari: ahimè erano obbligatori. I testi studiati in precedenza non li consiglio a nessuno perché troppo complicati e ampollosi. Tranne uno, che invece ho trovato fresco, scorrevole e soddisfacente nel suo tentativo di raccontare l’evoluzione dell’industria musicale globale dalla metà dell’800 fino ai giorni nostri. Sto parlando di Around The Clock, una breve storia della popular music (Utet) di Franco Fabbri.

Nei suoi 33 capitoli, l’autore mette sotto la lente d’ingrandimento i più noti generi e influenze musicali degli ultimi 3 secoli: si parte dal monopolio discografico degli USA con gli artisti di Tin Pan Alley e poi si continua con l’esplosione della canzone melodica italiana negli anni ‘50 grazie al Festival di San Remo. Una visitina al Festival di Woodstock per approdare infine alle grande sfide della tecnologia dopo la nascita del formato MP3.

Secondo me, il libro è stra-utile per mettere un ordine cronologico ai numerosissimi brani che hanno formato la nostra coscienza musicale, consapevolmente o inconsapevolmente. È bello allora apprendere da Fabbri che la musica non conosce confini e non sottosta alle imposizioni più stringenti come quelle dei dittatori più violenti e sanguinari. Il canto è un sinonimo di libertà, prima ancora di essere considerato un elemento culturale che costituisce nel bene o nel male l’identità di un popolo. Se dunque si è interessati a comprendere le dinamiche della discografia odierna e a chiarire i perché di alcune scelte della radiofonia sulla popular music, che ha rappresentato negli anni d’oro una spinta ineguagliabile al progresso musicale – mentre ora sembra preferire uno standard a causa della forte concorrenza – allora il testo qui citato fornirà un’utilissima cartina da tornasole dell’ambito musicale.

Poi ci sarebbero anche i cantanti pop – e non solo – che si sono cimentati nella letteratura. Ma questa è un’altra storia che potete leggere qui: Cantanti che scrivono libri.

Ho scritto questo post ascoltando Talking Heads (1977) dei Talking Heads

Autore: Paolo Castellano

Non cerco fama ma solo qualità e belle storie.

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