Dentro alla testa di David Foster Wallace

 

Non voglio perdere lo strascico di emozioni che stanno albergando nella mia coscienza e nel mio petto dopo la visione del film The end of the tour. La pellicola narra la vicenda  dell’intervista che David Foster Wallace rilasciò a David Lipsky, giornalista del Rolling Stone, in occasione di un suo tour letterario per la presentazione del suo ultimo romanzo. Siamo negli anni ’90, credo e penso.

Wallace ha raggiunto il successo col suo immenso libro – in tutti i sensi – Infinite Jest che diventa un caso editoriale americano e rende famoso l’autore. David, anche lui scrittore, decide di intervistarlo perché percepisce che il letterato con la bandana sia davvero un personaggio di cui si parlerà molto anche dopo la sua morte.

1401x788-theendofthetour_still2E’ bello notare come la relazione tra i due incominci come tutte le relazioni ovvero che sia basata sull’ipocrisia. Wallace tenta di essere più estroverso possibile ma Lipsky non sembra accorgersi del grande dono dello scrittore americano. I due arriveranno a scontrarsi per un fraintendimento: il punto di svolta che fa capire allo spettatore come il conflitto sia un aspetto di un’amicizia.

Wallace, è un essere strano. Ora non so dirvi se questa sia una peculiarità di tutti gli scrittori. Non ne conosco moltissimi e dunque per me è difficile dire se ci sia un legame tra il mestiere culturale e la pazzia. So che ci può essere un legame con la solitudine. Viene infatti dipinto e percepito un Wallace in preda all’isolamento affettivo e mediatico. Lo scrittore infatti vive in una casa male ammobiliata e ed anonima all’interno di un territorio che presenta solo grandi distesi di verde senza la frenesia cittadina dalla quale egli scappa.

Wallace non ha nemmeno la tv. L’apparecchio gli fa uno strano effetto: lo rincoglionisce sino a svuotargli il cervello. Dalla conversazione che i due hanno avuto, per gran parte avvenuta in macchina o in stanza d’albergo, emerge una visione culturale americana degenerata dove l’individuo può scoprire  se stesso solo nell’isolamento completo.

img_2738Non svelo nulla di nuovo se dico che Wallace si suicidò nel 2008. Indagare le ragioni del gesto non è affatto semplice ma si può comunque intuire che David Foster Wallace fosse vissuto nel momento sbagliato e nel posto sbagliato. Sfortuna per lui, fortuna per noi che abbiamo la grande opportunità di godere ancora dei suoi libri.

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