Giacomo Leopardi | La vita

Parlare di Leopardi non è una cosa facile per me. Esistono infatti numerosi siti e testi che ne raccontano l’esistenza e la poetica, e quindi voglio solamente con queste mie parole dare un’idea di chi fosse e di cosa abbia fatto.

Incominciamo dalla sua vita allora. Possiamo dire che Leopardi portò avanti una condizione di emarginazione, ovvero la sua era una vita antiromantica del tutto diversa alla vita avventurosa di un Foscolo per esempio.

Alcuni sostengono che fosse lo stesso luogo di nascita a favorire questa emarginazione: il letterato viveva a Recanati: una cittadina tranquilla all’interno dello Stato della Chiesa.

Per diventare un grande intellettuale Leopardi non frequentò scuole prestigiose ma si affidò ad una formazione da autodidatta, resa possibile dalla ricca biblioteca del padre. Le opere in libreria si legavano al pensiero degli illuministi francesi. Le prime composizioni di Leopardi sono dunque delle copie o imitazioni poetiche di vario tipo come la tragedia o di opere storico-erudite.

Durante l’adolescenza Leopardi incominciò ad avere problemi di salute e da quel momento il poeta ancora diciassettenne visse un rapporto continuo e travagliato con il dolore; maturò la coscienza del limite che guiderà la sua poesia e il suo pensiero.

Il 1816 è l’anno in cui Leopardi passò dall’erudizione al bello. Cosa significa? Il poeta scelse di dedicarsi alla poesia avviando una personale conversione letteraria che lo porterà ad abbandonare gli studi eruditi nel 1819 e a intraprendere una via poetica fatta di sentimenti e passioni individuali. In questi anni partecipò anche al dibattito culturale relativo alla polemica classico-romantica. Leopardi dimostrava di essere fermamente convinto del suo rifiuto polemico del presente, forma di pensiero che si manifestò con il pessimismo storico secondo cui il male del mondo e dell’uomo è attribuibile all’uomo stesso e alla civiltà, non alla natura.

Dedicandosi alla poesia Leopardi scoprì nuove sfaccettature della realtà. Gli si aprì il mondo soprattutto stringendo un’importante amicizia con il letterato Pietro Giordani.

Inoltre dal 1817 Leopardi incominciò a tenere un diario che più tardi chiamerà Zibaldone di pensieri. Si allontanò anche dalle posizioni politiche reazionarie del padre componendo delle canzoni politico-civili dedicata a Vincenzo Monti.

Qualche anno dopo, per la precisione nel 1819, decise di scappare da Recanati dopo aver compiuto 21 anni, ma venne scoperto dal padre e il tentativo fallì. Questa fuga mancata gli causò un esaurimento psicofisico che gli colpì la vista. Da questo momento allora iniziò una nuova conversione: quella dal bello alla ragione e al vero. La cosiddetta conversione filosofica. Abbandonò la religione cattolica e passò ad una posizione atea a partire da un’elaborazione della filosofia greca e del sensismo settecentesco.

Leopardi incominciò allora ad elaborare un modello poetico basato sulle illusioni che per lui sono l’unico rifugio all’infelicità umana. Secondo il poeta, la gioventù, l’amore e l’immaginazione rendono tranquillo l’essere umano velando l’arido vero che lo circonda.

Questo pensiero è ben rappresentato dai sei idilli scritti tra il 1819 e il 1821: L’infinito, La ricordanza, Lo spavento notturno, La sera del dì di festa, Il sogno e La vita solitaria. Nelle canzoni il letterato italiano tematizza il dominio del vero che comporta la perdita di tutte le illusioni e la consapevolezza dell’infelicità dell’uomo nella storia. Per ora la natura è da lui concepita come qualcosa di positivo.

Nel 1822 Leopardi ottenne il permesso di recarsi a Roma ma venne deluso dalla cultura mediocre e arretrata della élite culturale della città.

Ritornato a Recanati, Leopardi pubblicò 9 canzoni e dopo di esse s’impegnò in un lavoro filosofico. Dalla prosa infatti passò alla meditazione filosofica e nel 1824 scrisse le sue prime 20 Operette Morali: brevi testi, talvolta in forma di dialogo con uno stile chiaro ed ironico.

Le operette morali rappresentano il passaggio dal pessimismo storico al pessimismo cosmico ovvero secondo l’intellettuale il dolore dell’uomo e del mondo non conosce cura, e viene procurato dalla natura che da madre amorevole si tramuta in matrigna indifferente.

Negli anni seguenti, in qualità di grande esperto di classici, Leopardi collaborò con la casa editrice Stella. Dopo il soggiorno bolognese, per problemi finanziari ed economici, dovette ritornare a Recanati. Partì alla volta di Firenze, poi si trasferì a Pisa dove terminati i lavori editoriali per Stella; egli riscoprì la poesia.

Costretto a ritornare a Recanati, che il poeta considerava sempre di più una prigione, Leopardi compone alcuni dei suoi testi più importanti come Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del villaggio Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia.

Grazie ad una generosa offerta dell’amico Pietro Colletta, Leopardi riuscì a trovare i denari sufficienti per trasferirsi a Firenze. Nella città fiorentina strinse amicizia con l’intellettuale Antonio Ranieri. Nel 1831 ci furono degli eventi importanti come la pubblicazione della prima edizione dei Canti. Durante il soggiorno fiorentino scrisse altre due operette: Il dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere Il dialogo di Tristano e di un amico. Progettò incredibilmente anche una rivista letteraria che voleva dirigere con l’amico Ranieri.

Veniamo agli ultimi anni del poeta. Su consiglio dei medici, Leopardi decise di trasferirsi a Napoli, città più adatta alla sua salute sempre più malmessa. In questi anni abbiamo una produzione letteraria napoletana. Egli scrisse infatti I pensieri, I Paralipomeni della Batracomiomachia. 

Nella sua residenza napoletana prima di morire nel 1837, scrisse i suoi ultimi canti: La ginestra Il tramonto della luna.

Se siete riusciti ad arrivare alla fine vuol dire che siete dei grandi appassionati di letteratura! Come ho detto in apertura, questo mio post rappresenta una summa della vita di Giacomo Leopardi che fu, nonostante i pochi viaggi, davvero intensa.

Nei prossimi post parlerò delle sue costanti letterarie e delle sue opere.

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