Giovanni Verga | La vita

 Come abbiamo fatto per altri autori della storia della letteratura italiana, in questo post mi concentro sulla vita di un altro noto  scrittore italiano. Tutti noi conosciamo Giovanni Verga, un intellettuale con il pallino del verismo (più avanti spiegherò cosa sia). I suoi libri più famosi sono certamente I Malavoglia Mastro don-Gesualdo. 

Verga compì un percorso alquanto emblematico per affermare la propria figura d’intellettuale. Dalla Sicilia infatti decide di trasferirsi a Firenze e poi a Milano. Perché? Le due città erano i centri della mondanità e delle élite culturali.

Lo scrittore può essere definito un vero e proprio figlio del Risorgimento (il nonno paterno era stato il capo della Carboneria). Verga frequentò la scuola di Antonino Abate, un fervente patriota e grazie al suo influsso si devono i primi tre romanzi a sfondo patriottico in cui sono presenti forti ideali patriottici. Anche lui come numerosi altri intellettuali si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza ma non conseguì mai la laurea. Con altri studiosi fondò un settimanale politico legato all’ideologia garibaldina che s’intitolava Roma degli italiani.

82153uIn seguito Verga decide di trasferirsi come abbiamo già detto a Firenze. Nel 1865 era diventata capitale d’Italia e all’interno di essa c’era un gran fermento culturale. Diciamo che il poeta decise di lasciare Catania anche per causa di una violenta epidemia di colera che aveva colpito la Sicilia.

A Firenze, il giovane scrittore incontra il professore e intellettuale Francesco Dall’Ongaro che lo aiutò molto nel conoscere i salotti buoni fiorentini. In questi anni pubblica il romanzo epistolare Storia di una capinera. Frequentando gli ambienti alti della società, Verga viene a conoscenza dell’eleganza, delle frivolezze, degli svaghi e dei drammi della mondanità.

Incomincia così la sua seconda stagione narrativa a cominciare da Una peccatrice. Nella città di Firenze Verga incontrò il conterraneo Luigi Capuana e con lui ci fu un forte legame affettivo ed intellettuale.

Dopo Firenze, lo scrittore si trasferisce a Milano che era la capitale letteraria della penisola dove l’industria editoriale era ormai decollata. Nella città meneghina Verga entra in contatto con le avanguardie culturali in particolare con il gruppo degli scapigliati.

Grazie alla sua fama entrò nei salotti più prestigiosi e quindi frequentò l’ambiente culturale milanese più alto che come base aveva il caffè Cova, noto ritrovo di scrittori e artisti.

coverIl suo status di scrittore di storie galanti tormentate venne scalfito dalla pubblicazione di Nedda, un bozzetto siciliano (un breve racconto che mette in risalto le scene di vita quotidiana) incentrato sulla triste realtà di sfruttamento e di povertà delle campagne della sua terra.

Poco dopo si mise a scrivere un altro bozzetto intitolato Padron’ Ntoni che rappresenta il primo nucleo dei futuri Malavoglia.

Nel 1878 con la novella di Rosso Malpelo, si entra definitivamente nella terza stagione della narrativa verghiana ovvero quella verista. In questi anni vengono pubblicati Vita dei campi, I Malavoglia, le Novelle rusticane Per le vie. 

Verga però fu amareggiato per il poco gradimento ottenuto dai Malavoglia, questo lo si può spiegare dato che era un’opera a forte carattere sperimentale.

Tornato a Catania nel 1880, dà inizio ad una relazione con Giselda Fojanesi. Lo scrittore ebbe una fama di grande seduttore anche perché egli si era sempre detto contrario ad ogni vincolo matrimoniale.

Nel 1885 Verga presentò al teatro Manzoni di Milano un dramma intitolato In portineria ma la rappresentazione non piacque. Questo fatto determinò i primi insuccessi e le prime difficoltà per lo scrittore di origini siciliane. Nel 1888 vide la luce Mastro Don-Gesualdo secondo pannello dei Ciclo dei Vinti.

Con il successo della Cavalleria Rusticana Verga ricevette una cospicua somma di denaro che gli garantì una solida situazione economica. Ritornò allora in Sicilia dove visse fino alla morte 1922 dopo essere stato nominato senatore del Regno.

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