House of Cards e il nostro immaginario politico

 

Come viene rappresentato il potere nel 2016? E da chi? Possono essere domande banali e infantili ma occorre rispondere.

Queste sono le domande emerse durante un evento del 27 aprile presso l’Università Cattolica di Milano intitolato Da House of Cards alla Casa Bianca: lo spettacolo del potere nello specchio della serialità televisiva.

Una risposta plausibile potrebbe essere questa: le serie tv e i media. Soffermiamoci su un caso mediatico particolare. Parliamo della serie tv americana House of Cards, giunta oggi alla sua quarta stagione.house-of-cards-season-1-and-2-blu-ray

Nel passato l’immaginario politico generale veniva forgiato dalla letteratura che poteva presentarsi in forma seriale o unica. Mi riferisco ai romanzi normali o a quelli d’appendice. House of Cards secondo i critici televisivi esercita una sorta di soft power. Che cosa intendiamo con questa espressione? Cito testualmente da Wikipedia: “Soft power è un termine utilizzato nella teoria delle relazioni internazionali per descrivere l’abilità di un potere politico di persuadere, convincere, attrarre e cooptare, tramite risorse intangibili quali “cultura, valori e istituzioni della politica”. Il termine è stato coniato al principio degli anni novanta da Joseph Nye della Harvard Kennedy School of Government. Nye partiva dall’idea che a dominare l’atlante geopolitico nel mondo globalizzato dovesse essere non lo scontro di civiltà, ma un complesso meccanismo di interdipendenze (appunto, il soft power), attraverso cui gli Stati Uniti potessero migliorare la propria immagine internazionale e rafforzare il proprio potere, in contrapposizione all’esercizio dell’hard power, e della conseguente dispendiosa ricerca di nuovi e costosi sistemi d’arma”.

house-of-cards-flag-logo-wallpaper-3518Insomma non parliamo di propaganda ma di plasmare le abitudini del mondo. Secondo i critici questa complessa macchina ha influenzato la letteratura, il cinema e la tv. Nulla di nuovo dunque. House of Cards però mette in scena una politica mutata e lontana dalle ideologie dell’aureo passato americano. Il logo già la dice tutta: la bandiera americana rovesciata.

All’interno di questo prodotto televisivo però ci sono molte citazioni shakespeariane – si pensi al Riccardo III – ma non solo; abbiamo l’esibizione del potere che avviene attraverso un meccanismo che conosciamo molto bene ovvero lo storytelling. Le serie tv dunque sono una narrazione in divenire, un cantiere aperto, e i propri autori non fanno altro che dare un’interpretazione ai fatti che quotidianamente appaiono sui nostri media: tv, smartphone e giornali.

2adec28de01ef9f559418ac6599158b6Non ci dobbiamo meravigliare dunque se il protagonista Frank Underwood rappresenti una politica senza più valori: dopo la caduta delle ideologie si è scatenato un diverso immaginario. I cittadini comuni infatti ritengono che il politico sia più interessato alla propria ascesa, e quindi al potere, piuttosto che al bene comune. in questo senso House of Cards rappresenta un decalogo della moderna narrazione politica fatta di ricatti psicologici e fisici, seduzione, coppie di potere e di influenze lobbistiche. Secondo Aldo Grasso questa produzione esporta la globalizzazione della paura: si vuole dipingere un’America sommersa dal disordine e in procinto di essere alle soglie di un’apocalisse. La coppia al potere soppianta quel Dio che non viene più considerato; l’uomo non si sente legato da nessun limite e la sua legittimazione è frenata soltanto dall’appetito personale. Negli Stati Uniti la politica è legata a grandi personaggi che hanno le risorse economiche per gestire un comitato. E’ inevitabile così che la politica assuma una connotazione personale e non più collettiva. Non contano le teste che formano il partito ma coloro che hanno la leadership. Siamo allora all’interno della spettacolarizzazione della politica dove i nostri rappresentanti assomigliano più ad attori che a intellettuali e sono in una permanente campagna elettorale per garantirsi un costante consenso.

Forse House of Cards ci sta dicendo che da una democrazia liberale stiamo passando ad una post-democrazia? Una buona notizia?

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