L’effetto dei media a BookCity. La versione di Fabio Fazio e Luca Doninelli


Se vi domandano dove si svolga BookCity 2015 non rispondete con una risata. Non tutti i milanesi sono degli appassionati di libri e di cultura. Siate indulgenti. Cercate invece di trasmettere il messaggio della kermesse: oggi più di ieri è necessario leggere. La lettura è la chiave con cui apriremo le porte del futuro.

Nel mio piccolo voglio raccontarvi il primo evento del festival letterario milanese che ho seguito per i lettori del blog.

Il 22 ottobre ho inaugurato il mio BookCity partecipando alla conferenza L’Italia raccontata dai media presso l’Università Cattolica di Milano. Ho fatto una fatica enorme a trovare un posto decente perché l’aula magna della mia università era stata presa d’assalto da studenti e cittadini. Le star dell’evento sono state Fabio Fazio , Aldo Grasso e lo scrittore Luca Doninelli.

 La discussione tra i tre si è concentrata sull’importanza dei media nella nostra società. Questi canali sono degli organismi viventi e nel tempo hanno cambiato la loro natura. Pensiamo per esempio che tipo di televisione era presente durante l’infanzia dei nostri genitori. Ai loro tempi si subiva un monopolio, noi oggi invece abbiamo Netflix.

 Fazio ha ribadito tale concetto. Secondo lui siamo immersi in una continua trasformazione e nulla muore ma viene costantemente riattualizzato. Giocare con la memoria significa mantenere vivo il ricordo. Ai presenti ha spiegato come il suo prossimo programma “Rischiatutto” rappresenti un azzardo:

Per le nuove generazioni è un programma sconosciuto ma è l’archetipo delle trasmissioni di giochi. Tutto è nato da quel programma presentato da Mike Buongiorno. E’ un format semplicissimo: si fa una domanda e il primo che risponde guadagna punti.

Fazio ha inoltre confessato che gli piacerebbe se i concorrenti all’inizio di ogni puntata consegnassero gli smartphone al conduttore.

Oggi non c’è più bisogno di ricordare. Gli smartphone ricordano per noi. Tra le nostre mani abbiamo un’enciclopedia che racchiude le risposte a tutte le nostre domande. Dobbiamo ricordarci che noi siamo quello che sappiamo se riusciamo a trasmettere la passione di qualcosa. La vita insomma va vissuta e va giocata.

Aldo Grasso ha poi chiesto a Doninelli come sia cambiato il rapporto editore-scrittore:

Con gli editori ho avuto rapporti personali. Il mio primo editore è stato Rizzoli nel 1981 e poi nei ’90 ho pubblicato il mio primo libro di narrativa. Ribadisco che anche con Garzanti ho avuto buoni rapporti. Entrambi mi davano consigli più o meno giusti. Ora la mia editor di riferimento è Elisabetta Sgarbi. Per qualche tempo ho lavorato anche io nell’editoria. Ho fatto l’editor per Garzanti che ai tempi aveva circa 500 dipendenti, oggi ne avrà sì e no 5.

Luca Doninelli ha espresso alcune riflessioni sulla figura dell’editor:

Una volta l’editor scrutava attentamente il manoscritto e andava a caccia di errori di stampa. Aiutava lo scrittore a trasformare il manoscritto in un libro e sotto l’aspetto narratologico le fatiche erano tutte sulle spalle dell’autore. Non ti stava dietro nessuno. Mentre oggi il libro che viene pubblicato è totalmente diverso dal manoscritto di partenza.

Grasso allora ha domandato sempre a Doninelli come abbia vissuto il passaggio dalla macchina da scrivere alla tastiera del computer nell’era delle mail. Lo scrittore ha risposto che da giovanissimo amava scrivere con la penna stilografica. Si identificava con quello strumento perché non avrebbe saputo far altro che scrivere.

Utilizzò per la prima volta la macchina da scrivere quando dovette stendere la tesi di laurea su Michel Foucault e non si trovò bene. Il computer invece sì: “rispetta la mia scrittura cardiaca”. Lo scrittore ha confessato che questa tipologia di scrittura ha ucciso la variantistica.

Per Fazio l’innovazione non è un ostacolo. Ha affermato che non bisogna creare un rimpianto basato su una visone egoistica della realtà. C’è dunque una differenza tra memoria e nostalgia e secondo il presentatore la televisione ha il dovere di custodire e di creare una memoria collettiva. La collettività per definirsi tale deve sviluppare un’identità che alcuni programmi tv hanno stimolato con il loro effetto durevole.

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