Qual è lo stato di salute del giornalismo italiano?

Ogni tanto mi piace guardare la trasmissione “Otto e mezzo” di Lilli Gruber su La7 che va in onda in un orario da divano. Rilassato mi sintonizzo su un programma che negli ultimi mesi non tratta solamente di politica ma anche di costume.

Fabrizio Rondolino

Marco Travaglio

In particolare mi ha colpito la puntata del 22 ottobre. In studio erano presenti due giornalisti: Fabrizio Rondolino e Marco Travaglio.  Ad un certo punto si sono messi a discutere sulla neutralità del giornalista. Travaglio ha infatti accusato il collega di essersi schierato con tutti i governi. Rondolino a sua volta ha accusato il direttore del “Fatto Quotidiano” di dirigere un giornale di partito.
Chi ha ragione? La mia riflessione è che non esistono opinioni oggettive. Non esistono gli oracoli.
copj170.aspLa questione però non è affatto da trascurare. giornalismo_online_mazzoccoNell’ultimo mese ho letto tre libri relativi al giornalismo e sono Giornalismo Digitale, Giornalismo Online e Il Giornalismo culturale.

Mentre l’ultimo è una sorta di trattazione storica senza concrete indicazioni per elaborare elementi culturali in un articolo; gli altri due titoli invece, entrambi di Davide Mazzocco, descrivono i cambiamenti subentrati nelle redazioni giornalistiche con l’avvento di internet.
Nei due libri l’autore sottolinea che oggi le notizie si muovono all’interno dei social ed è molto importante la credibilità della testata e del giornalista affinché un articolo venga letto. Ricordo che mentre scrivo un qualsiasi motore di ricerca sta indicizzando migliaia di articoli. E’ una vera e propria giungla in cui pochi sopravvivono.
Riflettendo sulla questione mi sono chiesto se il popolo della rete scelga di leggere una notizia in base alla qualità del testo o all’autorevolezza dell’autore. Quanti sanno riconoscere la qualità? Credo pochi.
Forse in un periodo di transizione del mondo dell’editoria in generale gli utenti della rete per ridurre i tempi di ricerca si affidano ai soliti volti scorti, magari come ho fatto io, in televisione. Scelgo un nome perché nel mio cervello si materializza la sua immagine. Conosciuti vs sconosciuti.

Tale inclinazione è la morte della curiosità.
Traendo queste conclusioni si spiega allora la grande popolarità di editorialisti come Feltri, Scanzi, Serra etc etc…
Almeno credo.

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