Spotlight: il giornalismo sotto i riflettori

  Ci sono quei giorni in cui le medicine non servono a lenire i patimenti e lo stress accumulato. In quei giorni mi prendono vari attacchi di prodigalità e mi reco con amici o parenti presso la più vicina sala cinematografica per godere di una casuale visione filmica.

Oggi sono molto prosaico.

A parte questo, il 29 marzo sono andato a vedere il film Spotlight che mi ha fatto ritrovare la sacra passione per il mio lavoro. Non sto ora qui a squadernarvi i vari problemi e la crisi strutturale che le redazioni stanno attraversando: le cause sono molte  e non tutte completamente negative.

  Guardando la pellicola si fa un salto temporale all’indietro di 15 anni per giungere nel 2001 all’interno redazione del Boston Globe e si possono osservare le indagini del coriaceo team giornalistico su un caso insabbiato che ha coinvolto un’ottantina di preti pedofili nel distretto di Boston.

La trama è quella che è. Nel senso che la sceneggiatura è abbastanza piatta ma la cosa più interessante è l’affresco che il regista Tom McCarthy riesce a dare del giornalismo tradizionale fatto di inchieste e duro lavoro di relazione. Oggi va per la maggiore il lavoro di desk: è come passare dall’azione ad essere un annoiato testimone.

  Da questo film tuttavia emergono alcune lezioni di giornalismo : la negligenza di pochi può danneggiare molti. Il giornalista è infatti colui che deve lavorare e scrivere per il lettore. Informare il lettore non è solo un piano di business ma anche una responsabilità.

Al giorno d’oggi è molto facile che i poteri forti imbavaglino la libera stampa; ci sono infatti molti trucchetti per farlo e sempre più il giornalismo indipendente sembra essere scoraggiato dalle grandi perdite di denaro e dai pochi lettori.

Spotlight mi ha fatto riflettere molto in questo senso. Infatti mi domando quando gli utenti, abituati alla gratuità di internet, si accorgeranno che per confezionare un’inchiesta e un prodotto di qualità siano necessari del tempo e un importante investimento economico.

I contenuti da cameretta degli youtuber li possono far tutti ma dove sta l’utilità sociale?

Non ho parlato molto del film?

Il web è pieno di recensioni più interessanti delle mie.

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