Il web sta distruggendo la cultura e il giornalismo?

maxresdefaultIl mezzo con cui sto comunicando, con cui scrivo parlando a voi, ha sconvolto l’organizzazione e le abitudini di un’area della comunicazione che da secoli era ancorata alla carta. Per ora non ci interessa come il giornalismo sia entrato in crisi e quali siano le medicine da assumere per sanare una ferita profonda che minaccia l’esistenza dei giornali e della cultura. Quello che ci interessa è se ci sia una luce in fondo al tunnel.

Soffermiamoci allora sulla cultura e rimaniamo nel recinto dell’informazione culturale. Ho scovato a tal proposito un ottimo libro edito da Donzelli intitolato Leggere cosa e come: il giornalismo e l’informazione culturale nell’era della rete.

L’autore del saggio è Giorgio Zanchini, uno scrittore, giornalista e conduttore di Radio Rai. Insieme a Lella Mazzoli dirige e ha diretto il Festival del giornalismo culturale di Urbino e Fano. Il libro che analizziamo in questo post è l’ultimo della fortunata produzione di Zanchini. Ricordiamo anche: Un millimetro in là. Intervista sulla cultura a Marino Sinibaldi (a cura di), Laterza 2014 e Il giornalismo culturale, Carocci, 2013.

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Giorgio Zanchini

Come specificato nella parte finale del saggio, Zanchini spiega di aver scritto il libro con l’intento di capire se l’informazione culturale sarà sulle spalle di utenti esperti e qualificati – giornalisti – oppure si verificherà una “degerarchizzazione” , dove tutti avranno voce e naufragheremo in un mare di notizie e di opinioni spesso vacue e senza valore.

Quest’ultimo fenomeno non deve far paura se nel corso degli anni emergerà una nuova figura di redattore, un giornalista 3.0, che sappia collegare, scovare e catalogare le innumerevoli fonti presenti su internet. Zanchini infatti afferma che il web sia ricco di voci profonde e di contenuti di qualità ma questi spesso sono nascosti all’utente onnivoro, il quale si muove nella rete seguendo la propria curiosità senza una meta precisa e senza un metodo di ricerca.

Internet education. Books and computer mouse. 3dFare informazione culturale allora vuol dire dar voce non solo ai grandi brand della cultura ma anche alle piccole realtà di nicchia. Bisogna esercitare dunque il principio del information litteracy; termine che consiste nel dare all’utente delle competenze perché ogni volta che cerchiamo qualcosa in rete non sempre troviamo elementi attendibili; si tratta dunque di una sorta di educazione culturale.

La domanda allora che ci facciamo tutti è: il libro è in crisi? La risposta è complessa. D’istinto io risponderei di sì dato che in Italia ci sono pochi lettori. Come riporta l’Istat dal 2007 i lettori sono calati dell’8%; coloro che hanno letto almeno un libro all’anno sono il 41,4% della popolazione. Quello che più mi preoccupa – dopo aver letto il saggio – è essenzialmente il varco o il fossato generazionale tra i lettori: la lettura cresce tra gli over 65 e diminuisce tra gli adolescenti.

Ci sarebbero ancora molte cose da dire sul libro di Zanchini: l’influenza dei grandi players come Google, Facebook, Microsoft e il ruolo degli altri media come la televisione e la radio.escri

Ritengo che questa lettura sia davvero utile per capire cosa stia succedendo al libro e al mondo che gravita intorno ad esso sia in Italia che all’estero e alla cultura in rapporto a un mondo digitale che presenta continui cambiamenti e approcci ai propri utenti.

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