Il futuro dei libri. Cosa si diceva nel 2010

In questo ultimo post vorrei parlare dell’editoria di oggi. Mi stacco momentaneamente dai soliti discorsi accademici per immergermi nell’attualità. L’oggetto di questa breve discussione sarà il “futuro del libro”: le nostre previsioni di qualche anno fa sull’industria editoriale si sono rivelate fondate o infondate di fronte alle statistiche di lettura che abbiamo oggi?

9788874522408_0_0_300_80La settimana scorsa sono stato alla fiera libraria degli editori indipendenti di Milano. Il Book Pride di quest’anno si è allargato e ha ospitato molte case editrici di cui ignoravo l’esistenza. Ovviamente sono andato a spulciare quei volumi di editori che già conoscevo per poter andare a colpo sicuro nell’acquisto di qualche titolo interessante.

Così è stato per Che fine faranno i libri? di Francesco Cataluccio, un piccolo libretto di 60 pagine edito nella collana “gransasso” di Nottetempo. La pubblicazione è un po’ datata, infatti risale al 2010, ma non obsoleta, e in essa Cataluccio, in qualità di ex-direttore delle case editrici Bruno Mondadori e Bollati Boringhieri, s’interrogava sul destino del libro e in particolare sul futuro dei libri digitale.

«Ci sarà ovviamente un periodo intermedio in cui i due sistemi librari (analogico e digitale) conviveranno. A coloro che hanno oggi più di 15 anni piacerà continuare a maneggiare anche i libri cartacei. Noi più anziani ci ostineremo addirittura nella ricerca di vecchi libri (che saranno quelli della nostra gioventù sui quali ci siamo divertiti ed educati»

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Francesco Cataluccio

Commentando il passo, sono in grado di dire che 7 anni dopo questa sua affermazione non si è verificato quanto scritto qui sopra. La diffusione dei device atti a leggere gli eBook non hanno per nulla scalfito le obbrobriose statistiche di lettura della penisola più bella del mondo. D’altro canto c’è una parte di verità. Le nuove generazioni tendono a leggere testi e generi nati e cresciuti sul web. Mi riferisco a siti come Wattpad che macinano visite consistenti perché ospitano sulle loro piattaforme manoscritti (di dubbia qualità) di giovani ragazzi che però non mi sento di etichettare come scrittori o autori.

Però parliamo anche di una generazione che spende molti soldi per acquistare gli illeggibili libri-cartacei-volantini degli youtubers.

Quindi né io e né Cataluccio siamo in grado di dirvi se ci sia una luce in fondo al tunnel o dei fazzoletti in questa valle di lacrime.

Però è davvero interessante l’elenco delle professioni che spariranno o si rafforzeranno con lo sviluppo digitale:

  • Gli editori saranno sempre necessari, anche in assenza di libri di carta.
  • Gli autori renderanno i libri elettronici aperti a infiniti percorsi narrativi e di approfondimento.
  • I traduttori rimarranno figure centrali dell’industria libraria.
  • Ci sarà sempre bisogno dei redattori e degli impaginatori.
  • I grafici prenderanno il controllo sulle copertine.
  • Gli stampatori purtroppo spariranno.
  • Spariranno anche i promotori.
  • I distributori e i magazzini diverranno totalmente virtuali, con grandi risparmi di spazio e tempi di movimentazione dei volumi.
  • Gli uffici stampa dovranno affrontare la sfida della promozione del libro elettronico
  • Le librerie sopravviveranno per qualche tempo.

Cataluccio infine termina queste sue previsioni sostenendo che, qualsiasi forma acquisirà il libro, gli editori dovranno essere responsabili e favorire “la conoscenza come bene comune”.

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2 comments

  1. Cara Carla,

    gli ultimi dati dell’editoria americana dimostrano che c’è un’inversione di tendenza: le vendite degli eBook sono calate, mentre quelle del cartaceo crescono soprattutto nel settore accademico. Però ci troviamo ancora in una situazione precaria che potrebbe essere sconvolta dall’innovazione tecnologica. I moderni device di lettura sono obsoleti e inutili, ma la situazione potrebbe cambiare. Vedremo cosa succederà. Cercherò di aggiornarti con qualche post sul futuro dell’editoria.

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